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Il reddito di cittadinanza provoca disastri

Natale Forlani mercoledì 6 Marzo 2019
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di Natale Forlani

 

Confondere i salari ‘poveri’ e le politiche per contrastare la povertà provoca disastri

 

La discussione in corso sulla efficacia del Reddito di cittadinanza (Rdc), ha messo positivamente in rilievo l’esistenza di una rilevante fascia di lavoratori, che percepiscono salari annuali al di sotto dei 9360 euro. Che sarebbe la cifra presa in considerazione dal legislatore per stabilire la soglia di reddito familiare al di sotto della quale, previa verifica di altri indicatori patrimoniali, si può usufruire del Rdc.

 

I lavoratori ‘poveri’

Questi non sono, tecnicamente parlando, lavoratori sottopagati. La stragrande maggioranza di loro viene retribuita con i trattamenti previsti dai contratti collettivi. Ma per orari, e/o durata temporale del rapporto di lavoro, al di sotto degli standard del tempo pieno indeterminato. Sono, per capirci, lavori a termine, a part time, stagionali, interinali, a chiamata, di collaborazione domestica, di lavori autonomi saltuari.

Essi rappresentano circa i 2/3 dei nuovi rapporti di lavoro annualmente attivati.

Che non vuol dire, come purtroppo avviene in molti commenti sui dati del mercato del lavoro, che i due terzi dei lavoratori occupati siano “precari”. Semplicemente per il fatto che molti lavoratori sono coinvolti in più attivazioni di rapporti di lavoro nel corso dell’anno.

Queste rilevazioni non coincidono nemmeno con gli indicatori, utilizzati dall’Istat e dal legislatore, per rilevare le soglie di povertà, in quanto sono i redditi familiari, e non quelli dei singoli componenti, ad essere presi a riferimento. E non coincidono nemmeno con quelli utilizzati, sempre dall’Istat, per stimare i redditi familiari reali, perché questi tengono conto anche degli introiti da lavoro sommerso che, ovviamente non vengono poi dichiarati dai potenziali beneficiari del Rdc.

I rapporti di lavoro, che generano i cosiddetti lavoratori “poveri”, sono una componente ineliminabile del mercato del lavoro, per ragioni facilmente comprensibili. La loro quantità e qualità, incidenza sul totale degli occupati, durata dei rapporti, entità dei salari, dipende dalle condizioni strutturali del sistema produttivo, assai più delle normative che vengono adottate dal legislatore. Ma su questo, per non allungare eccessivamente la riflessione, torneremo con un nuovo approfondimento.

In questa sede vogliamo solo evidenziare i “disastri”, che, rispetto a questi dati di fatto, possono produrre le misure che si stanno adottando con il Rdc.

 

I disastri del reddito di cittadinanza

Li elenchiamo:

– il primo “disastro” può essere determinato da una formazione “artificiale” dei potenziali beneficiari. Tutti coloro che hanno in corso rapporti di lavoro al di sotto delle soglie indicate dal legislatore per il Rdc, ovvero quelli che sono abitualmente interessati a cercarli, si interrogheranno se vale la pena farlo. Più verosimilmente faranno delle verifiche su come adattare la propria situazione familiare dei redditi e dei patrimoni per poter beneficiare del sussidio. Parliamo di almeno 4 mln di persone in questa condizione, rispetto ai 630 ml occupati che, secondo l’Istat, sarebbero in prima istanza nelle condizioni di beneficiare del sussidio;

– il secondo disastro, sarà generato dalla possibilità dei beneficiari del sussidio, di rifiutare tutte le proposte di lavoro al di sotto dei 858 euro mensili, ritenute dal legislatore come le uniche offerte congrue. In pratica la garanzia per tutti i percettori di poter usufruire eternamente del sussidio;

– questi due fattori combinati, l’ allargamento artificioso dei beneficiari e il disincentivo ad effettuare lavori a termine o part time di diverso tipo, produrranno l’effetto di estendere il lavoro sommerso. Infatti non diminuirà affatto la domanda di queste prestazioni, che troverà una offerta disponibile di lavoratori interessati ad arrotondare in nero, gli importi dei sussidi Rdc (come del resto sta già avvenendo con le altre forme di sostegno al reddito, particolarmente in agricoltura).

 

Altro che buona pratica

In sintesi. Questo provvedimento è destinato ad aumentare i disoccupati ufficiali, i sussidi permanenti e il lavoro sommerso. Un vera buona pratica di politica attiva del lavoro da presentare in Europa.

E pensare che il mitico Prof Tridico, padre del Rdc e probabile sostituto di Boeri all’INPS, ritiene che così facendo, cioè disincentivando le persone ad accettare lavori a termine e part time, aumenteranno i salari di tutti i lavoratori.

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