LibertàEguale

Digita parola chiave

Se l’austerity è il vero sovranismo

Tortuga giovedì 31 maggio 2018
Condividi

di Tortuga*

 

Giuseppe Conte, nel suo primo intervento pubblico, aveva ribadito l’importanza di mantenere l’attuale posizionamento dell’Italia in ambito europeo e internazionale. Un messaggio contradditorio con una parte sostanziale della sua maggioranza parlamentare.

 

Risuona da tempo una parola: sovranità

Tra i sostenitori del nascituro governo, infatti, risuona da tempo una parola: sovranità. Più potere a livello nazionale, meno vincoli esterni. Un sovranismo nato e definito come opposizione verso l’Unione Europea e i mercati finanziari. Eloquenti sono le parole di Matteo Salvini: “Lo spread non ci interessa, ci interessano i cittadini”. Ricordiamolo: lo spread rappresenta il costo di indebitarsi, in termini di tasso di interesse, per lo stato italiano rispetto a quello tedesco (lo stato più solido del continente). L’indice è passato da 113 punti di fine aprile ai 191 di oggi (bit.ly/2GK35gQ). Un problema enorme per il nostro paese, checché ne dica Salvini, visto il nostro altissimo debito pubblico (133 per cento del Pil) e la già alta spesa pubblica annuale per i tassi di interesse: 66 miliardi di euro (nel 2016) che ogni anno i cittadini pagano, attraverso imposte e tasse, per ripagare un debito pubblico pregresso. Per intenderci, più di quanto spendiamo per scuola, lotta alla povertà e ricerca scientifica messe assieme.

 

I rischi dell’uscita dall’Euro

C’è chi propone, come soluzione, l’uscita dall’Euro, oppure la richiesta alla Bce di un taglio di 250 miliardi di debito. Scelte da evitare non perché tecnicamente improbabili (le regole si possono cambiare, volendo), ma perché metterebbero a serio rischio l’economia del nostro paese, per via degli alti costi economici e sociali che comporterebbero. Il Paese, come prima dell’ingresso nell’Euro, tornerebbe in balia dei mercati finanziari e dei tassi di interesse, molto più alti fino a 20 anni fa. Potrebbe tornare lo spettro dell’inflazione, la più ingiusta delle tasse perché colpisce ugualmente poveri e ricchi riducendo il valore dei salari. Nessuno sa con certezza cosa accadrebbe se le proposte sovraniste e isolazioniste venissero attuate, ma i rischi sarebbero enormi (bit.ly/2IJD7iU).

 

Per essere sovrana l’Italia deve ridurre il debito

Eppure la soluzione è sotto gli occhi di tutti. Se davvero si vuole rendere l’Italia autonoma dai vincoli europei, dai mercati finanziari, dagli speculatori, la soluzione dovrebbe essere ovvia. Ridurre gradualmente il debito, e renderlo più sostenibile. Paradossalmente, i sovranisti dovrebbero essere i primi sostenitori dell’austerity: un paese poco indebitato e in equilibrio di bilancio è più autonomo rispetto ai partner europei e soprattutto rispetto alle banche e alla grande finanza. A cui non si dovrebbe più rivolgere in modo così frequente e pressante per chiedere altri soldi con cui indebitarsi. Un paese meno indebitato si potrebbe anche permettere la flat tax leghista, o il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle. Cosa è in fondo il sovranismo se non ridurre il debito pubblico e rendere meno dipendente dall’esterno il nostro paese?

Se Salvini e Di Maio vogliono rendere libera l’Italia dalla speculazione e dai movimenti della finanza, dovrebbero evitare aumenti del macigno sulle spalle dei giovani. Sarebbe un buon inizio.

 

*Tortuga è un think-tank di studenti di economia nato nel 2015. Attualmente conta 42 membri, sparsi tra Italia, Francia, Belgio, Inghilterra, Germania, Austria, Senegal e Stati Uniti. Scrive articoli su temi di economia, politica e riforme, ed offre alle istituzioni un supporto professionale alle loro attività di ricerca o policy-making 

 

Tortuga è un think-tank di studenti di economia nato nel 2015. Attualmente conta 42 membri, sparsi tra Italia, Francia, Belgio, Inghilterra, Germania, Austria, Senegal e Stati Uniti. Scrive articoli su temi di economia, politica e riforme, ed offre alle istituzioni un supporto professionale alle loro attività di ricerca o policy-making

Tags:

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *