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di Federica Roccisano

 

Il Rapporto Svimez presentato lo scorso 8 novembre ci mette di fronte al dato secondo il quale la crescita quantitativa non è sufficiente alla creazione di sviluppo, qualitativo. Infatti, scorrendo le pagine del Rapporto, saltano agli occhi i dati di crescita del Pil che dal 2015 al 2017 cresce al Sud del 3,7%, un po’ di più rispetto al Nord dove cresce del 3,3%.

Allo stesso modo, nello stesso periodo, sono aumentati i consumi (+3,9%), gli investimenti (+12,5% nel settore delle macchine e delle attrezzature e 9,5% nelle costruzioni). Anche l’occupazione è aumentata, registrando dal 2014 al 2017 un incremento del 4,5% nel Mezzogiorno, a fronte di un aumento del 2,9% nel Nord del Paese. È opportuno sottolineare, però, che questi dati positivi non hanno ancora fatto raggiungere i livelli occupazionali pre-crisi, quando nelle regioni del Sud si contavano più di 300.000 occupati in più.

Ma c’è un altro aspetto che va ancora di più indagato e che influenza talmente tanto il Rapporto da avergli fatto cambiare titolo introducendo la società del Mezzogiorno come campo di indagine ulteriore rispetto all’economia. Si tratta dei diritti di cittadinanza, quelli che dovrebbero essere uguali per tutti i cittadini italiani, a qualsiasi latitudine essi vivano, ma che, purtroppo, presentano enormi divari regionali inficiano l’andamento delle politiche nazionali.

Ad esempio il dato secondo cui in alcune Regioni del Sud, quali Molise, Puglia e Calabria, la Pubblica Amministrazione registra performance nettamente più negative rispetto a quanto avviene in altre Regioni, è conseguenza diretta del fatto che alcuni servizi diretti al cittadino, quali il reperimento di documenti anagrafici, piuttosto che l’effettivo funzionamento di servizi quali l’erogazione dell’acqua o la raccolta dei rifiuti urbani, funzionano in maniera decisamente peggiore che altrove. Ancora più significativo è il divario in due comparti specifici: la scuola, ovvero il settore che determina il livello di sviluppo e competenze del capitale umano giovane, la ricchezza principale di qualsiasi territorio, e i servizi sociali e socio-assistenziali e quindi la cura dei più fragili.

Per quanto riguarda il settore dell’istruzione permane, infatti, anche nel 2017 un enorme divario nei servizi per l’infanzia, ancora usufruiti dal 4,7% dei bambini meridionali, con conseguente danno all’occupazione femminile.

Ph.D Politica Economica. Presidente della Cooperativa Sociale Hermes 4.0. Ex Assessore Scuola, Lavoro, Welfare Regione Calabria. Democratica

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3 Commenti

  1. Giuseppe Scrofina giovedì 22 novembre 2018

    Brava, fornire dati statistici è sempre la strada migliore.

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  2. Enrico morando giovedì 22 novembre 2018

    Questo articolo dimostra quanto sia fondata la tesi sul Sud di Libertàeguale, che fa risalire il ritardo di sviluppo al carattere estrattivo delle istituzioni politiche fondamentali del Sud.

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  3. Federica sabato 24 novembre 2018

    Grazie mille, i numeri aiutano ad essere semplici e a dire la verità.

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