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Brexit, Uk fuori ma i giovani britannici guardano all’Europa

Massimo Ungaro sabato 8 Febbraio 2020
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di Massimo Ungaro

 

Lo scorso primo febbraio, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, è stato il primo giorno della fine di un’odissea durata tre anni e mezzo e che ha lasciato un paese – il Regno Unito – estremamente lacerato e diviso: in cui i figli non parlano con i genitori.

Una frattura che ha prodotto anche episodi drammatici come purtroppo l’assassinio di Joe Cox, giovane Parlamentare laburista, che appunto faceva campagna contro la Brexit. Fino a poco tempo fa, noi italiani di Gran Bretagna, pensavano di trovarci in uno dei luoghi più eccitanti e più dinamici del mondo, oggi ci svegliamo stranieri a casa, cittadini di serie B, a cui presto verranno sottratti diritti e per cui avremo bisogno di permessi di soggiorno, visti per continuare a lavorare o studiare.

Questa sorte non tocca solo noi ma anche i figli dei nostri amici britannici: loro non possono più godere della libertà di movimento dei paesi che rimangono dell’Unione e, ad esempio, telefonare in tutta Europa a tariffe più basse, oppure beneficiare dei fondi di ricerca dell’Unione Europea. In tale condizione è evidente che siamo tutti a perdere qualcosa, c’è una speranza per cui lottare, una sfida in cui credo assolutamente. A noi europeisti italiani non è concesso buttarci giù perché dalla mezzanotte del primo febbraio siamo veri ambasciatori del più grande progetto politico di pace e prosperità degli ultimi secoli e l’Europa veramente unita è il progetto politica veramente riformista a cui dobbiamo tendere. È vero la Gran Bretagna è un paese atipico, è un’isola, ha relazioni globali antiche, una continuità molto lunga delle sue istituzioni democratiche.

Ma l’esperienza della Brexit ci dimostra chiaramente che il processo di integrazione Europea non è inevitabile e bisogna combattere per questa sfida tutti i giorni senza paura. La storia della Brexit è quella del disagio culturale e sociale frutto dell’assenza di opportunità e del populismo alimentati dallo stesso governo Tory che ne è stato l’artefice e come ha detto Matteo Renzi la risposta fallimentare dei cosiddetti riformisti del Regno Unito non è altro che la parabola finale. E credo che questa sia la lezione da portare in Italia: mai rincorrere il populismo da parte dei riformisti perché la gente tra l’originale e limitazioni sceglie sempre l’originale. Noi al contrario – veri liberali riformisti – dobbiamo opporci al populismo e difendere senza paura Il sogno europeista per un’Europa sociale, solidale, sostenibile. Con piani per la crescita e opportunità per tutti presentandoci come forza di governo credibile.

Queste sono tutte le parole chiave del progetto di Italia Viva e del suo riformismo radicale. Ci dobbiamo rivolgere a tutte le italiane e a tutti gli italiani a cominciare da quei 3 milioni di ragazze che non studiano e non lavorano. Si potrebbe dire che c’è un dato positivo della Brexit è il fatto che l’euro-scetticismo ha tramutato molti degli euroscettici d’Europa in sovranisti.

La Le Pen, ad esempio, non vuole più uscire dall’euro ma si vuole rallentare il processo di integrazione. Ma è oggi troppo comodo rimanere dentro l’Unione Europea beccarsi 234 punti di PIL di fondi europei e dall’altra parte costruire muri contro i migranti come in Ungheria o smantellare contro i valori europei il settore giudiziario in Polonia. A chi non aderisce ai valori dell’Unione dovremmo veramente sospendere i fondi europei. Io credo che il messaggio che è importante è che questo forma timidezza nel processo di integrazione dell’Unione sia più pericolosa del sovranismo. Sembra infatti una posizione innocua ma in realtà, ora che siamo a metà del guado, o l’Europa si riscatta si completa e si riforma o possiamo soltanto perdere.

Arrestare il processo di integrazione oggi significa avviare il processo di disgregazione di domani. Infine in questa condizione continentale così complessa c’è anche una nota positiva è che da qualche giorno Nigel Farage è disoccupato e da lunedì Sandro Gozi sale Parlamento Europeo insieme a Nicola Danti. Finisco facendo gli auguri al Regno Unito, un paese che ammiriamo per la sua sete di futuro, il suo dinamismo e la sua cultura aperta; lo ringraziamo anche per le tante opportunità che sta andando oltre 700mila italiani in quel paese. Grazie! E a me piace pensare che sia la Brexit sia un arrivederci e non un addio. Non soltanto come ha detto Matteo Renzi perché nel lungo termine non riusciranno ad assicurare la grande prosperità e le tante promesse fatte al loro popolo ma anche perché confido nei milioni di giovani britannici che hanno votato contro la Brexit che oggi sono minoranza ma il futuro sarà loro.

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