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Stretto di Messina: tunnel o ponte? Un dilemma sciocco

Umberto Minopoli lunedì 17 Agosto 2020
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di Umberto Minopoli

 

Ponte (o tunnel) sullo Stretto. Il Recovery Fund ha già cambiato tutto. I soldi non ci sono ancora e ci saranno solo dal 2022, ma il mood della politica italiana è cambiato. E si è fatto più europeo, cioè più “normale”.

Costretti a immaginare progetti “utili” e ben congegnati, tecnicamente validi e con chiari rapporti costi benefici, i politici di governo devono dismettere le ubbìe ideologiche, tirar fuori dal cassetto “grandi opere” che poltriscono da 40 anni e sostituire la concretezza e la razionalità alle fumisterie e alle demonizzazioni.

Quando leggeremo i progetti del RF, probabilmente, dovremo riconoscere l’importanza dell’attuale Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e della Ministra che lo dirige, nell’aver rinverdito opere e lavori, da candidare al RF, che rivoluzioneranno la mobilità in Italia.

Finalmente, è già passato (sembra un miracolo) un concetto, a dir poco ovvio e banale, ma tabù in Italia da 40 anni: non esiste alta velocità in Italia se essa non passa lo Stretto e arriva in Sicilia. Che non è un terminale, ma un “punto di partenza” dei traffici del Mediterraneo. Il collegamento veloce Reggio-Messina farebbe dell’Italia un corridoio alternativo di penetrazione in Europa. E, dunque, ha un valore strategico. Quaranta anni di demonizzazione del Ponte sullo Stretto se ne vanno, grazie a Dio, in malora.

Ora, pure i populisti, nati per avversare opere, ponti, strade, gronde, ferrovie – qualunque cosa portasse un po’ di velocità ed efficienza – in nome dell’ambiente “incontaminato, del no all’acciaio e al cemento – dicono “sì è un’opera utile”.

Il rischio è che gli ideologismi sciocchi e paralizzanti ritornino però sul dilemma: tunnel o ponte. Il viceministro Cancelleri (5S) ci avverte: o tunnel o niente. Come dire: il problema (collegare in continuità e in velocità) Calabria e Sicilia esiste, è strategico, ma se non si realizza col tunnel ce lo dobbiamo dimenticare.

E perché? Per il Ponte varrebbero esattamente tutti i criteri di fattibilità e compatibilità che valgono per il tunnel. La preferenza dovrebbe esser espressa solo su basi tecniche, non estetiche o di pregiudiziali ai “ponti in sé”. L’obiettivo è passare lo Stretto, in treno o in auto, in cinque minuti e non in quaranta. Che sia tunnel o Ponte non importa. Insomma, gratta gratta il populista… il primitivismo antindustriale fa sempre capolino.

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