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La Valle dei Caduti senza Franco

Redazione giovedì 24 Ottobre 2019
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di Ramón Jauregui e Carlos Garcia de Andoin

 

L’esumazione di Franco dalla Basilica della Valle dei caduti era una condizione necessaria per il cambiamento di significato di quel luogo convertito in mausoleo al dittatore che, inizialmente, era stato concepito per perpetuare, sotto il canone nazionale-cattolico, la memoria dei Caduti della parte nazionalista.

Gli esperti, che avevamo convocato per preparare un Rapporto che avrebbe permesso di trasformarlo in un Memoriale delle Vittime della Guerra Civile e in uno spazio di memoria riconciliato, stabilirono che nulla poteva essere fatto se il dittatore fosse rimasto il centro simbolico della Basilica. Sarebbe stato impossibile costruire un Memoriale per tutte le vittime nello stesso posto in cui è stato onorato il carnefice di migliaia di loro. Dal 2011 le forze politiche si sono posizionate a favore delle conclusioni del Rapporto fino a quando nel 2017 la Camera dei deputati a larga maggioranza, con l’astensione del Partito popolare, ha raccomandato l’esumazione e ha sostenuto le conclusioni degli esperti. La stessa Chiesa vedeva di buon occhio il Rapporto. Da lì era necessario un governo con determinazione, quello di Sanchez, che scelse correttamente una procedura di garanzia. Infine, la Corte Suprema ha determinato in via definitiva la volontà dello Stato democratico e della legge espressa dai suoi tre poteri.

Franco è stato riesumato e le sue spoglie riposano nel cimitero di El Pardo. Si è posto così fine a un’anomalia storica e ad un’ingiusta offesa alle vittime della dittatura di Franco. La democrazia spagnola non meritava quella sfocatura nella sua immagine internazionale. Il processo è stato lungo e complesso a causa dell’opposizione della famiglia e dell’atteggiamento melodrammatico dei monaci che hanno dimostrato l’assoluta incompatibilità con una valle trasformata. Se la loro missione era di prendersi cura della tomba, ora senza di essa, rimangono senza motivo.

Cosa fare ora con la Valle? Alcuni raccomandano la sua distruzione. Dimenticano che nei colombari della basilica si trovano i resti registrati di 33.847 persone vittime della guerra e della successiva repressione di Franco. Tra questi vi sono migliaia di persone che sono state fucilate alle mura dei cimiteri di molte delle nostre città, sepolte in fosse comuni fuori dalle mura e successivamente trasferite nelle cripte della Valle dal 1959.

Un tale oltraggio ci farebbe anche perdere l’opportunità di trasformare quel posto nel Memoriale e in omaggio alle vittime della nostra guerra, a tutte le vittime. Non c’è altro posto in Spagna come quello, in cui poter simboleggiare sia l’orrore di quella che era la dittatura e la guerra civile sia il perdono collettivo della transizione e l’abbraccio della riconciliazione che ci hanno permesso di superare quel trauma e costruire i migliori quaranta anni di convivenza democratica e progresso sociale nella nostra storia. Ma per questo è necessario agire nella Valle, ridarle nuovo significato, trasformarlo in un luogo di tutti, ottenendo che gli spagnoli che non l’hanno mai visitata perché quello che era, ora abbiano motivi per andare a ricordare l’orrore della nostra guerra e rendere omaggio alle loro vittime.

Questo è quello che hanno proposto gli esperti. Cosa resta da fare? Non poco. Seguendo le loro raccomandazioni, la prima cosa è nobilitare la situazione dei resti e dei colombari. Nell’ambito di questa azione, che richiede una ricerca documentale parallela e la creazione di una grande banca del DNA, è necessario soddisfare le richieste di coloro che vogliono recuperare i resti dei loro parenti sepolti lì, molti, senza conoscenza o consenso. Sfortunatamente ciò non sarà possibile per tutti. Le condizioni in cui si trovano alcuni colombari rendono l’identificazione difficile, impossibile. Tuttavia, ci sono cripte e colombari meglio conservati in cui la mancanza di volontà politica non dovrebbe essere un ostacolo alla loro identificazione e successiva esumazione.

Il secondo compito è quello di costruire un grande monumento commemorativo. Nella spianata centrale della Valle deve essere costruito un grande e bellissimo monumento alle vittime. Una grande opera artistica in cui i nomi dei sepolti possono essere scolpiti nella pietra, accompagnati da elementi di espressione di solidarietà e rispetto da parte dei visitatori (incensiere, fiori, firme, ecc.). Qualcosa di simile ai grandi monumenti del mondo alle vittime di guerre o grandi tragedie (Washington, Berlino, ecc.). Un grande concorso internazionale potrebbe essere indetto cercando l’interesse dei migliori architetti del mondo.

Infine, negli edifici ora gestiti dai monaci, sarebbe possibile individuare un grande museo in cui diverse mostre sulla guerra civile, la costruzione della Valle, realizzata da avversari del regime di Franco in regime di detenzione, l’arte dell’esilio, ecc. Tutto l’insieme dovrebbe diventare un grande centro di interpretazione con funzioni didattiche e di ricerca. Tutte queste azioni richiederebbero che a questo posto cambiassimo anche il nome con la parola Memoriale nella sua intestazione.

Questo è un compito lungo e forse costoso, ma ne vale la pena. Per la dignità della nostra memoria e per il prestigio del paese. Non importa che duri tre o quattro anni o più. Deve essere fatto con criteri tecnici e professionali di altissimo livello. Forse, per questo motivo, dovrebbe essere il Patrimonio dello Stato ad essere responsabile della sua gestione. Allo stesso modo, il regime giuridico dell’insieme deve essere adattato e trasformato in base alla sua nuova funzione. Ultimo ma non meno importante, dovremmo farlo per consenso di tutte le parti. Onoriamo così lo spirito della Transizione. Si tratta del fatto che la memoria, in questo luogo, invece di provocarci a una divisione, sia motivo di unione civica.

 

Relazione della Commssione del 2011

 

Ramón Jauregui, Ministro della Presidenza del Consiglio nel 2011, ha commissionato il Rapporto del Comitato di esperti sul futuro della Valle dei Caduti.

Carlos Garcia de Andoin, in qualità di vicedirettore e segretario dello stesso, è stato il promotore del lavoro.

 

(traduzione a cura di Stefano Ceccanti)

 

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