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Decreto ‘spandiquattrini’: 780 euro? No, solo 160

Carlo Fusaro lunedì 7 gennaio 2019
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di Carlo Fusaro

 

Il decreto spandiquattrini ovvero come i 780 euro diventano circa 160 a testa

 

Qualche nota a caldo sulla prima bozza del decreto che dovrebbe introdurre il c.d. reddito di cittadinanza (RdC) e la c.d. quota 100 per andare in pensione anticipatamente. Mi limito alla prima misura.

 

Una misura da imbonitori

Con una fondamentale premessa: che ci si preoccupi di sostenere i redditi delle famiglie più povere è cosa in sé buona e giusta; non a caso già esiste, recentemente introdotto dai governi a guida Pd, il Rei (reddito di inclusione). Quello che merita la più forte delle censure è contrabbandare per una misura universale ciò che non è cosa molto diversa da un Rei modificato, potenziato (e reso infinitamente più macchinoso), distribuendo quattrini a babbo morto e a spese di un bel po’ di tasse in più. In altre parole la malafede con la quale si sono imboniti e si cerca di continuare a imbonire tanti elettori a suon di etichette (decreto dignità, reddito di cittadinanza, manovra del popolo e sloga vari).

 

Un decreto illeggibile

Finalmente dopo un semestre di chiacchiere, l’ufficio legislativo del ministro del lavoro e delle politiche sociali Di Maio ha inviato alla presidenza del Consiglio – in bozza provvisoria – il testo del decreto «contenente disposizioni relative all’introduzione del reddito di cittadinanza e a interventi in materia pensionistica». Sono ben 27 articoli, alcuni di inusitata lunghezza (qui chi è senza colpa scagli la prima pietra, e tuttavia c’è modo e modo, ma lasciamo da parte): saranno analizzati in lungo e in largo dagli esperti di una materia assai complessa cui lasciamo volentieri campo. Cosa emerge d’emblée?

 

A) Prima di tutto non si capisce perché il ricorso ad un decreto: dov’è la necessità (se non politica)? dov’è l’urgenza (se non politica)? Dov’è l’omogeneità di materia (altrettanto necessaria in un decreto)? Domande retoriche, certo, ma ci sarà da divertirsi. E già si prefigura il consueto giochetto volto ad impedire discussioni approfondite e a garantire il sì parlamentare entro 60 giorni, certamente con la solita questione di fiducia.

 

B) Si tratta di ben 23 pagine di roba illeggibile se non agli iniziati (articolo medio una paginata; alcuni son lunghi tre pagine): anche questa purtroppo non è una novità.

 

Chi può usufruire del reddito di cittadinanza?

C) Il c.d. RdC (reddito di cittadinanza) è riconosciuto a: cittadini italiani, cittadini europei, cittadini extracomunitari con permesso UE di lungo periodo, tutti coloro che, stranieri, risiedono in Italia da 10 anni continuativamente; perciò la prima volta che la coppia Salvini/Di Maio ripete il suo mantra “noi pensiamo agli italiani, prima gli italiani, solo gli italiani” dovrebbero essere travolti da un coro di grilleschi vaffa. E’ una bufala colossale. E’ falso. Su questo alcuni dati.

 

D) Gli stranieri regolari in Italia sono circa 5,2 milioni; la popolazione residente è 60,5 milioni (2018); gli stranieri sono dunque l’8,6%; chiaro che il RdC andrà soprattutto agli italiani: e vorrei anche vedere! Ma gli europei (UE) non sono stranieri, sono pari pari (e di nuovo: vorrei vedere) come gli italiani, siamo tutti cittadini UE. Ora di quei 5,2 milioni di stranieri regolarmente residenti ben 1,5 milioni sono appunto UE (1,2 milioni di rumeni; 100mila polacchi, 60mila bulgari, 37mila tedeschi, 30mila francesi, 23mila spagnoli, circa 100mila degli altri paesi UE), tutti potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza anche se residenti da 1 giorno.

 

E) Sono poi inclusi tutti i cittadini di paesi per i quali c’è reciprocità; non so quali e quanti siano (forse UK dopo Brexit, forse Svizzera, Norvegia… certo non tanti). Ma sono inclusi anche tutti gli extracomunitari lungoresidenti (oltre 10 anni). Qui bisogna capire bene: perché in base a norme UE i lungoresidenti oltre i 5 anni ricevono un permesso europeo (valido per tutta UE) e non è del tutto chiaro come saranno considerati. Ora io non ho idea né ho trovato il numero degli stranieri residenti regolarmente da oltre 5 o 10 anni (leggo oggi 259.000): il punto è che anche loro avranno – giustamente – diritto al RdC, se ne avranno i requisiti. Sintesi: la affermazione propagandistica che il RdC è legato solo o quasi solo alla cittadinanza italiana come il nome suggerisce è una balla solenne. O una menzogna, chiamatela come volete: e se si tiene conto che facilmente molti immigrati e loro famiglie, pur lavorando, tendono ad avere redditi medi più bassi dei non extracomunitari e degli italiani, non ci sarà da stupirsi se a beneficiare del RdC saranno ben più dell’8%.

