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Governo sì o no? Una lettera al Pd di Eugenio Somaini

Redazione domenica 29 aprile 2018
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di Eugenio Somaini*

 

Penso che il PD debba prendere tempestivamente un’iniziativa per quattro motivi:

1. per toglierci dalla posizione scomoda in cui si è venuto a trovare e dimostrare che siamo ancora vivi e vegeti,

2. per inserirsi costruttivamente nello sforzo che Mattarella sta compiendo per risolvere positivamente questa crisi,

3. per fare salva l’importante eredità positiva che i nostri governi hanno lasciato al paese

4. e per uscire dallo stato di frustrazione in cui ci hanno messo la batosta referendaria e quella elettorale.

 

A tal fine penso che esso possa (debba):

a) impegnarsi a consentire, e se necessario anche a sostenere, un governo la cui durata sia breve (non più di 12 o 18 mesi) e che abbia un programma preciso, ma limitato alle questioni più urgenti e che non si possono eludere;

b) dichiararsi non disponibile a fare parte di tale governo;

c) non rifiutarsi di dare un contributo positivo alla definizione, all’adozione e all’attuazione del programma di tale governo.

 

Una nuova legge elettorale

Tra i punti qualificanti del programma metterei una nuova elettorale, ma non una più generale riforma del nostro sistema politico, riforma che ritengo necessaria e urgente e per rilanciare la quale dobbiamo seriamente impegnarci, ma per mettere mano alla quale è difficile immaginare che le condizioni maturino entro la scadenza indicata.

Ritengo che al governo in questione dovrebbero partecipare in misura possibilmente ampia, ma non necessariamente totalitaria, le forze che hanno avuto la maggiore affermazione nelle recenti elezioni, che il PD non solo non debba entrare a farne parte, ma debba anche astenersi dal porre come condizione per il suo appoggio l’esclusione di qualcuna delle forze di cui si è detto.

Credo che il PD debba evitare di stabilire un rapporto privilegiato con il M5S, anche se esso fosse l’unico ad aderire alla proposta, e che in tal caso (certamente non auspicato) si debba quindi pensare, horribile dictu, ad un appoggio a un monocolore M5S.

L’iniziativa dovrebbe manifestare la serie intenzione del PD di dare un proprio contributo al mantenimento sotto controllo di una situazione difficile e pericolosa, ponendo al tempo stesso le premesse per l’avvio di una fase futura migliore in cui tornare a svolgere un ruolo di attivo protagonista.

 

La condizione: mantenere la continuità con l’azione di governo del PD

Condizione essenziale e necessaria per l’assunzione da parte del PD del ruolo delineato dovrebbe essere il mantenimento di una continuità tra l’azione del nuovo governo e quelle dei governi precedenti (compresi ovviamente quelli a guida PD), e in particolare che non vengano intaccate alcune riforme fondamentali adottate nella passata legislatura e in quella precedente, come quella del mercato del lavoro, quella delle pensioni o quella riguardante le unioni civili. Sarebbe infatti grave, e addirittura ridicolo, un nostro appoggio a un governo che si proponesse di disfare le molte cose buone che sono state fatte nei 5 anni di governi PD e nei 2 precedenti.

 

Rispettare gli impegni europei

In termini più generali le politiche dell’ipotetico governo dovrebbero essere pienamente, e senza riserve, compatibili con la nostra appartenenza all’UE e con i vincoli stringenti che la partecipazione all’Euro pone alla finanza pubblica.

Penso che tali impegni debbano essere rispettati senza aggravi del prelievo fiscale, ma piuttosto proseguendo nella direzione di una graduale riduzione del suo peso e senza apportare vistose correzioni della sua struttura, che richiede senz’altro modifiche significative, ma da attuare con prudenza e nella direzione di forme di prelievo semplici, trasparenti e quanto meno possibili distorsive.

 

La riforma del welfare

A tal fine penso che gli oneri previsti dalle riforme del nostro sistema di welfare che sono state proposte, a volte in forme simili a volte in forme diverse, ma che possono essere rese compatibili, dalle parti politiche coinvolte (come partecipanti o con il semplice sostegno esterno) nella formazione del futuro governo debbano: essere introdotte tempestivamente, per onorare i forti impegni presi con gli elettori, chiaramente compatibili con i vincoli di finanza pubblica di cui si è detto e che tale compatibilità debba essere realizzata accompagnando all’introduzione di nuove forme di sostegno e di assistenza e di nuove voci di spesa l’eliminazione, o quantomeno un rapido e cadenzato phasing out, di altre misure analoghe adottate in passato, in particolare di quelle di carattere più marcatamente assistenziale e di scarsi effetti incentivanti nei confronti dei destinatari. Si tratta di condizioni semplici da enunciare, ma che un’esperienza ormai di molti decenni ha dimostrato essere assai difficili da realizzare e che richiederanno quindi un serio impegno di tutte le parti interessate alla formazione del nuovo governo.

 

Il documento del professore della Cananea

Per la sua vaghezza e per le stesse stesse pretese di completezza e di esaustività il documento redatto per conto del M5S dal gruppo guidato dal professor della Cananea risponde solo in piccola parte alle esigenze che ho esposto e deve essere quindi trattato alla stregua più di un originale e intelligente pezzo di propaganda, che di una proposta di programma (o anche solo di metodo per la formulazione di un programma condiviso da una coalizione di forze diverse ed eterogenee).

Se ne può tuttavia condividere lo spirito in senso lato e in particolare l’idea di costituire dei comitati di esperti rappresentativi delle diverse parti coinvolte che, a scadenze regolari, producano dei rapporti sui progressi realizzati nell’attuazione del programma e che operino come mediatori per la soluzione di divergenze, alleggerendo quindi il compito dei politici e mettendo gli stessi al riparo delle critiche non solo degli avversari, ma anche dei sostenitori più radicali e intransigenti del governo e del suo programma.

 

La coscienza e il contributo del Partito Democratico

Dati i limiti di spazio di questa lettera, e quelli ancora più stretti delle mie competenze, non ritengo opportuno affrontare i problemi, pur gravi e incalzanti, legati al quadro internazionale e alla questione dei flussi migratori che stanno investendo l’Europa e in particolare il nostro paese. Mi limito quindi a dire che si tratta di problemi già gravi ed urgenti, e che ancor più lo saranno nei prossimi anni, e che la nostra azione potrà avvenire solo nel quadro della nostra appartenenza all’UE e all’alleanza atlantica.

Credo che scegliendo la linea che ho esposto il PD dimostrerebbe di avere piena coscienza della serietà delle situazione in cui ci troviamo, di essere pronto a dare un contributo sincero e decisivo per consentire al paese di superare questa fase delicata, invitando tutte le forze politiche responsabili a fare altrettanto, pur salvaguardando la loro identità.

Entrare come partner di minoranza in un governo a guida M5S, o in cui quel movimento avesse un peso prevalente ed un ruolo egemone, sarebbe un errore imperdonabile che molti, a cominciare da chi scrive, non sarebbero disposti ad accettare.

Le condizioni che vengono poste per l’appoggio al governo sono al tempo stesso restrittive e di disponibilità: restrittive soprattutto per quanto riguarda il rispetto degli effetti prodotti dalle riforme realizzate dai governi precedenti, e per il costo che la rinuncia a farlo implicherebbe per forze che hanno costruito le loro fortune elettorali su atteggiamenti sommariamente liquidatori riguardo ad esse, di disponibilità per il fatto di prospettare un confronto aperto e senza pregiudiziali.

 

*Docente di Politica economica – Facoltà di Economia dell’Università di Parma

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