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Crisi di governo: il dubbio e la certezza

Carlo Fusaro sabato 10 agosto 2019
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di Carlo Fusaro

 

Messa appunto sulla crisi di Ferragosto. Partendo dall’analisi a caldo di ieri che va ancora bene, mi pare, e merita solo un aggiornamento rapido. Due punti collegati.

 

Il dubbio.

Come chiarisce bene l’articolo del lucido Cerasa sul “Foglio” di oggi (dove segnalo alle amiche fb un divertentissimo articolo di Ferrara), gli avversari di Salvini in Parlamento (tutti tranne Meloni) sono di fronte a questo dilemma:

– interessi personali a parte (non è che non contino, ma la questione va davvero al di là), per fermare (battendolo o contenendolo) Salvini in quanto pericoloso soprattutto per la collocazione internazionale dell’Italia e per l’UE (quindi per il futuro dei nostri figli) è meglio logorarlo non dandogli quelle elezioni subito che nella storia patria non sono state concesse a nessuno di quelli che le hanno provocate, oppure così facendo gli si regala una campagna elettorale di 6 mesi, gli si evita il fastidio di una finanziaria impopolare e si rinvia solo la sua vittoria, magari ampliandola?

Insomma prendere tempo o no? (Nel 2011 fu a mio avviso un errore: ma allora era Bersani che avrebbe vinto, non un partito nazionalista sovranista di destra estrema che occhieggia a Putin.)

 

La certezza.

Se passa la strategia dei tempi più lunghi e della ‘responsabilità’ (per fare almeno una finanziaria utile e magari correggere qualcuna delle brutture più clamorose del governo Conte-Salvini-DiMaio), la condizione dev’essere una: governo strettamente tecnico (tipo Cottarelli) e nessuno spazio per intese, dialoghi, ammicchi, accordi pro futuro con il M5S che resta totalmente alternativo al Pd e ai moderati di democrazia liberale e sociale.

Difficile dire se ciò sia fattibile (fattibile vuol dire: percepibile come davvero governo del presidente per il paese): non fosse, meglio il voto subito. Sperando di fermare Salvini sotto la maggioranza, di fare il pieno dell’opposizione alla Lega, di ridimensionare drasticamente il M5S.

Certo: se vince e vince solo, saranno guai seri. E se va bene la governabilità resterà un optional. D’altra pare gli italiani elettori debbono svegliarsi e rendersi conto del guaio in cui si son cacciati. Come scrivo da tre anni: prezzi da pagare ce ne sono e ce ne saranno, pesanti. Speriamo non irrimediabili.

Già professore ordinario di Diritto elettorale e parlamentare
nell’Università di Firenze e già direttore del Dipartimento di diritto
pubblico. Ha insegnato nell’Università di Pisa ed è stato “visiting
professor” presso le università di Brema, Hiroshima e University College
London. Presidente di Intercultura ONLUS dal 2004 al 2007, trustee di
AFS IP dal 2007 al 2013; presidente della corte costituzionale di San
Marino dal 2014 al 2016; deputato al Parlamento italiano per il Partito
repubblicano (1983-1984).

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