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Il grande torto che la scuola fa ai più poveri

Pietro Ichino giovedì 9 Giugno 2022
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di Pietro Ichino*

 

Il degrado diffuso della lingua italiana conseguente al degrado del suo insegnamento agli adolescenti produce un allargamento delle disuguaglianze economiche e sociali

 

Non è un lapsus sfuggito nel corpo dell’articolo: compare – martedì 24 maggio – ben evidenziato nella fascia giallo-blu con cui si aprono le pagine interne di Repubblica in onore alla resistenza del popolo ucraino. Tema: il sussidio che l’Agenzia per il Lavoro tedesca erogherà ai profughi ucraini disoccupati.

Il beneficio è condizionato all’ottenimento del permesso di soggiorno, ma il concetto viene espresso così: “Prerogativa sarà avere un permesso di soggiorno”. Il redattore cui è affidata una delle pagine centrali di uno dei nostri due quotidiani italiani maggiori, dunque, non conosce il significato della parola “prerogativa” che confonde con “presupposto”, o “requisito”. E nessun altro in redazione se ne accorge.

Al basso grado di conoscenza della lingua italiana delle nuove leve di giornalisti (anche della Rai) ormai ci stiamo abituando: oggi è normale incontrare sui nostri giornali il verbo “paventare” usato al posto di “prevedere”, il participio “inerente” come voce di un verbo transitivo, o l’aggettivo “reticente” per significare “riluttante”.

È il risultato di una scuola media – inferiore e superiore – che ha abdicato alla propria funzione: i ragazzi privi di genitori che conoscano l’italiano restano ignari della differenza tra “prerogativa” e “requisito”. Restano, conseguentemente, menomati nella capacità non solo di esprimersi, ma anche di leggere e capire.

E questo – don Lorenzo Milani insegna – è il torto peggiore che una società può fare alla parte più povera e debole dei propri cittadini. Un torto cui le forze politiche che hanno a cuore la giustizia sociale dovrebbero reagire esigendo controlli rigorosi sull’efficienza e l’efficacia della scuola pubblica, ponendo il diritto dei ragazzi all’apprendimento al primo posto.

Sinistra e sindacato, invece, pongono al primo posto l’inamovibilità dei professori, la loro protezione contro lo stress del controllo sull’efficacia del loro insegnamento. Così nelle nostre scuole è normale che un’intera classe sia privata dell’italiano solo perché l’insegnante non sa insegnarlo, o egli stesso lo conosce male.

 

*Editoriale telegrafico per la Nwsl n. 567, 30 maggio 2022 – In argomento v. anche il mio editoriale telegrafico del 6 dicembre 2021, Se la nostra lingua a scuola non si insegna più

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