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“Siate artefici del vostro futuro”: attualità della vocazione maggioritaria

Alberto Colombelli mercoledì 6 novembre 2019
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di Alberto Colombelli

 

Sono qui da Bergamo perché ci tenevo a essere presente in una giornata in cui si parte con un percorso che cerca di porre i territori al centro di un nuovo progetto per il Partito Democratico. E sono qui da Bergamo dove non più tardi di due giorni fa abbiamo avuto l’onore di ricevere la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha risposto con interesse all’invito di due organizzazioni come “BergamoScienza” e “Molte fedi sotto lo stesso cielo”.

Due preziose realtà del panorama culturale della nostra città che hanno contribuito in questi anni a costruire occasioni di forte identità attorno ai valori della conoscenza e del dialogo, in un’evoluzione davvero importante per un territorio per molti anni chiuso in una dimensione spesso troppo legata alla sua produttività e alla sua operosità e poco rivolta, almeno nella sua proiezione verso l’esterno, a quelli che erano aspetti culturali che invece ci riguardano e ci appartengono direttamente. 

E nell’incontro esclusivamente riservato ai giovani il palco dell’Auditorium del Seminario di Bergamo presentava per l’occasione una decorazione di soli libri e piante, magnifico abbinamento per esprimere come cultura e natura devono essere i valori portanti della società di oggi e su cui il Presidente della Repubblica ha invitato a riflettere molto.

“Siate artefici del vostro futuro” è stato il suo messaggio ai giovani. Un invito che anche noi dobbiamo fare nostro, e che impone una sola strada. Quella che si percorre mantenendo uno sguardo lungo, tenendo alte le nostre ambizioni. Perché la sfida che il nostro tempo ci ha riservato è una sfida culturale prima che politica.

Ho il piacere di intervenire subito dopo Graziano Delrio che ci ha posto una serie di questioni sulle quali è importante da subito dedicare la nostra riflessione.

Tra queste quella di chiederci cosa si deve intendere oggi per riformismo. Mi interrogo e penso che sia la capacità di leggere il nostro tempo, mantenendo una visione all’altezza della missione che si intende perseguire, stando sulle soluzioni e non sui problemi.

Se questo è, non ci sono dubbi. Quale sfida migliore ci poteva essere riservata? Così la sfida riformista deve essere rilanciata con forza e senza esitazioni. Nei contenuti e nella visione, e non solo nei proclami e nelle denominazioni date alle aree. Questa deve essere l’occasione di dirlo, cercando di indicare una direzione.

C’è nel Partito Democratico anche chi non viene da precedenti esperienze politiche. Che è nato qui perché qui ha trovato l’ispirazione per il suo impegno. Com’è nel mio caso.  Per cui oggi qui porto la testimonianza di chi è nato all’interno di questo partito.

Ci sono perché ho inteso che questo era un partito che voleva leggere il nostro tempo e lo voleva fare con una chiave di lettura nuova. E lo voleva fare, e qui vado sul tema dei partiti personali o dei partiti delle persone, offrendo sempre la possibilità che anche una diversa linea politica rispetto a quella della maggioranza del momento potesse conservare una legittima ambizione di avere ancora occasioni per affermare al proprio interno la propria visione. Confidando sempre in un confronto leale, aperto, che premiasse i contenuti.

Così secondo me l’elemento fondamentale che deve ancora oggi fare la differenza, e che dobbiamo difendere nel momento in cui rimettiamo in discussione l’organizzazione interna del partito, è quella di mantenerne la sua contendibilità dal basso. Perché se il Partito Democratico è stato un’innovazione politica importante in questi anni, e lo considero ancora la più importante, non dobbiamo scordarci che è perché proprio la permetteva questa sua contendibilità dal basso. 

Per cui oggi sono qui a rivendicare in termini di organizzazione del partito innanzitutto il fatto che questa contendibilità dal basso debba essere riaffermata e difesa in tutte le sue forme. Questo è un partito di iscritti e di elettori, non dobbiamo porci il dubbio che si debba restringere in qualsiasi modo, sia nella partecipazione sia nelle proposte, solo perché c’è stata magari qualche presenza ritenuta in certi momenti ingombrante negli ultimi anni.

Non dobbiamo assolutamente farci condizionare da questo, dobbiamo mantenere un orizzonte lungo, di massima responsabilità. E massima responsabilità deve esserci soprattutto nel momento in cui andiamo a proporre la nostra azione verso il futuro, partendo da come vediamo il Paese. 

