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L’Ilva, l’Italia e il sindacato a 5 stelle

Redazione lunedì 14 maggio 2018
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di Umberto Minopoli*

 

Fiction. L’Italia ( e il sindacato ) a 5 Stelle.

Siete un funzionario sindacale dell’Ilva di Taranto: una grande fabbrica in un territorio che vede crescere disoccupazione e desertificazione industriale.

L’azienda che rappresentate, l’Ilva, è vitualmente fallita. Perde 30 milioni al mese e vede deperire, giorno dopo giorno, i suoi asset industriali, la sua competività, il suo ranking nelle classifiche dei produttori siderurgici. In cui occupava i primi posti prima di precipitare in seguito ad un assurdo harakiri nazionale ( anzi, antinazionale) di magistratura e politica. E con la complicità dei sindacati: supini e silenti.

L’azienda ( fatta di più fabbriche in Italia) sta morendo. Vi trovate di fronte il ministro Calenda. Ha compiuto il miracolo di aver garantito l’investimento di un grande gruppo industriale che si propone di investire, di rilanciare Ilva e di salvarla. Ovviamente a questo gruppo di investitori occorre garantire condizioni di efficacia del suo investimento. Che è, del resto, nell’interesse stesso dei lavoratori dell’Ilva. Ciononostante il ministro riesce nel miracolo di un’ipotesi di accordo che non prevede licenziamenti e garantisce i trattamenti salariali dei lavoratori.

Ovviamente, voi sindacalisti, avete osservazioni e richieste per migliorare un già ottimo e straordinario accordo. Dovete far presto. Il ministro Calenda sta per essere sostituito da un nuovo ministro, espressione di un governo in cui, è noto, c’è la presenza dominante di un partito che vuole “nessun accordo e la chiusura dell’Ilva”.

Il tempo, peraltro, stringe. Gli investitori non possono aspettare in eterno. Potrebbero scocciarsi e andarsene via. Che succederebbe all’Ilva in tal caso? Nella migliore delle ipotesi la morte definitiva del siderurgico e un “reddito assistenziale di disoccupazione a vita” per decine di migliaia di persone.

Che fa un sindacato degno di questo nome? Tratta, direte voi, con Calenda. Tratta finchè c’è un ministro che vuole salvare Ilva, direbbe ogni persona normale. Ma Fiom e Uilm non sono persone normali. Che fanno? Delegittimano Calenda e bramano che arrivino al governo quelli che….vogliono chiudere Ilva. E che promettono un sussidio a vita agli ex lavoratori siderurgici. Pazzesco.

Dilettanti e sprovveduti questi sindacati? Neanche per sogno. Quei sindacalisti (con l’eccezione ammirevole della Cisl) vogliono proprio quello che si prospetta: la chiusura della fabbrica e la distribuzione di sussidi a vita. Pagati con le nostre tasse. E perché? Risposta: non sarà che in questa Italia a 5Stelle si fa strada, anche tra i lavoratori, l’idea che il sussidio a vita, il reddito di cittadinanza, sia preferibile al lavoro e più comodo e conveniente? Sono questi “i voti di sinistra” che, secondo politici e sindacalisti di sinistra, vanno ai 5 Stelle nel Sud? E’ questa” la cosiddetta “nuova sinistra a dominanza grillina che affascina alcuni del Pd? E’ così! Ed è un cambiamento genetico e antropologico di una sinistra, ormai, fossile e arrendevole.

Intanto diciamo a Calenda: “grazie lo stesso ministro. La rimpiangeremo”. Non rimpiangeremo invece la Fiom/Cgil: un ex sindacato.

 

*Presidente Associazione Nucleare Italiana

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