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Quirinale, per la scelta finale bisogna avere pazienza

Carlo Fusaro lunedì 24 Gennaio 2022
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di Carlo Fusaro

È raro che io mi trovi d’accordo col “Manifesto” (che però ha un cronista di cose istituzionali molto molto bravo, si chiama Andrea Fabozzi): ma stavolta suggerisco di cercare il suo articolo dal titolo significativo “Da remoto e in contumacia, la triste uscita di scena” (di Berlusconi). Non mi dilungo: ha inflitto al paese una lunga perdita di tempo, ha provocato incredulità delusa fuori d’Italia (credevamo fossero tornati alla serietà, ed ora forse eleggono B. presidente e perdono tempo con le “operazioni scoiattolo”: sai l’umiliazione di doversi abbassare, per educazione, a spiegare di che si tratta!), ha per giunta rivelato al colto e all’inclita le divisioni del centro-destra, il campo che fa finta (per quanto ancora?) di considerarlo il proprio leader (lo fu, da tempo lo è per finta). Insomma ha fatto danni a 360°.

Domani si comincia a votare e – avendo dovuto aspettare i patetici comodi di S.B. e la soddisfazione del suo ego ipertrofico e non più lucido – siamo ancora alle prove di intesa.

Io spero che Letta e c. votino scheda bianca: leggo che son tentati di votare un candidato “di bandiera”. Leggo di quella persona per bene di Andrea Riccardi che ha molti meriti. Ma che bisogno c’è di strumentalizzarlo per una sicura bruciatura? Occorre coerenza: ci vuole il nome condiviso se si vuole evitare il massacro dell’elezione di misura (con caduta di governo e legislatura).

Si fa finta di dimenticarlo: ma la politica, quella vera, quella seria ha una logica ferrea.

Quindi non si scappa: se vogliamo riconoscere ai leader che contano nell’attuale Parlamento italiano la minima responsabilità verso il Paese e se concordiamo che questa comporta usare al meglio in chiave PNRR quel che resta della legislatura (per l’Italia e chi ci vive, NON per i parlamentari che ovviamente ci tengono e si possono capire), se partiamo da questi due presupposti…

A) o si rielegge Mattarella;

B) o si fa un accordo su Draghi inclusivo di presidente del consiglio e governo semi-fotocopia;

C) o si elegge un/a presidente altro/a, assicurandosi che stia bene anche a Draghi.

La terza C) mi pare molto difficile, anche perché trovare una personalità all’altezza che non dia la percezione che ha vinto uno dei due campi che si disputeranno le prossime elezioni politiche non è facile (effettivamente Casini mi sembra uno dei pochi, se non l’unico: ma non sono sicuro stia bene a destra e certo non a pezzi di centro-sinistra).

La seconda B) è meno difficile ma divide verticalmente la destra (fumo neglio occhi per Meloni) e certamente comporta incognite (con Draghi presidente potrebbe forse funzionare: forse).

La prima A) che è quella più logica abbisogna, infine ahimé (qui secondo me il presidente Mattarella ha insistito – a fin di bene – un po’ troppo), che si diffonda la percezione che non si riesce a fare altro (non “di più”! perché sarebbe soluzione oggettivamente ottima). Quindi varie votazioni senza esito. Ecco perché il mio titolo: “accingiamoci ad avere pazienza”.

P.S. Mi ha molto impressionato un’intervista del principe dei quirinalisti Marzio Breda (oggi): nella quale, dopo per mesi aver escluso la disponibilità di Mattarella alla rielezione, non la esclude più. Lo considero un segnale significativo.

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