 

Ma non è… un reddito di cittadinanza…

F) Ma il RdC non è per nulla di cittadinanza neanche nel senso lato del termine: non è affatto ciò di cui si parla molto nel mondo (con rarissime sperimentazioni) cioè il c.d. universal basic income: un qualcosa che si dà a ciascuna persona per il solo fatto di esistere (o essere residente o cittadino o altro). Spetta di fatto ai nuclei familiari (certo: anche se fatti di una persona sola) e a tutta una serie di condizioni e con un’infinita serie di varianti. L’opposto nel bene e nel male di una misura universale. Un tanto ai single, un tanto in più per figlio ma con un tetto (massimo 2,1 volte la base), un tanto per chi ha casa in affitto, un tanto per chi ha casa con su il mutuo, etc.

 

G) Non basta, il RdC è suscettibile di diventare un incentivo alle imprese per assumere (e questo è uno dei pochi aspetti positivi: tutt’altro che una novità che poteva essere re-introdotta o confermata in via generalizzata, volendo, senza tanta confusione). Infatti fino a una concorrenza di 18 mesi il RdC verrebbe devoluto all’azienda che assume a tempo indeterminato un beneficiario (del RdC).
Quindi la vera differenza col passato (col famigerato governo Renzi, tanto per fare un esempio) è che qui l’incentivo andrebbe a privilegiare chi dovrebbe essere sotto certi livelli di povertà in base alla macchina del RdC (il che però sarà anche un incentivo in più a fare domanda e carte false per averlo).

 

Estensione e valore della misura

H) Secondo i dati del Governo, il beneficio toccherebbe a circa 1,4 milioni di nuclei familiari (la famosa cifra di 5 milioni di beneficiari scende in realtà a 4,5 milioni di persone, considerando beneficiari i componenti di tutti i nuclei, ma i RdC restano i 1,4 milioni. “Daremo il reddito di cittadinanza a 5 milioni di italiani”: falso numero uno, no: anche a un bel po’ di stranieri; falso numero due, no: lo date a 1,4 milioni che se lo dividano con altri 3 milioni che vivono con loro!

 

I) Il beneficio base è di 500 euro, che diventano 780 o 650 se si ha una casa in affitto o si vive nella propria con mutuo; c’è qualche euro in più a componente del nucleo, ma non si sale oltre i 1100 anche se in famiglia si è in dieci (c’è un tetto). Quindi è falso anche l’annuncio ossessivamente ripetuto che si daranno 780 euro a testa: non sono a testa, ma a nucleo (salvo piccoli aumenti) e non sono 780 €, ma meno per chi una casetta ce l’ha. Cioè è tanto vero che, secondo il Governo, non secondo me…

 

L) …il beneficio medio per nucleo (calcolo ministeriale) è 500/00 euro, tenuto conto di tutto; ora, siccome, sempre secondo i calcoli del ministero, il nucleo medio è di 3,1 persone, la media a persona (non a nucleo) scende a 160 € mese: ripeto centosessanta euro!

 

Perle finali

M) Il RdC (i 500 € per nucleo, i 160 € pro capite) potrà essere rimodulato in giù e per l’anno in corso con decreto interministeriale se – fatte le stime al momento opportuno – si scoprirà che la misura rischia di costare di più. Ciò naturalmente è una garanzia per il deficit e il debito pubblici, ma è un’autentica barbarie per quelli cui il RdC viene riconosciuto e in teoria promesso: gli si comincia a dare, metti, 350 euro al mese, e poi magari, a dicembre, non gli si dà nulla perché vanno recuperati 30 o 40 euro al mese retroattivi per far tornare i conti.

 

N) Dulcis in fundo, all’art. 24 del futuro decreto si reintroducono al posto della presidenza unica i consigli di amministrazione sia all’INPS sia all’INAIL: siamo così alla ri-moltiplicazione delle poltrone. Abbiamo passato un decennio a ridurle a tutti i livelli amministrativi e di imprese pubbliche (e giustamente): ora si inverte la rotta tanta è la caccia a posti da lottizzare. En passant si fan fuori anche i due presidenti attuali di INPS e INAIL… (ma Boeri è comunque in scadenza; e poi essersi prestato al famoso ricalcolo dei vitalizi non poteva bastare a fronte dei moniti contro quota 100).

 

 

Già professore ordinario di Diritto elettorale e parlamentare
nell’Università di Firenze e già direttore del Dipartimento di diritto
pubblico. Ha insegnato nell’Università di Pisa ed è stato “visiting
professor” presso le università di Brema, Hiroshima e University College
London. Presidente di Intercultura ONLUS dal 2004 al 2007, trustee di
AFS IP dal 2007 al 2013; presidente della corte costituzionale di San
Marino dal 2014 al 2016; deputato al Parlamento italiano per il Partito
repubblicano (1983-1984).

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