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La frottola M5S del taglio stipendi ai parlamentari

Natale Forlani mercoledì 19 Giugno 2019
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di Natale Forlani

 

Piccolo racconto tratto dal manuale dei moralisti di professione

 

“Il primo provvedimento che faremo sarà il taglio dei vitalizi, delle pensioni d’oro, e degli stipendi dei parlamentari”, promettevano in campagna elettorale. I termini erano perentori, persino nelle scadenze orarie (sarebbero bastati 20 minuti del primo Consiglio dei Ministri), con allegate stime iperboliche dei risparmi ottenuti da destinare agli interventi per “la povera gente”.

Ebbene, i nostri sono stati di parola. C’è voluto un po’ di tempo in più, ma i maledetti vitalizi, soprattutto quelli delle vedove degli ex parlamentari, e i pensionati d’oro che “si dovevano vergognare” per aver versato fior di contributi, alla fine hanno pagato dazio. L’incasso non è granché, in parte già vanificato per i vitalizi perché la Commissione parlamentare d’appello ne ha congelato gli effetti per via dei ricorsi. Quanto alle pensioni d’oro, visto il gettito modesto, han pensato bene di bloccare parzialmente la rivalutazione di quelle superiori ai 1500 euro lordi, ricalcando le orme dei famigerati governi precedenti.

E il taglio degli stipendi dei parlamentari? Il mitico Gigetto l’aveva sparata grossa “massimo 4000 euro al mese”. Forse si poteva essere più tolleranti, ma il buon esempio comunque lo si doveva dare. Invece il provvedimento è sparito dal calendario. Nei prossimi tre mesi… entro la fine dell’anno… e adesso non si sa nemmeno di quale anno. Tanto per mantenere l’argomento in auge per le campagne elettorali.

Eppure era il provvedimento più semplice. Non serviva una legge, bastava un provvedimento assunto direttamente dalle camere. Tipo quello adottato per i vitalizi degli ex parlamentari. Bastavano tre righe in più e, per giunta, non sussisteva nemmeno l’impedimento dei diritti costituiti, perché avrebbero riguardato gli stipendi futuri degli stessi parlamentari! Appunto, riguardava loro e non gli altri!

Adesso le emergenze sono cambiate. No, non si tratta della crisi economica. Per i parlamentari Cinquestelle, l’emergenza riguarda cosa può capitare loro nel caso di elezioni anticipate. Indovinate le conclusioni: mantenere lo scranno per più tempo possibile e con lo stipendio più alto possibile.

Altrimenti, per buona parte di loro, reddito di cittadinanza. Anche se formalmente servirebbe un emendamento alla legge che deve autorizzare l’assenza di residenza alla voce “scappati di casa”.

Diffidare sempre dei moralisti. Si riconoscono da pochi indizi, non hanno grandi curriculum professionali, sono alla ricerca permanente di colpevoli, si autoproclamano portatori del bene e, in quanto tali, si ritengono esenti da ogni possibile critica.

Ad essere onesti… in questo i pentastellati primeggiano, ma sono stati preceduti da cattivissimi maestri.

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1 Commenti

  1. Marcello Sassoli giovedì 20 Giugno 2019

    Non per fare il difensore dei 5 Stelle, ma non sono d’accordo per quanto scrivi. E’ comunque una tendenza di cambiamento. Mi dirai che è poco. No, non è poco, è pochissimo, pero’ è un segnale. Ti pare poco? E’ un segnale di sinistra! E quando guidi non guardi i segnali? Ti indicano un cammino e questo è tale.

    Rispondi

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