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In un mondo tragico e surreale, l’Europa è il futuro (e meno male che c’è la Nato)

Alberto Colombelli giovedì 17 Marzo 2022
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di Alberto Colombelli

Un mondo surreale in cui il Consiglio di sicurezza dellONU si riunisce non per discutere dellaggressione in corso ma per rispondere ad unistanza della Russia contro potenziali minacce contro di lei con armi chimiche da parte dellUcraina, in cui c’è chi non riesce a distinguere tra aggressore e aggredito, in cui c’è chi anche da noi critica sempre e ancora lEuropa.

Di fronte a questo mi fermo e innanzitutto dico che sono sempre meglio quelli che sono disposti a sedersi per mediare e fare anche piccoli passi, stando sulle soluzioni e non sul problema, ottenendo anche solo una parte del risultato che porta allobiettivo verso un mondo migliore, rispetto a quelli che non si siedono proprio.

Poi dico anche che purtroppo si vedono ancora oggi che vengono valutati negativamente da qualcuno anche incontri europei che segnano dei progressi inimmaginabili fino a poco fa, e che invece sono storici.

Non c’è nessun interruttore che permette di attivare subito tutto, ma negoziati che passo dopo passo cambiano la Storia perché tracciano una direzione e creano con coraggio una visione che apre al futuro.

Ecco criticare senza alcun spirito costruttivo o quantomeno con eccessive posizioni di diffidenza – che equivale a dire che tanto è sempre tutto come al solito, che sono tutti uguali e che non si riesce a realizzare mai nulla – costituisce proprio il presupposto che crea situazioni come quella drammatica in cui stiamo vivendo.

Di conseguenza, è un atteggiamento che non può essere accettato.

Tanto meno false narrazioni, che non devono più essere ammesse.

In passato si è concesso troppo e siamo giunti progressivamente fin qui.

Chi lavora solo per distruggere – direi, scientificamente distruggere – costruendo consenso andando contro tutti quei nostri ideali e valori europei che ci hanno permesso più di settantanni di pace, non deve essere minimamente assecondato ma fermato senza esitazione sul nascere.

Un nostro impegno in tal senso già contribuisce al progresso, e per questo deve essere per noi prioritario e intransigente.

In queste settimane, soprattutto all’avvio dell’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, si è sentito anche dire che questa assertività russa derivava dalla debolezza dell’Occidente.

Dalla precipitosa ritirata degli Stati Uniti d’America dall’Afghanistan al vuoto di leadership lasciato dalla fine del mandato di Angela Merkel in Germania, fino alla campagna per le presidenziali in corso per Emmanuel Macron in Francia, senza contare la perdurante situazione di debolezza politica italiana che coinvolge inevitabilmente alla fine anche il Governo Draghi.

Così come si è altresì fatta spazio l’idea che l’allargamento di NATO e Unione europea fino ai confini della Russia, accogliendo progressivamente paesi dell’ex Patto di Varsavia che ne richiedevano liberamente l’adesione, sia stato un errore strategico che ora si paga.

Su questo ultimo punto sono note le rivendicazioni da parte di Putin sin dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera del 2007, in cui esprimeva chiaramente dal suo punto di vista i rischi che ne sarebbero derivati per l’equilibrio mondiale, ma da lì ad arrivare fino al punto di farne un alibi per la sanguinaria e brutale invasione dellUcraina da parte del Presidente russo il passo appare decisamente lungo.

E poi, se sicuramente l’uscita di scena americana in Afghanistan, nelle sue modalità e tempistiche, ha evidenziato rilevanti criticità che si sono riflesse inevitabilmente con responsabilità anche su quel martoriato Paese e sul suo popolo, sull’Unione europea la riflessione deve necessariamente essere diversa.

È stata semmai la crescente forza e non la debolezza dell’Unione europea a far generare nel Presidente russo il timore di una sua sempre maggiore rilevanza e quindi, nella sua logica, la ferma determinazione a frenarne l’influenza.

“LEuropa è il futuro”, così scriveva Andrew Moravcsik nel settembre 2020 per Foreign Policy, autorevole rivista americana di relazioni internazionali.

Affermazione forte e rilevante in un contesto internazionale in cui si riscontrano sempre più diffuse ed evidenti minacce a cui multilateralismo, democrazie liberali e stato di diritto sono soggetti, per effetto di sempre più diffuse e dichiarate ambizioni di affermare proprie egemonie globali o regionali da parte di paesi illiberali o oggi con governi dichiaratamente ripiegati su una posizione di esclusiva affermazione dei propri interessi nazionalistici.

In questo scenario proprio lUnione europea uscita dalle elezioni europee del 26 maggio 2019, ricordiamolo ancora una volta, respingendo un attacco sovranista e populista senza precedenti, rappresenta ora la più grande innovazione politica capace di riaprire scenari di speranza verso un mondo in cui la difesa di democrazia liberale e stato di diritto possano permetterci di continuare a tenere accesa, insieme, la speranza nel nostro futuro.

Questo perlomeno agli occhi del mondo, se non ancora – con grave colpa – pienamente ai nostri.

Un’Unione europea che, pur tra le sue non nascoste difficoltà derivanti principalmente dal suo sistema di governance che necessita senz’altro di un’aggiornata rivisitazione, già rappresenta comunque da tempo un modello di riferimento in quanto unica autorità a livello internazionale in grado di dettare le norme che guidano i comportamenti più virtuosi della vita economica mondiale, capace di costruire regole che vengono progressivamente recepite dentro ma anche fuori il suo perimetro.

Un’Unione europea che proprio nella difficile e inattesa prova della pandemia ha saputo trovare la propria compattezza nell’approvare un piano strategico come il Next Generation EU che, non solo in termini di dimensioni ma soprattutto in quelli di prospettiva, rappresenta una svolta storica per il nostro continente, capace di convergere su obiettivi comuni di transizione energetica e digitale unite a solidarietà e coesione territoriale.

Un’Unione europea che soprattutto viene riconosciuta rappresentare quellinsieme di ideali e valori che, associati a prosperità economica, continuano sempre più, senza precedenti nella Storia, a liberamente e progressivamente attrarre paesi e popoli che escono da drammatici passati politici e antidemocratici nei quali con tutte le loro forze non vogliono più precipitare.

E lo scenario di questi giorni ne è la più evidente assoluta conferma.

Così come allo stesso tempo sempre la drammatica cronaca di questi giorni ci dimostra, la NATO non si è estesa troppo nel perimetro dell’Europa orientale ma adeguatamente per proteggerci, quanto al momento nemmeno sappiamo se basta, dalle mire aggressive e antidemocratiche di regimi illiberali e contrari allo stato diritto.

Se i confini della NATO fossero stati diversi queste inevitabilmente oggi avrebbero raggiunto coordinate geografiche ben più vicine alle nostre.

E addirittura se fossero già stati più ampi anche la stessa Ucraina e il suo popolo ne sarebbero stati risparmiati.

Soffriamo tutti molto questa drammatica e angosciante situazione, in giorni assolutamente tragici che tanti di noi questa volta vivono anche nelle proprie case a diretto contatto con cittadine e cittadini ucraini con cui condividono le proprie giornate.

Ogni soluzione possibile appare estremamente complessa e ad alto rischio.

E per ora gli strumenti della diplomazia tentati non stanno trovando spiragli nellinvasore.

Questo decisamente fa male.

Ma mai come oggi ci si deve sentire europei.

Con conseguente nostra responsabilità – ora più che mai – di prenderne finalmente piena definitiva consapevolezza, agendo fino in fondo, davvero stavolta, da figli costruttori dei Padri fondatori dellUnione europea.

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