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Viva il ballottaggio! (e abbasso i luoghi comuni)

Dario Parrini lunedì 14 dicembre 2015
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In Francia votano col doppio turno da cinquantasette anni. Questo sistema lo conoscono bene le classi dirigenti e i cittadini, che hanno imparato a usarlo alla perfezione. I francesi adottano tre varianti di doppio turno: il doppio turno nazionale con ballottaggio a due, vigente per le presidenziali; il doppio turno di collegio, in cui gran parte ma non tutti i ballottaggi sono a due, per eleggere i deputati dell’assemblea nazionale; il doppio turno di lista, con ballottaggi spesso triangolari (10 su 12, stavolta), nelle elezioni regionali.

Indipendentemente dal tipo di doppio turno applicato, non c’è dubbio che questo meccanismo di conversione dei voti in seggi sia il più efficace per raggiungere due obiettivi di fondo: la governabilità da una parte, l’arginamento dei partiti estremi dall’altra. Difficilmente un ballottaggio di valore non locale, su cui si accendono i riflettori dell’opinione pubblica nazionale, viene vinto da una forza oltranzista.

Quanto è avvenuto in Francia domenica scorsa è inoltre la prova dell’infondatezza di due luoghi comuni utilizzati, anche in Italia, dai nemici del doppio turno, che da noi operano sotto forma di nemici dell’Italicum, che è un doppio turno di lista. Il primo luogo comune è che in occasione del ballottaggio nazionale l’affluenza crolla rispetto al primo turno: come si è visto, è vero il contrario. Il secondo luogo comune è che è “incostituzionale” e “abnorme” assegnare il 55% dei seggi a un partito, perché, udite udite, per quanto abbia preso almeno il 50% più uno dei voti al secondo turno, può aver a malapena superato il 30% dei voti nel primo. Anche quest’ultima affermazione – che, c’è da giurarci, sarà ripetuta all’infinito dai comitati del no nella campagna per il referendum costituzionale confermativo – non sta in piedi. Se chi la mette in giro in Italia provasse a sostenerla in Francia, verrebbe preso a risate.

Laddove il calcolo dell’entità del premio venisse effettuato, come fa il fronte iperproporzionalista italiano, sottraendo dalla percentuale dei seggi ottenuta la percentuale di voti conseguita al primo turno, dovremmo concludere che nelle regioni transalpine si è attribuito ovunque un premio “incostituzionale”! Così calcolato, il premio sarebbe infatti di 43 punti nel Nord-Passo di Calais-Piccardia; di circa 35 punti in Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, in Linguadoca-Rossiglione-Midi-Pirenei; di circa 30 punti in Bretagna e in Provenza-Alpi-Costa Azzurra; di circa 25 punti nei Paesi della Loira, nell’Île-de-France, nel Centro-Valle della Loira, in Borgogna-Franca Contea, in Aquitania-Limosino-Poitou-Charentes, in Alvernia-Rodano-Alpi e in Normandia.

Ma in nessun Paese abituato al ballottaggio il premio viene calcolato così. E calcolarlo così sarebbe puro nonsense. Speriamo di non doverlo ricordare troppe volte, in Italia nei prossimi mesi.

Sindaco di Vinci dal 2004/2013. Nel 2013/2018 deputato e dal marzo 2018 senatore. Dal febbraio 2014 al marzo 2018 segretario Pd Toscana.

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