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La transizione ecologica non si fa con i giudici

Umberto Minopoli lunedì 10 Maggio 2021
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di Umberto Minopoli

I tagli alle emissioni stabiliti al 2030 sono insufficienti ad impedire che le acque del Mare del Nord si alzino e sommergano, nel 2050, l’isola di Pellworm e la fattoria del signor Backsen con le sue 100 pecore. Questa l’incredibile sentenza del Tribunale Costituzionale Tedesco (Karlsruhe) che ha condannato il governo tedesco a cambiare la sua legge sul clima e ad imporre tagli più pesanti alle emissioni.

Chi stabilisce l’entità “giusta” e sufficiente di questi tagli? Un giudice, ovviamente. Chi stabilisce l’anno esatto in cui l’Artico sommergerà Pellworm? Un giudice, ovviamente. Chi ha stabilito che l’unica difesa contro lo scioglimento dei ghiacciai dell’Artico e i pericoli di sommersione siano i tagli alla CO2 e non anche “altre” misure di adattamento? Sempre un giudice, ovviamente.

In questa sentenza, che potrebbe fare scuola, tutto ciò che concepiamo come “diritto” è calpestato: non c’è un corpo del reato (Pellworm è ancora viva e vegeta); non solo non c’è la prova del delitto, ma non c’è l’arma della colpevolezza: chi dice che con questo o quel taglio di emissioni i ghiacciai dell’Artico smettano, di colpo, di sciogliersi? Sono previsioni alla portata di un Dio, non di comuni mortali. Neppure degli scienziati. Figuriamoci dei giudici di Karlsruhe.

La politica climatica in Europa, con questa sentenza, deborda oltre i limiti della razionalità. Che è però l’unica arma che abbiamo sul clima. Il 2030 e il 2050 come tappe della decarbonizzazione non li ha stabiliti la scienza. Come, invece, si fa credere (in base al verbo di Greta Thunberg). Che pretende di dettarci l’ora esatta della fine del mondo. La scienza climatica, sulla base di modelli previsionali ipotetici dice solo che “continuando con i ritmi attuali di emissione”, entro la fine di questo secolo, le temperature potrebbero salire dello 0,5 gradi e portarsi sul 2% di aumento rispetto ai gradi di un secolo e mazzo fa. Questo dicono gli scienziati.

Da questa previsione (non certezza) la scienza invita i governi, per il principio di precauzione, ad “adattarsi” a tali previsioni, a prendere le misure, nei loro poteri, per “mitigare” l’aumento delle temperature “previsto”. Due cose, però, i giudici tedeschi dimenticano: che i tagli alle emissioni devono equilibrarsi con la altrettanto condizione necessaria dello sviluppo economico e sociale; che le misure di “mitigazione” climatica non sono (per gli scienziati ed esperti del clima) solo il taglio delle emissioni serra. Anzi. Servono anche ben altre misure: cambi nelle tecnologie e nella tipologia della produzione e dei consumi energetici; cambi nei carburanti per la mobilità; cambi nella qualità dell’agricoltura e dell’uso del suolo; le riforestazioni ecc.

Potremmo decidere di azzerare domattina le emissioni: senza queste altre misure sarebbe solo inutile e più dannoso dell’aumento delle temperature. Si morirebbe per fame. Per questo è sbagliato l’estremismo sulle emissioni. La transizione ecologica non e’ fatta solo di tagli alle emissioni. E, dal punto di vista scientifico, nessuno può stabilire le date esatte in cui, d’incanto, avviene la transizione e la “salvezza” del mondo: il 2030 e il 2050 sono obiettivi-valore (si chiamano così) dei governi. Stabiliti dalla politica. Non dalla scienza.

Servono ai governi per darsi un criterio orientativo, un impegno cogente nello sforzo della mitigazione climatica. Il massimo tribunale della Germania ha trasformato quelle date in un vincolo giudiziario. Con quale presunzione? Solo un Dio potrebbe averla. E stabilire in quale anno esatto avverrà la catastrofe climatica. E quali sono i livelli di emissione che, in questo o quell’anno, invertiranno le tendenze delle temperature. Si chiama divinazione. Arte autoattribuita a Greta Thunberg e ai giudici di Karlsruhe.

Se si seguissero i giudici tedeschi, gli abitanti di Pellworm morirebbero per fame, molto prima di morire per annegamento. E dovremmo sempre sperare, inoltre, che i popoli ancora “poveri” del mondo seguissero le intimazioni dei giudici tedeschi e smettessero, anche loro, di colpo di emettere CO2. Cioè di rinunciare a svilupparsi. C’è chi dubita che sia questa la vera catastrofe cui porterebbe l’ideologia gretista dei giudici di Karlsruhe?

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