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Riduzione parlamentari: uno spot elettorale

Stefano Ceccanti lunedì 13 maggio 2019
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di Stefano Ceccanti

Intervento alla Camera dei Deputati

 

STEFANO CECCANTI (PD). Presidente, penso che in una giornata come oggi non dobbiamo segnare uno stacco rispetto a stamani e al ricordo di Aldo Moro, anche perché in quest’Aula Aldo Moro, il 15 febbraio del 1977, intervenne in materia istituzionale: intervenne sulla legge elettorale con la quale gli italiani sarebbero stati poi chiamati nel 1979 alle prime elezioni dirette per il Parlamento europeo; e ne parlava, giustamente, come si deve in materia istituzionale, con solennità e concordia, perché questa materia è tipica di solennità e concordia.

Diceva Aldo Moro: “è importante che siamo concordi nel ritenere che l’Europa sia necessariamente il luogo nel quale il dibattito politico dovrà svilupparsi. Noi non siamo turbati come lo sono in Inghilterra, non siamo divisi come lo sono in Francia, vi è in sostanza da noi, pur nella permanente diversità delle nostre posizioni, un sostanziale accordo per essere europei, per ritenere che questo è il nostro destino”.

Purtroppo sono parole distanti dalla situazione odierna, sia da questo provvedimento sia dalla non concordia in materia europea. Oggi noi su questo provvedimento non registriamo né solennità né concordia. Non c’è solennità non solo per atteggiamenti psicologici individuali, ma perché questo è uno spot elettorale e basta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Questo è solo uno spot elettorale! È un taglio casuale numerico!

Non c’è stata nessuna volontà di affrontare i nodi strutturali di un bicameralismo ripetitivo totalmente indifendibile e non difeso, lo ha già spiegato il relatore di minoranza, il collega Migliore, lo hanno spiegato soprattutto i colleghi della Commissione affari costituzionali. Si poteva scegliere un’opzione monocamerale, che risolveva problemi anche di maggioranze diverse. Si poteva scegliere un bicameralismo differenziato, per affrontare le autonomie territoriali, infatti vediamo come il nodo dell’autonomia differenziata non sia risolubile solo per scambi politici in sede politiche: state impantanando il Consiglio dei ministri non decidendo su niente, ma perché non può essere risolto solo in una sede politica, ha bisogno di sedi istituzionali di maturazione.

Non c’è nessuna consapevolezza dei riflessi dei numeri che si adottano: ve l’abbiamo spiegato più volte cosa significa avere un Senato eletto a base regionale con 200 persone, quali soglie implicite si determinano, quali effetti si determinano sui Regolamenti parlamentari, sui numeri della composizione dei gruppi, della composizione delle Commissioni.

Non vi è interessato questo, perché c’è solo lo spot elettorale da fare! Oltre a non esserci solennità, non c’è neanche concordia, quella che dovrebbe esserci in materia costituzionale. E non c’è concordia perché c’è stato il grave strappo procedurale – mi dispiace, Presidente Fico, ma noi continueremo a ribadirglielo -, perché il potere del Presidente di ammissibilità degli emendamenti per affrontare quei temi che avevate il diritto di bocciare nel merito non è solo un articolo del Regolamento, sta nel Regolamento e non è rimesso alla volontà delle maggioranze.

Il Presidente non è, come è stato lei in questo caso, il notaio passivo della volontà della maggioranza, addirittura teorizzato nella declaratoria di ammissibilità; non è solo un articolo del Regolamento, perché quell’articolo del Regolamento esprime un principio costituzionale: il Presidente ha dei margini di ragionevolezza, specie quando l’opposizione non fa ostruzionismo – perché non abbiamo fatto ostruzionismo -, perché deve tutelare un diritto costituzionale, che è il diritto costituzionale dei parlamentari, di ogni singolo parlamentare, in particolar modo di quelli dell’opposizione, di poter presentare e vedere discusse e al limite anche bocciate le proposte, ma deve esserci questo diritto, che è stato ribadito anche recentemente nell’ordinanza di gennaio della Corte Costituzionale.

Quindi è mancata la concordia, perché si è voluta tagliare una parte di discussione, perché faceva paura alla maggioranza dire che voleva solo uno spot elettorale e non voleva cambiare a fondo il bicameralismo, non voleva fare votare i diciottenni al Senato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Vi siete inventati una declaratoria di inammissibilità per non perdere la faccia e votare di no nel merito. Questa è la verità! L’inammissibilità è stata una sovrastruttura di una convenienza politica, solo questo, nient’altro! Non si può certo dire che un emendamento che dice una Camera sola di 500 non ha niente a che fare col numero dei parlamentari, va contro qualsiasi logica e contro qualsiasi evidenza!

Vorrei quindi chiudere come ho iniziato. Il 28 febbraio 1978, sedici giorni prima di essere rapito, Aldo Moro affrontò una difficile assemblea dei suoi gruppi parlamentari, e fece uno dei suoi più bei discorsi, che possiamo ascoltare grazie a Radio Radicale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Quel discorso è uno degli elementi più pregevoli della grandissima banca dati di Radio Radicale – dovremmo riascoltarlo tutti -, e in un pezzo conclusivo di quel discorso Aldo Moro, di fronte al suo gruppo che non voleva votare un’intesa di Governo con il Partito Comunista, con cui c’era stata la grande lacerazione, ricorda che la politica non è solo testimonianza, è assunzione di responsabilità, a volte anche impopolare, e bisogna saper spiegare agli elettori delle scelte impopolari, come lo è votare contro questo spot elettorale, che è il nostro dovere, e noi esercitiamo questa responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Congratulazioni).

Vicepresidente di Libertà Eguale e Deputato del Partito Democratico, eletto nel collegio di Pisa e Livorno. Professore di diritto costituzionale comparato all’Università La Sapienza di Roma.
Già presidente nazionale della Fuci, si è occupato di forme di governo e libertà religiosa. Tra i suoi ultimi libri: “La transizione è (quasi) finita. Come risolvere nel 2016 i problemi aperti 70 anni prima” (2016).

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