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Né Lega né M5s: il Pd contro tutti i sovranisti

Dario Parrini sabato 22 dicembre 2018
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di Dario Parrini

 

Molti di loro si ostinano a non ammetterlo, ma in realtà un bel po’ degli esponenti del Pd puntano strategicamente a un’alleanza con il M5S. Cerco di riassumere imparzialmente ciò che pensano questi miei compagni di partito:

Lega e M5S non sono ugualmente pericolosi, la Lega è decisamente peggio. Il governo Lega-M5S è nato per colpa di chi, nel Pd, ha detto no a un’alleanza con il M5S. Se il Pd avesse detto sì, non avrebbe spinto Di Maio nelle braccia di Salvini, e avrebbe evitato che quel governo nascesse, facendo il bene del Paese.

Quindi oggi il primo dovere del Pd è spezzare l’alleanza sovranista. E non c’è modo di farlo senza un’intesa con il M5S, partito tra l’altro votato da un gran numero di ex elettori democratici.

Inoltre, siccome gli attuali rapporti di forza non sono destinati a cambiare, è matematico che, senza un’alleanza con il M5S, il Pd al governo non tornerà mai, dato che la lotta futura sarà tra un centrodestra a guida Lega e un centrosinistra a guida 5S o a guida congiunta Pd-5S”.

 

Un ragionamento legittimo, ma sbagliato

Trovo questo ragionamento, che spero di aver sintetizzato decentemente, sbagliato. Ma è un ragionamento legittimo. Ed è bene che se ne discuta in maniera trasparente nel prossimo congresso del Pd.

Io ho un’altra opinione. Credo che tra Lega e M5S le analogie siano assai più forti delle differenze. E’  vero che la Lega è più pericolosa dei 5S sui diritti civili e sociali. Ed è vero che il M5S è più pericoloso della Lega per l’economia e per i lavoratori. Ma è altrettanto vero che i due partiti sovranisti sono in pari misura anti-europei e preda di pulsioni autoritarie e anti-democratiche.

Di conseguenza penso che il Pd alleandosi con il M5S dopo le ultime elezioni avrebbe danneggiato non solo se stesso ma anche l’Italia.

 

Non accordi di palazzo, ma alleanza con il Paese

E penso che il primo dovere del Pd sia non immaginare accordicchi di palazzo tra gruppi dirigenti bensì rivolgersi al Paese nel suo insieme delineando programmi fondati su contenuti seri e, sulla base di essi, provare da un lato a stringere alleanze sociali e politiche sia a sinistra che al centro, e dall’altro provare a conquistare la fiducia, sia di chi non lo ha mai votato sia dei suoi ex elettori che il 4 marzo si sono astenuti o hanno votato per altri partiti.

Senza dimenticare che gli ex elettori Pd che hanno votato Lega sono, specialmente nel Centro-Nord, non meno numerosi di quelli che hanno votato i Cinque Stelle.

Sindaco di Vinci dal 2004/2013. Nel 2013/2018 deputato e dal marzo 2018 senatore. Dal febbraio 2014 al marzo 2018 segretario Pd Toscana.

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