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di Umberto Minopoli

 

“Torna, ti prego”. Davvero un capolavoro politico quello dei dirigenti Pd. Di insipienza e di autogol in serie: senza Renzi alla guida (ormai da 8 mesi) sono riusciti a farlo diventare il tema della loro vita interna, della loro prospettiva e di questo eterno congresso che continua a dividerli senza mai celebrarsi.

Fossi in Franceschini, Gentiloni, Fassino, Veltroni (dall’esterno) e Zingaretti (lo strumento) mi interrogherei sui loro tre errori strategici, i loro tre autogol.

 

La rottura col passato

Primo errore: riavuta la guida del Pd avrebbero dovuto affermare la loro proposta politica e strategia. Invece, con voracità e approssimazione infantile, hanno impostato la discussione interna e il congresso sulla “rottura col passato” (Zingaretti), liquidazione del renzismo, di Renzi e, persino, dell’esperienza di governo del Pd.

Così il “fantasma di Renzi” si è imposto, per mesi e mesi, come l’ossessione dei dirigenti del Pd dimostrandone la scarsa capacità,autonomia e statura.

 

L’incontro con il M5s

Secondo errore: hanno, sin dall’inizio, puntato le loro carte politiche su un’idiozia, un suicidio, un non senso: l’incontro con i 5 Stelle.

Purtroppo per loro (ma Renzi li aveva avvertiti) era un azzardo irrealistico e velleitario. Nella azione di governo, i 5 Stelle si sono dimostrati come protagonisti attivi del disastro economico, dell’isolamento e del discredito internazionale dell’Italia, degli azzardi eversivi (dalla giustizia, ala sanità, all’informazione) dell’azione di governo. Non “poveri succubi” di Salvini, come amerebbe dipingerli una certa compiacente propaganda a sinistra, ma attivi protagonisti del disastro. Era facile prevederlo (visti programmi, valori e natura dei grillini) ma gli illusi dirigenti del Pd hanno vagheggiato. E lasciato solo a Renzi il richiamo alla verità.

 

Stanare Renzi

Terzo errore: fare dello “stanare Renzi” la piattaforma di lancio del congresso Pd. Farne, nei fatti, il convitato di pietra, il protagonista nascosto: da taluni accusato di disimpegno, da altri (la aspirante nuova maggioranza del Pd) di “preparare la scissione”.

Non si è mai visto, nella storia delle scissioni di cui la sinistra italiana è maestra, uno che prepara la scissione lasciando che i suoi amici ed alleati interni si sparpaglino, aderiscano ad altre piattaforme. E dichiari, ogni giorno, che non vuole fare una corrente o aggregare chi la pensa come lui. Sarebbe il più maldestro degli scissionisti della storia delle scissioni.

 

Renzi, ancora protagonista

In ogni caso, grazie ai tre errori dei dirigenti del Pd, Matteo Renzi si ritrova, persino suo malgrado (lo scrive Panebianco sul Corriere), ad essere protagonista della prospettiva politica della sinistra di governo e del congresso del Pd. Ma, soprattutto io direi, delle prospettive dell’opposizione.

E’ evidente che la confusione, gli errori e le velleità della dirigenza post-renziana del Pd stanno tarpando le ali dell’opposizione. Che cresce nelle piazze ma langue in Parlamento. Dove Matteo Renzi appare la voce più combattiva e determinata. Quella che forse servirebbe apparisse la guida dell’opposizione.

Certo, immagino il terrore che ne avrebbero Conte, Salvini e Di Maio. A Renzi mi permetterei di dire: “come vedi e registri, non è possibile per te disinteressarti del Pd (nel senso di limitarti al ruolo di iscritto e parlamentare). I tuoi deboli avversari, nell’ansia di esorcizzarti, ti tirano dentro (per i capelli).

 

Al paese serve una guida all’altezza dei problemi

Ma, ciò che più conta, di questa patologica ossessione e fantasmagoria dei tuoi colleghi avversari, ne soffre il Pd (descritto da tutti come confuso e impotente) e soprattutto ne soffre il paese. Che avrebbe bisogno di una opposizione combattiva, risoluta, senza”grilli” per la testa (in senso proprio) e che si colleghi al malessere del paese (imprese, artigiani, lavoratori, territori, giovani ). Forse, caro Matteo, servirebbe prendere atto di questa realtà. Io lo penso dal 4 di Marzo ma altri come San Tommaso hanno avuto bisogno di vedere le stimmate (sulle braccia del partito e del paese): al Pd serve una guida all’altezza dei problemi. Torna.

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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3 Commenti

  1. Mellow lunedì 10 dicembre 2018

    Mi sembra l’epigrafe citata in La donna della porta accanto di Truffault: ‘Né con te né senza di te’.
    I due muoiono, ovviamente.

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  2. Donato Antonellis lunedì 10 dicembre 2018

    Condivido al 200% l’articolo e le opinioni di Minopoli. Senza Renzi il PD è in frantumi, non il contrario. Rialziamo la testa!!!

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  3. Elviro Furia lunedì 10 dicembre 2018

    Comunque si voglia pensare, pur avendo fatto degli errori, come tutti quelli che hanno fatto politica a quel livello, è stato un grande primo ministro ed un grande segretario di partito, ed oggi è uno dei pochi che sa che cosa bisogna fare nel partito e nella politica nazionale.

    Rispondi

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