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di Giovanni Cominelli

 

 

Sul Corriere della Sera del 10 maggio scorso lo storico Ernesto Galli della Loggia ha dedicato un articolo molto critico a Papa Bergoglio, in cui lo accusa di aver prodotto “una frattura rispetto alla tradizione del magistero papale”.

I punti di frattura sarebbero:

– l’attenzione predominante rivolta agli “ultimi”, invece che, evangelicamente, a “tutti uomini di buona volontà”;

– il sostanziale abbandono della dottrina sociale della Chiesa, in nome di un’ideologia “a sfondo populistico-comunitario-anticapitalistico”;

– la marcata noncuranza nei confronti della vicenda culturale dell’Occidente e dell’umanesimo universalistico delle principali risoluzioni conciliari;

– l’ostilità verso il capitalismo e gli Stati Uniti e la tendenziale benevolenza verso la Cina e la Russia;

– la perdita della dimensione trascendente del Cristianesimo e la sua riduzione a ideologia. Quest’ultima deriva modernista ha come effetto immediato la perdita di potenza politica e di efficacia della Chiesa, in primo luogo in Europa, dove essa è diventata irrilevante.

In risposta a Gianni Vattimo e ad Adriano Sofri, che hanno contestato le sue analisi, lo storico Loggia precisa meglio, sul Corriere del 18 maggio, il proprio “J’accuse” rivolto a Papa Francesco.

 

La dimensione politica della Chiesa

Intanto, Papa Francesco ha dimenticato la dimensione politica della Chiesa. Lo storico fa notare che “chiunque abbia letto qualche libro di storia, sa che la Chiesa in quanto organismo storico sviluppatosi nei secoli non è nata solamente per predicare il Vangelo, bensì per un’impresa in certo senso ben più ardua, cioè per mediare tra il Vangelo e il mondo: la politica consiste per l’appunto, in tal caso, nello spazio richiesto da questa mediazione”. “Senza la scelta ancor più decisiva (e difficile) di stipulare un accordo intimamente politico con l’Impero, la Chiesa non esisterebbe”.

Insomma: la Chiesa deve fare politica. Se non la fa, si perde nei flutti tempestosi della storia. E se, per fare un esempio, la necessità politica di avere un protettore imperiale ha “obbligato” il Papa a chiudere un occhio sullo sterminio perpetrato da Carlo Magno di 20 mila Sassoni, assicurati al Paradiso da morti, perché renitenti da vivi alla conversione al Cristianesimo, pazienza! Politique oblige!

Inoltre: se il discorso a favore degli ultimi non pone in primo piano la necessità della conversione e del rapporto personale con la trascendenza, diventa puramente ideologico, c’entra poco con la religione. La Chiesa viene così ridotta a “ospedale da campo”, a onlus. Come tale, diventa “un partito”, che può piacere ora a sinistra ora a destra. Bergoglio, ora, piace a sinistra.

Sentenza definitiva: papa Bergoglio non è un Papa politico, non è un Papa religioso, è un Papa ideologico. Ernesto Galli della Loggia non si spinge oltre. Lo fanno gruppi e movimenti cattolici che ne chiedono le dimissioni dl Papa neo-modernista. Alfonso Botti ha fatto notare su La Stampa che è la stessa posizione assunta a suo tempo dalla destra idealista gentiliana contro il modernismo, in appoggio all’Enciclica Pascendi del 1907 di Pio X. Solo che questa volta è il Papa ad essere accusato di modernismo, cioè di riduzione del Vangelo a manuale di etica, anzi di “etichetta”.

 

Le nostalgie della Chiesa costantiniana

Il giudizio storico di Ernesto Galli della Loggia sulla Chiesa passata è incontestabile. La prima comunità cristiana di Gerusalemme fu lacerata, nella sua prima fase, tra la linea petrina di battezzare solo i circoncisi, con ciò riducendosi ad una setta ebraica, e quella paolina di un Cristianesimo aperto a tutta l’ecumene dei Gentili. Si impose Paolo, che convinse lo stesso Pietro. Così il Cristianesimo riuscì in tre secoli, nonostante feroci persecuzioni, a conquistare settori importanti della società civile e della politica dell’impero romano, fino a diventare religione di Stato. E’ la storia della Chiesa costantiniana.

