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Il successo del M5s: più forma che contenuto

Ileana Piazzoni lunedì 10 dicembre 2018
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di Ileana Piazzoni

 

Da oggi mi voglio dedicare un po’ per volta a riflettere con voi sulla possibilità che il successo del M5S, soprattutto verso le nuove generazioni, dipenda più dalla forma che dal contenuto. Per chi avesse voglia, consiglio di leggere il libro “L’esperimento” di Jacoboni che può dare elementi interessanti.

 

Immersi nella ‘bolla’

Un ragazzo che non si sia mai avvicinato alla politica, può incontrare facilmente il M5S (ma un discorso simile può essere fatto per la Lega, anche se nel suo caso sono convinta che i contenuti abbiano un peso prevalente) mentre vaga sul web per cavoli suoi. E’ cosa praticamente certa che incapperà in un post per lui condivisibile, magari di qualche pagina collaterale che parla di gattini o ingiustizie di qualsiasi tipo per cui essere indignati.

Una volta messo un like, il ragazzo verrà inserito in una rete sempre più fitta, che lo immergerà in una bolla che gli farà condividere via via sempre di più la visione propagandata dal M5S. Post sui social, messaggi via whatsapp da leggere e propagandare. Che accarezzano il senso comune, che si collegano sempre a qualche fatto realmente accaduto dandone un’interpretazione falsata, ma per quell’aggancio molto verosimile.

E più passa il tempo più la visione di quel ragazzo corrisponderà pienamente ai messaggi che riceve. Non è previsto il dubbio, la discussione, il confronto tra posizioni. Solo messaggi unidirezionali, semplici, chiari, facilmente assimilabili e facilmente trasmissibili.

 

Una meccanismo potente per l’egemonia

Di fronte a questo meccanismo potente, se gli oppositori del M5S avessero un apparato altrettanto potente si potrebbe scatenare una battaglia per l’egemonia.

Ma non è così. Solo la Lega opera sugli stessi standard, con un impianto molto meno autonomamente sviluppato, ma che può contare su quanto messo in campo dall’internazionale sovranista, supportata dai russi con investimenti ingenti (cosa ormai arcinota).

Un ragazzo che volesse fare il salto di qualità e diventare attivista politico, troverebbe facilmente a chi rivolgersi. Qualche banchetto, qualche iniziativa pubblica, ma il grosso del suo tempo sarà richiesto per attività sul web, cioè dove si trova a suo agio. Le sue possibilità di essere selezionato per candidature di vario tipo passano da meccanismi imperscrutabili, ma della cui democrazia lui è convinto. Soprattutto nei livelli locali, appena si crea un meccanismo tipico dei gruppi di persone (divisioni, gelosie, contrasti, creazione di fazioni contrapposte) intervengono dall’alto per imporre chi vince e chi perde. In alcuni casi, se qualcosa va storto e non riescono a intervenire per tempo, persino annullando le procedure (vedi Genova).

Mi piace tutto questo? No, è inquietante e non potrei stare in una struttura del genere nemmeno per 10 minuti. Impossibile però non riconoscerne l’efficienza e l’efficacia.

 

Come funziona, invece, il Pd

Ora pensiamo a un ragazzo che per qualche ragione decida di avvicinarsi al Pd (di solito perché figlio di militanti o amico di qualche ragazzo già inserito). La sua militanza si tradurrà in:

lunghe riunioni in cui quasi sempre si discute animatamente tra fazioni, nazionali, regionali o locali;

qualche banchetto organizzato alla rinfusa con materiali di fortuna;

la necessità di fare tessere a parenti e amici per poter contare qualcosa in uno dei continui appuntamenti congressuali;

portare voti di preferenza a se stesso o a qualcuno della cordata in cui ha deciso di inserirsi.

Se è fortunato, e si trova in qualche zona o circolo particolarmente virtuosi, potrà anche partecipare a qualche interessante convegno, con relatori di livello e la partecipazione dei soliti vecchi militanti, molto interessati ad ascoltare ma soprattutto a dire la propria.

Ben presto capirà che l’importante non è avere una preparazione intellettuale e politica, ma prendere voti e soprattutto portarli a chi potrà garantirgli di andare avanti.

 

Comunicare e resistere

Il web, la scuola, l’università, i gruppi di amici, cioè i luoghi che lui frequenta, sono popolati da coetanei che considerano il Pd il male assoluto, non sono avvezzi al ragionamento ma solo a ripetere slogan e frasi fatte; lui ci prova per un po’ a interloquire ma poi capisce che è una battaglia impari, e lascia perdere. Di solito riesce a resistere nel partito se riesce ad avere attorno a sé o a crearlo (grazie a spiccate doti di leadership) un gruppo di amici.

Ho parlato del partito e non dell’organizzazione giovanile perché quest’ultima ha lo stesso identico funzionamento, con un po’ più di attenzione a tematiche di interesse giovanile, ma non al punto di vista dei giovani sulla politica in generale: cioè si parla di scuola e università, ma raramente di pensioni e salari, di politica estera etc.

 

Come si cambia il partito

Ho esagerato? Può darsi. Mi piacerebbe molto che questo mio post, oltre a procurarmi invettive, servisse ad avviare un confronto serio sulle cose da cambiare nel partito, per tornare ad avere un ruolo utile nella società. Chiunque voglia dire la propria, purché educatamente, è benvenuto. Anche in via privata. Grazie

Esperta di politiche sociali. È stata consigliere comunale ed assessore alle Politiche Sociali del comune di Genzano (Rm). Ha lavorato presso le segreterie politiche della Presidenza del Consiglio Provinciale di Roma e dei Gruppi del Consiglio Regionale del Lazio. Eletta nel 2013 deputata con SEL, nel 2014 sceglie di sostenere l’esecutivo Renzi e aderisce al PD. È stata Segretaria della XII Commissione (Affari Sociali) della Camera dei Deputati e relatrice del disegno di legge sul contrasto alla povertà.

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1 Commenti

  1. Silvio lunedì 10 dicembre 2018

    Concordo ( pur da non iscritto al Pd) sull’analisi relativa al partito, alle sue strutture,ecc. È, a mio avviso, il vuoto totale di discussione politica, di anni di condivisione di un potere arrogante, soprattutto a livello locale, che ha allontanato i giovani e la gente dal partito e l’ha avvicinata ai 5s o alla lega.

    Rispondi

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