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Contro il populismo gialloverde

Umberto Minopoli giovedì 21 Luglio 2022
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di Umberto Minopoli

 

Questa legislatura finisce come era cominciata: nel segno del populismo giallo-verde. Con una novità: abbiamo sperimentato questo populismo al governo.

E abbiamo registrato che esso ha tre gravi handicap: impresentabilità internazionale; demagogia e inaffidabilità programmatica (fa cadere governi per questioni come un inceneritore, i tassisti o le cartelle esattoriali); instabilità come prassi di governo.

Col governo Draghi si è materializzata un’area di responsabilità. E’ fatta di pezzi di paese, di società, delle istituzioni e dell’economia che hanno sperimentato, con Mario Draghi, una qualità che in Italia è un’eccezione: un governo all’altezza di un paese forte e prestigioso nel mondo e determinato nelle riforme da fare.

Draghi ha definito il suo impegno di governo una “funzione repubblicana”. E’ il suo modo di definire il carattere unitario, non di parte e nazionale della sua opera di governo.

Il populismo lo ha abbattuto per un colpo di coda: hanno contato la forza residua parlamentare dei due partiti gialloverdi, Lega e M5S. La legacy del governo Draghi non deve essere una parentesi.

Le prossime elezioni non possono essere cdx contro csx. Sarebbe un modo per archiviare l’esperienza positiva e prestigiosa del governo Draghi e tornare al mediocre provincialismo italiano, fattore di declino.

Occorre che la “funzione repubblicana”, il lascito del governo Draghi, si trasformi in proposta elettorale e alternativa di governo. E competitiva, non di testimonianza.

Il Pd, le forze di centro e di destra, che hanno votato la mozione che diceva “ascoltato le dichiarazioni di Draghi, le approva”, devono trasformarsi in schieramento, coalizione, proposta di una alleanza repubblicana contro il populismo che pretende di tornare.

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