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Jacques Delors, socialista cattolico, architetto dell’Unione europea

Rosario Sapienza mercoledì 3 Gennaio 2024
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di Rosario Sapienza

 

Lo scorso 27 dicembre è mancato Jacques Delors, indimenticato e indimenticabile presidente della Commissione europea dal 1985 al 1995.

Così egli viene ricordato e certamente le Comunità europee e l’Unione europea furono grandemente influenzate dalla sua visione e dalla sua infaticabile opera di europeista convinto e molto gli debbono.

Di ciò molti hanno scritto e detto nell’occasione triste della sua scomparsa.

Meno si scrive e si dice invece della visione politica e sociale dell’uomo, saldamente radicata nella sua adesione ai principi del cristianesimo sociale.

Non tutti forse sanno infatti che Jacques Delors si situa di diritto all’interno della grande stagione del personalismo cristiano francese. Una stagione alla quale la politica europea deve molto indubbiamente, anche se di ciò non si è ancora pienamente presa coscienza.

Egli fece infatti parte, a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, del movimento La Vie Nouvelle, una organizzazione per la formazione sociale e politica promossa nell’ambito del movimento scoutistico cattolico, e ne diresse fino al 1965 la rivista dal titolo Citoyens 60.

Entrato poi nel laicissimo Partito Socialista francese, non nascose mai però la sua convinta adesione alla fede cattolica e ai principi del cristianesimo sociale, cui sempre ispirò la sua azione politica.

Eletto al Parlamento europeo nel 1979, prima storica elezione a suffragio universale diretto, si dimise nel 1981 per divenire ministro dell’economia e della finanza nel governo francese, incarico che tenne fino al 1984, quando venne nominato commissario europeo.

Si disse allora che lo stesso presidente Mitterand lo avrebbe destinato a quell’incarico dato che molti avrebbero visto bene Delors a capo del governo francese.

Indubbiamente, allora (e forse ancor oggi) un incarico nelle istituzioni europee appariva meno prestigioso del governo nazionale.

Ma Delors, nominato presidente della Commissione europea nel 1985, mostrò con i fatti che anche lì si poteva fare della buona politica e non solo amministrazione e burocrazia.

La stagione politica riservava indubbiamente grandi opportunità.

Prima fra tutte quella della riunificazione delle due Germanie e delle conseguenze che questo importante risultato ebbe per l’architettura istituzionale europea: la creazione dell’Unione europea prima e l’introduzione dell’euro poi.

Due grandi riforme nel processo di integrazione europea, entrambe volute e preparate dalla commissione Delors, anche se per l’euro si sarebbe dovuto attendere ancora qualche anno.

Non sempre si ricorda poi che fu Delors a lanciare un’altra grande realizzazione europea, ossia la politica europea di coesione che, creata con l’Atto Unico Europeo del 1987 sulla base della preesistente politica regionale europea, sarebbe stata destinata, già con le prime riforme dei Fondi strutturali europei del 1988 e del 1993, a divenire presidio e strumento di una politica di solidarietà capace di accompagnare e rendere socialmente accettabile la realizzazione del mercato unico europeo.

Ci si potrebbe a lungo intrattenere ancora. Ma credo che quanto abbiamo detto basti a restituire l’immagine autentica dell’uomo e del politico.: una Unione europea incamminata, pur tra mille difficoltà e resistenze, verso esiti federali o quantomeno confederali; una moneta unica che ha fatto di questa Unione qualcosa di sempre più simile a un unico territorio; una politica di coesione che ha messo le basi per una Europa autenticamente solidale.

Di tutto ciò dobbiamo essergli grati. Ad ognuno di noi, ciascuno nel suo ambito, rimane il compito di operare perché queste realizzazioni, che a lui dobbiamo, segnino costanti progressi nella costruzione di una Europa autenticamente unita.

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