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Un’Europa da difendere e da cambiare

Nicola Danti giovedì 9 maggio 2019
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di Nicola Danti

 

A una manciata di giorni dalle elezioni europee, il nostro continente appare confuso, incerto su quello che sarà il proprio futuro dopo il 26 maggio. Una confusione che fa seguito allo choc della Brexit e che è resa manifesta proprio dalla situazione dei cittadini inglesi, destinati con ogni probabilità a votare per eleggere dei rappresentanti che resteranno in carica solo pochi mesi.

Come si è arrivati a questo?
Per un paradosso della Storia, è come se negli ultimi anni – mentre l’Europa abbatteva i muri delle sue dogane – avessimo eretto nei nostri cuori i muri della paura e del sospetto. Oggi viviamo un momento particolare, in cui sembra essere in atto una scommessa del resto del mondo contro l’Unione europea. Allo stesso tempo, noi spesso sentiamo le nostre armi spuntate, complici anche gli anni di crisi che ci siamo faticosamente lasciati alle spalle.
Io credo che queste elezioni europee siano il momento giusto per riaffermare che l’Unione europea è l’unico orizzonte possibile per i nostri figli.

Un’Europa da difendere, ma anche un’Europa da cambiare.
Dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per non tradire i valori su cui l’Unione è stata fondata.
Dobbiamo cambiare il modo con cui ci approcciamo alla politica europea, dobbiamo trovare sintesi e messaggi comuni da un angolo all’altro del continente. Dobbiamo reagire tutti insieme all’intolleranza e alla violenza sempre più striscianti nelle nostre società, perché sono la negazione del progetto che ci ha tenuti insieme negli ultimi settant’anni.

Dobbiamo parlare di Europa, e parlarne nel modo giusto. Dobbiamo contrastare la narrativa che dipinge l’Ue come un apparato di burocrati dedito solo a produrre norme sulla curvatura delle banane o la dimensione delle cozze. Ma dobbiamo anche smetterla di raccontare l’Europa sempre e soltanto come un’unione economica, come un bancomat da cui attingere finanziamenti. Continuare a far parte dell’Unione europea è determinante per il nostro futuro, non tanto per i fondi che mette a disposizione (se fosse solo per questo, il saldo tra l’Italia e l’UE sarebbe infatti negativo), ma perché è il progetto politico più straordinario mai concretizzato a livello globale e perché ha creato una serie di opportunità altrimenti neanche immaginabili. A partire dalla libertà di viaggiare, studiare, commerciare e lavorare in ventotto (per ora…) Stati diversi.

L’Europa è anche l’unico mezzo che abbiamo a disposizione per affrontare le sfide della globalizzazione e cercare di governarla e orientarla in senso più giusto e sostenibile. Questo dovrebbe essere uno degli obiettivi strategici, soprattutto a sinistra… altro che rifiutare a priori la globalizzazione! Solo un grande partner commerciale come il nostro continente può giocare un ruolo determinante nel sollecitare (se non addirittura imporre) l’adesione a determinati standard sociali, ambientali e qualitativi tali da avviare processi globali di miglioramento.

Nel nostro paese, l’opposizione al sovranismo e a pericolosi ritorni al passato assume un significato politico ancora più urgente. Lega e Movimento 5 Stelle condividono con accenti diversi la parola d’ordine “prima gli italiani”. Non capiscono – o forse capiscono fin troppo bene – che se simili posizioni fossero adottate da tutti gli Stati membri l’Unione semplicemente collasserebbe su se stessa. Nel frattempo, però, ciò che questa retorica produce non è altro che l’isolamento dell’Italia. Noi non possiamo permettere che accada.

La battaglia, allora, inizia adesso.
La vinceremo noi, se riusciremo a disegnare un futuro di cui smettere di avere timore.
La vinceremo noi, se sapremo costruire una nuova speranza per i nostri concittadini, a partire da quelli più giovani.
La vinceremo noi, se metteremo al centro delle nostre promesse il sogno coraggioso ma concreto degli Stati Uniti d’Europa.
In questa battaglia io ci sono e dico: Europa, Avanti!

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