Cristianesimo, civiltà, culture, nazioni, Stati si fondono in un unicum, di cui la Chiesa è nocciolo culturale e potente tessuto politico. E’ una storia messa in crisi dal Concilio Vaticano II, ma che è durata fino a Giovanni Paolo II, il quale continua a pensare e a praticare la Chiesa come potenza politica. Il modello è quello polacco. In Italia è la CEI del Card. Ruini che tenta, fuori tempo massimo, di realizzarlo.

Papa Benedetto è già un papa sull’orlo di una transizione. Per un verso, prende atto ufficialmente che il Cristianesimo e la Chiesa sono diventati minoranza nelle società. Di qui la sua teoria delle “minoranze creative”. La Chiesa è entrata in entropia politica. Per l’altro continua a pensare che il kerigma si possa annunciare solo con il lessico della Ragione greca. Ratzinger è l’ultimo papa euro-occidentale. Sì, Galli della Loggia ha ragione: Bergoglio rompe con questa storia. E’ il primo papa che assume la globalizzazione socio-economica e culturale come terreno dell’azione civile e culturale dei credenti.

La sua Chiesa non si propone più il compito di tenere insieme la società civile e la società politica. Come auspicava Emmanuel Mounier già nel 1934: occorre “desolidarizzare la religione dalla politica”. Tocca a tutti i cittadini, alle forze culturali e politiche tessere legami, tenere insieme il mondo. La Chiesa non può sostituirli in questa responsabilità.

I cristiani hanno due compiti fondamentali e intrecciati:

– tener viva l’umanità dell’uomo, che nella storia concreta viene quotidianamente crocifissa nel corpo degli ultimi;

– tenere vivo il senso religioso, cioè il senso della finitezza e della trascendenza, quale condizione ontologica e esistenziale fondamentale.

Il carattere “politico” della fede consiste nella sua capacità di attingere ad una riserva escatologica, che metta in fila e temperi la violenza, le speranze, le ambizioni, le prepotenze e le onnipotenze presunte degli uomini. L’attenzione agli ultimi non significa, dunque, attribuire loro un ruolo soteriologico, come avveniva nella teologia della liberazione.

Significa abbandono della dottrina sociale della Chiesa? Certamente sì, se la rappresentazione è quella classica ottocento-novecentesca di un conflitto di classe, per il quale la Chiesa elaborò con la Rerum Novarum la terza via corporativa tra individualismo liberal-borghese e collettivismo proletario e che ha continuamente riproposto fino alla Centesimus Annus. Un primo effetto fu la creazione di partiti politici direttamente cattolici o “di cattolici”, dal Zentrum al Partito popolare, alla DC.

 

Lo sconcerto degli atei devoti

Ora che questo intero assetto è crollato, si è costituita una compagnia di giro, piena di atei/scettici/miscredenti devotissimi, cui appartiene anche il Nostro, che avendo preso atto della fondamentale osservazione di Ernst-Wolfgang Böckenförde, secondo cui “ lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che non è in grado di garantire”, vorrebbero che la Chiesa tornasse, in funzione sussidiaria, a svolgere il ruolo di potenza politica.

Che vengano da un intellettuale liberale delle pulsioni nostalgiche verso la Chiesa costantiniana, verso la Res Publica cristiana, verso la Civitas christiana fa, comunque, una certa specie! Si può dare il giudizio che si vuole sul passato: se la politica fatta dalla Chiesa abbia favorito o no il senso di conversione e di trascendenza, di cui Galli della Loggia si fa araldo, se abbia contribuito al radicamento del Cristianesimo in Europa o al suo distacco dalla società civile ecc…

Ci sono pochi dubbi che tessere alleanze militari, far scoppiare la Riforma protestante, distribuire ducati e prebende ai figli e alle concubine – come è accaduto a più di un Papa nel corso del ‘500 – abbia scarsamente favorito il senso di trascendenza. In ogni caso, oggi, nell’epoca della globalizzazione, la Chiesa e, più in generale, le religioni quella peculiare funzione politica simil-statale l’hanno perduta né pare al momento recuperabile.

Non perciò viene meno il ruolo dei credenti nella costruzione della Città umana planetaria. Le sfide che stanno davanti a tutti gli uomini, credenti compresi,  sono state, d’altronde, limpidamente squadernate già nelle Encicliche Evangelii Gaudium del 2013 e nella Laudato Sì del 2015. Ernesto Galli della Loggia si chiede retoricamente, a proposito di una presunta mancata presa di posizione di Bergoglio sull’unità europea: “Mi sarò distratto?”. Sì, a quanto pare, su quello e su molto altro.

 

(Pubblicato su www.santalessandro.org il 23 maggio 2020)

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