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Per lo sviluppo del Mezzogiorno non serve una nuova “Cassa”

Pietro Ichino giovedì 6 Febbraio 2020
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di Pietro Ichino

 

Quel che occorre innanzitutto, insieme a un miglioramento del “capitale sociale”, cioè del tasso di civicness diffusa, è il superamento di una radicata cultura anti-industriale, che nelle regioni del Sud permea anche le istituzioni

 

Incuranti del bilancio negativo dell’esperienza della Cassa per il Mezzogiorno, i ministri Di Maio e Patuanelli approfittano del fallimento della Banca Popolare di Bari  per lanciare l’idea di risuscitare quella Cassa, presentandola come la soluzione della questione dello sviluppo delle nostre regioni meridionali. Manca, in questa proposta, qualsiasi consapevolezza dei grandi ostacoli strutturali allo sviluppo del Sud. Uno di questi è sicuramente costituito dal difetto di “capitale sociale”: cioè difetto di cultura delle regole, di civicness, quindi di fiducia reciproca tra cittadini, istituzioni e imprese, nonché dei cittadini stessi tra di loro. Un altro ostacolo è costituito da una cultura anti-industriale profondamente radicata nelle nostre regioni meridionali. Una sindrome nimby (not in my back-yard) che investe anche le istituzioni e che oggi si esprime in un ecologismo opportunista ed estremizzato. È la cultura che ha prodotto un’opposizione feroce contro il gasdotto transadriatico destinato ad approdare sulla costa pugliese; che è riuscita a bloccare per trent’anni l’investimento della Total nella località di Tempa Rossa in Lucania, a far fuggire il colosso danese Maersk da Gioia Tauro nel 2011e la British Gas da Brindisi nel 2012, dopo un investimento di 250 milioni (già spesi) sul progetto del rigassificatore approvato dal Governo nazionale e delle autorità competenti per le implicazioni ecologiche.

Corriere della Sera, 13 settembre 1972 (*)

È la stessa che ora, a Taranto, rischia addirittura di far chiudere lo stabilimento di produzione dell’acciaio più grande d’Europa. È la cultura che esalta, nell’orientamento professionale dei giovani (e anche dei non più giovani), la preferenza per l’impiego pubblico, nel quale chi vuole può lavorare poco e – se del caso – integrare il reddito con un po’ di lavoro nero.

Finché nel nostro amatissimo Sud questa cultura resterà dominante, nessuna nuova cassa, per quanto generosa, potrà risollevare le sorti della sua economia.

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(*) Il titolo della pagina del Corriere della Sera qui riprodotta riporta una affermazion del prof. Pasquale Saraceno, che fu tra i più convinti sostenitori della Cassa per il Mezzogiorno.

 

(articolo pubblicato su www.pietroichino.it il 7 gennaio 2020)

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