Così anche la vocazione maggioritaria non deve essere in nessun modo compromessa da nessuna variazione statutaria che la vada a ridimensionare. Perché vocazione maggioritaria vuol dire prendersi la responsabilità di presentarsi al Paese con già un programma di governo, con già un leader prestabilito che va a proporlo. E non deciderlo dopo, ma deciderlo prima. 

Decidere prima con chi si vuole governare questo Paese, perché quando lo si fa dopo, quando decidiamo di farlo dopo – e se lo si fa vuol dire che lo si decide e non uso questo verbo casualmente – è perché c’è la volontà di presentarsi non in modo trasparente. 

Per cui manteniamo la vocazione maggioritaria e di tutta la riforma dello Statuto già presentata in Direzione, di cui sono d’accordo per quanto riguarda la componente che qui viene richiamata di mettere i territori come protagonisti, metto in discussione – e so che non sono probabilmente in una posizione di assoluta condivisione – la proposta di voler rimuovere la coincidenza tra Segretario del partito e candidato Premier. Perché è invece fondamentale che chi è il leader del partito che si presenta alle elezioni, che si presenta con un programma, che cerca di allargare subito il perimetro di quello che deve essere il governo del Paese, debba essere indicato in modo chiaro, trasparente, sapendo esattamente chi è e forte di un’ampia legittimazione. 

Dopodiché ci sono altre esperienze in Europa – anche recenti, di successo, nell’ambito nostro, cioè di chi si propone come progressista e europeista – che ci insegnano che poi, nel momento in cui dovessero andare le cose come ci auguriamo con un nostro candidato che diviene effettivamente il Premier, questo si sposta, non entra nemmeno più nella sede del partito, si occupa d’altro e a quel punto si può aprire una consultazione diversa per fare in modo che non ci sia coincidenza di figura, ma questo lo facciamo a posteriori. 

È importante infatti che chi si presenta a rappresentare il partito dopo un congresso lo faccia da persona che poi è chiamata a prendersi la piena responsabilità di condurre un’azione di governo finalizzata a leggere il nostro tempo. Questo è quello che dobbiamo fare noi. E da questo punto di vista penso che si debba essere molto fermi. 

Voglio chiudere soltanto con un altro tema che secondo me è e resta decisivo. Perché dopo che che abbiamo sviluppato una visione e proposto una prospettiva, ancora per rispondere all’importante intervento di Graziano Delrio con un’ulteriore riflessione, per me riformismo vuol sempre anche dire realizzare finalmente e davvero una democrazia decidente. 

Senza possibilità di decidere non ci possono essere riforme. Per cui se gli altri, e parlo di chi è uscito dal partito ultimamente, non sono in condizione in questo momento di dare continuità ad una battaglia che tanti di noi, penso quasi tutti, abbiamo condotto per portare il nostro Paese ad avere un sistema istituzionale più forte, noi però ce la dobbiamo tenere questa prospettiva e non dobbiamo e possiamo rinunciarvi. Anzi, è proprio perché gli altri, quelli che adesso rappresentano improvvisamente i nostri competitors, non sono in grado di condurla e l’hanno tolta dalla loro agenda che noi dobbiamo farcene carico con ancora maggiore determinazione e senso di responsabilità. 

Perché per poter sostenere un tipo di progetto come quello che oggi siamo qui a proporre dobbiamo assolutamente essere in grado di governare e di farlo con gli strumenti giusti. 

Se i Sindaci sono un modello perché nei rispettivi comuni in grado di farlo è perché hanno gli strumenti che glielo consentono, chi ha il governo del Paese invece non sempre li ha e li ha avuti.

Non scordiamoci di questo.

 

Versione estesa dell’intervento all’incontro “Per un nuovo progetto democratico. I territori protagonisti del Pd”. Bologna, 26 ottobre 2019, con la partecipazione di Debora Serracchiani (Vice Presidente del Partito Democratico), Graziano Delrio (Capogruppo PD alla Camera dei Deputati), Virginio Merola (Sindaco di Bologna), parlamentari, iscritti ed elettori del PD di Bologna e provincia.

Consulente d’impresa, esperto in Corporate Banking. Già delegato dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, è attivo nell’Associazione europeista Freedem e nell’Associazione InNova Bergamo. Ha contribuito al progetto transnazionale di candidatura UNESCO delle ‘Opere di difesa veneziane tra il XV e il XVII secolo’. Diplomato ISPI in Affari europei. Componente del Comitato scientifico di Libertà Eguale. E’ impegnato nella costruzione di una proposta di alleanza tra tutti gli europeisti riformatori.

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