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Elezioni Midterm Usa, la speranza di una svolta

Alberto Colombelli martedì 6 novembre 2018
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di Alberto Colombelli

 

Le elezioni di Midterm Usa, importante scadenza anche per l’Europa. L’opportunità per i giovani di fare la differenza.

 

Il 6 novembre 2018 si gioca negli Stati Uniti d’America una partita di estrema importanza, che più di sempre assume rilevanza assoluta anche alle nostre latitudini.

 

Le conseguenze per l’Europa

In un quadro internazionale caratterizzato da un sempre maggior disimpegno statunitense quale potenza egemone su scala globale, l’Europa ha infatti subito più di altri questa nuova strategia che non ha interessato la sola amministrazione Trump ma che ha visto con questa per noi prodursi l’aggravante di un sostegno a forze politiche populiste e sovraniste che minano dall’interno anche l’intero progetto su cui è stata fondata l’Unione europea, i suoi principi fondativi e i suoi valori.

Quelle di Midterms che si stanno andando a celebrare sono elezioni che rappresentano un vero referendum su Donald Trump e sulla sua amministrazione, in un clima politico sempre più polarizzato come il titolo di un articolo di Max Boot pubblicato addirittura dal Washington Post il 31 ottobre 2018 esprime in modo inequivocabile: “Votate contro ogni repubblicano. Ogni singolo repubblicano”. E queste elezioni potranno rappresentare un vero momento di svolta per contenere la sua azione politica, offrendo l’opportunità di metterlo in minoranza sia al Senato (che verrà rinnovato per un terzo) sia alla Camera dei rappresentanti (integralmente rieletta), oltre che ridurre il suo consenso nei singoli stati (nella maggioranza dei quali verranno eletti i rispettivi nuovi governatori).

Un possibile punto di svolta non solo per gli Stati Uniti ma anche per l’intero scenario politico internazionale, considerato come proprio l’elezione di Donald Trump nel novembre 2016 insieme al referendum britannico che ha sancito la Brexit del giugno dello stesso anno abbiamo rappresentato i due momenti chiave che hanno aperto il campo all’ondata sovranista che ora minaccia tra gli altri in modo considerevole le prospettive future dell’Unione europea.

Il 6 novembre, unito alle evidenti difficoltà che si stanno concretamente manifestando proprio in questi giorni in Italia nell’efficacia dell’azione del governo gialloverde di fronte alle prime rilevanti scadenze soprattutto economiche che si trova ad affrontare, rappresenta la vera occasione per interrompere quel consenso costruito non sulla proposta costruttiva che apre alla speranza ma sullo scetticismo incondizionato che spinge alla paura, fondato sulla scientifica negazione degli ideali e dei valori origine di ogni azione progressista, riformista e da noi anche europeista.

Da qui, da queste condivise considerazioni, partono decisi gli appelli al voto che da più parti si sollevano negli Stati Uniti.

 

Il ruolo dei giovani americani

Prima di tutto rivolti a quei giovani che – esprimendosi ripetutamente ed a più voci, in grandi manifestazioni di piazza ed in oceaniche mobilitazioni digitali (dal #MeToo contro le discriminazioni sessiste al #BlackLivesMatter contro quelle razziali, dal #EarthDay per la tutela ambientale al #NeverAgain contro le sparatorie nelle scuole, all’#EnemyOfNon per la libertà di stampa) – si sono opposti ad una società che non li riconosceva e li escludeva ma che poi (come anche successo in Gran Bretagna in occasione nel referendum sulla Brexit) non si sono presentati alle urne subendo inevitabilmente le decisioni altrui e le relative conseguenze.

Lo ha fatto Barack Obama in uno storico discorso agli studenti dell’Università dell’Illinois il 7 settembre scorso in cui ha richiamato alla loro responsabilità le giovani generazioni addirittura interrompendo, appositamente oltre ogni protocollo e tradizione, il suo silenzio di fine mandato presidenziale fino ad attaccare direttamente il presidente in carica per la minaccia che rappresenta allo stato di diritto, alla democrazia liberale, al rispetto della dignità delle persone ed all’ordine internazionale nato dalla drammatica esperienza dei conflitti mondiali del secolo scorso.

Lo ha fatto ora anche la prestigiosa Harvard Kennedy School – John F. Kennedy School of Government pubblicando un proprio rapporto in cui rende noto alla nuova generazione come proprio lei possa davvero finalmente fare la differenza in queste imminenti elezioni, occasione irripetibile per trasformare la protesta più volte dimostrata in un’azione concreta, semplicemente applicando le regole che la democrazia ancora ci offre – iscrivendosi alla propria sezione elettorale, presentandosi alle urne e votando – per realizzare la quale basterebbe che alzassero la loro partecipazione dal 20 per cento delle ultime elezioni di Midterm del 2014 fino ad un 40 per cento.

Nelle parole di Obama non uno su cinque, ma almeno due su cinque che si presenti al voto.

Che lo faccia.

La più grande lezione resta sempre quella che il cambiamento parte e dipende da ciascuno di noi.

Lo stesso principio che varrà per noi per le prossime elezioni europee del 26 maggio 2019, un vero referendum sul futuro dell’Europa che ci richiama, tutti, insieme, alla nostra più alta responsabilità.

 

“Pochi avranno la grandezza necessaria a piegare la storia ma ciascuno di noi può operare per modificare una minuscola parte del corso degli eventi e tutte queste azioni formeranno la storia di questa generazione.” (Robert F. Kennedy, Discorso “Ripple of Hope”, Università di Città del Capo, 1966)

 

 

 

Consulente d’impresa, esperto in Corporate Banking. Già delegato dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, è attivo nell’Associazione europeista Freedem e nell’Associazione InNova Bergamo. Ha contribuito al progetto transnazionale di candidatura UNESCO delle ‘Opere di difesa veneziane tra il XV e il XVII secolo’. Diplomato ISPI in Affari europei. Componente del Comitato scientifico di Libertà Eguale. E’ impegnato nella costruzione di una proposta di alleanza tra tutti gli europeisti riformatori.

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