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Il Decreto Salvini? Più illegalità, meno sicurezza

Lia Quartapelle martedì 2 ottobre 2018
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di Lia Quartapelle

 

Penso che il decreto Salvini sia molto negativo perché crea più immigrati irregolari senza fare in modo che le regole esistenti siano rispettate.

Il punto centrale del decreto è che viene abolita la protezione umanitaria, cioè un sistema per accogliere chi scappa da situazioni intollerabili nel proprio paese. Siccome circa il 25% di chi entra in Italia chiedendo asilo ottiene un permesso per protezione umanitaria, Salvini ci fa credere che togliendo il permesso queste persone spariranno.
Non è così. Spariranno dalle statistiche del ministero, ma non dall’Italia.

Nei prossimi due anni, secondo stime dell’ISPI, in Italia devono essere rinnovate 39mila domande di protezione umanitaria a persone che sono già qui. Cosa succederà a queste persone, ora che non esiste più il permesso con cui risiedono in Italia legalmente?
Ai ritmi attuali solo 6mila di loro saranno rimpatriati, mentre gli altri 33mila resteranno in Italia illegalmente.

Sempre secondo stime Ispi, nei prossimi due anni avrebbero dovuto essere concessi circa 33mila permessi per protezione umanitaria. Ora che non sarà possibile farlo, anche queste persone resteranno in Italia illegalmente (anche perché dei 500mila rimpatri promessi da Salvini in campagna elettorale non se ne vede l’ombra).

Il decreto crea più illegalità e meno sicurezza per tutti.
Salvini pensa che basti la faccia cattiva, quando invece sul tema migrazione serve un sistema ordinato, che:

  • contrasti l’illegalità in tutte le sue forme (dal traffico di persone al lavoro nero);
  • garantisca diritti e doveri per chi ha diritto all’asilo;

    pianifichi in modo ordinato gli ingressi legali di chi vuole venire a lavorare;

  • favorisca la convivenza aiutando sindaci, forze dell’ordine, scuole, associazioni a creare situazioni di incontro e a mantenere il decoro delle nostre città.

 

P.s. un dettaglio non da poco. Il presidente Conte aveva promesso che nel decreto Salvini si sarebbero trovate le risorse economiche per le periferie, cioè quelle aree delle città dove l’incontro tra italiani e stranieri è più problematico. Ovviamente non c’è traccia di risorse per le periferie nel decreto. Anche in questo c’è la differenza tra loro e noi.
Tra chi specula sui problemi e chi invece cerca soluzioni per evitare conflitti. E a proposito, mi chiedo con che faccia, dopo questo decreto, il presidente dalla Camera Fico farà un’altra passerella in un centro di accoglienza per rifugiati.

Deputato del Partito democratico, eletta a Milano. Già segretario della Commissione Esteri della Camera nel corso della scorsa legislatura. Fa parte della presidenza di Libertà Eguale ed è ricercatrice presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Insegna presso il corso di Politiche per lo sviluppo dell’Università di Pavia.

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