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Dalla Slovacchia alla ‘Renaissance’: la nostra Europa

Alberto Colombelli mercoledì 3 Aprile 2019
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di Alberto Colombelli

 

Ci sono momenti nel corso di ciascuna esistenza nei quali ci si incrocia con la Storia. E per le nostre ultime generazioni questo è esattamente uno di quelli.

 

Le prossime europee: le prime con un contenuto politico

Le prossime elezioni europee saranno storicamente le prime con un vero contenuto politico, con una decisa sfida aperta tra europeisti e nazionalisti. Le precedenti erano state finora vissute semplicemente come l’occasione per una verifica politica interna, come una tappa intermedia per misurare il consenso dei partiti nazionali. Quelle che per noi si andranno a celebrare il 26 maggio prossimo assumeranno una veste assolutamente diversa, in un serrato confronto tra due visioni assolutamente distinte.

Da una parte chi vuole rilanciare il progetto europeo, superandone definitivamente i limiti che ne hanno condizionato il pieno compimento. Dall’altro chi invece vuole ridimensionarlo in modo definitivo, riducendone gli obiettivi e la prospettiva, pregiudicando in modo irreversibile ogni ambizione di pervenire alla realizzazione di un’Unione europea più sovrana, più politica e più democratica.

 

L’affermazione dei sovranisti

Ci troviamo ad affrontarlo in un contesto caratterizzato dalla progressiva affermazione di posizioni nazionaliste, sovraniste e populiste che rendono la posta in gioco particolarmente alta. Serve come non mai definitiva piena consapevolezza che ora sono a rischio stato di diritto e democrazia liberale, già drammaticamente compromesse in alcuni paesi europei.

L’Unione europea nei mesi scorsi ha provato con le sue istituzioni a difendersi da questa involuzione prodottasi al suo interno attraverso gli strumenti di cui si è nel tempo dotata, con già avvenuta attivazione verso alcuni stati membri delle procedure previste dall’Art. 7 del Trattato sull’Unione europea, quello che mira a tutelare il rispetto della divisione dei poteri che sta alla base dei principi democratici a cui si ispira e che difende l’Europa. È avvenuto nei confronti di Polonia e Ungheria, due paesi che insieme a Slovacchia e Repubblica Ceca sono parte del gruppo di Visegrád, quello che con più intensità ha prodotto drammatiche fratture nel cuore dell’Europa capaci di contaminate poi anche altri Paesi.

 

Il successo di Zuzana Čaputová

Ora un fatto storico scuote l’Europa. Ancor prima della celebrazione delle attese elezioni europee, proprio dalla Slovacchia giunge la notizia del successo di Zuzana Čaputová. Liberale, ambientalista, europeista, impegnata per quattordici anni nella lotta, poi vinta, contro una discarica abusiva, poi per i diritti degli omosessuali e dei migranti, è diventata Presidente della Slovacchia vincendo le elezioni con il 58% dei voti. È la prima donna capo di Stato del Paese. Ha sconfitto, al ballottaggio, Maros Sefcovic, Commissario europeo all’energia, socialista, politico di lungo corso a Bruxelles, staccandolo di 16 punti. Eletta ha ringraziato in cinque lingue e ha detto di essere felice “non solo per il risultato ma principalmente perché abbiamo dimostrato che si può evitare il populismo, si può dire la verità e coinvolgere la gente senza un linguaggio aggressivo”.

Un successo che già da solo segna una profonda rottura con lo status quo che tanto aveva condizionato l’Europa negli ultimi tempi. Spezzando di fatto il gruppo di Visegrád determina di riflesso nuovi equilibri all’interno della riunione dei Capi di Stato e di Governo dei paesi membri, che nella logica della governance intergovernativa che guida l’Unione europea ben sappiamo quanto sia capace di pregiudicare la possibilità di dare attuazione alla diversa volontà spesso espressa dagli ufficiali organismi comunitari.

E anche tra questi ultimi si ricordi altresì in proposito come la maggioranza qualificata in seno al Consiglio dei Ministri dell’Unione europea è stata ridefinita in base alla formula introdotta progressivamente dal Trattato di Lisbona: è richiesta la doppia maggioranza costituita dal 55 per cento degli Stati membri purché rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione totale dell’Ue, con l’ulteriore tutela prevista a favore degli stati più piccoli che nessuna decisione di fatto può essere adottata se bocciata da almeno quattro stati.

 

La convergenza dei progressisti

Evidente di riflesso il diverso scenario che ora si configura riducendosi il gruppo di Visegrad proprio da quattro a tre stati. Così come la difesa di stato di diritto e democrazia liberale già in atto debba adesso trovare a maggior ragione senza più remore o esitazioni una definitiva determinata convergenza di tutti i progressisti, europeisti e riformisti dell’Unione europea.

Affinché si adoperino congiuntamente, questa volta anche fino alla revisione dei Trattati, per liberare l’Unione europea dai limiti impostigli da una sua governance divenuta progressivamente sempre più intergovernativa ed offrirle invece una sempre maggiore sovranità per fronteggiare le sfide globali anche e soprattutto nell’interesse dei singoli stati membri.

Affinché si possano garantire concreti progressi verso un’Europa che riaffermi nuovamente e sempre più quell’insieme di ideali e valori che, associati a prosperità economica, avevano, senza precedenti nella Storia, liberamente attratto progressivamente paesi che uscivano da drammatici passati politici e antidemocratici.

È giunto il momento di rivendicarli e rilanciarli. Perché stavolta potremmo davvero perderli per sempre. Perché l’Europa è e resta la nostra casa e il nostro futuro.

 

La Renaissance di Macron

Perché lo è con tre parole che già da sole esprimono pienamente quanto ha già cambiato e continua a cambiare positivamente le nostre vite: libertà (l’Europa che ci permette una società aperta e con spazi diversamente inimmaginabili), protezione (l’Europa che ci tutela con il rispetto del nostro ambiente, la qualità del nostro cibo, la difesa di un corretto sistema di concorrenza), progresso (l’Europa che persegue uno sviluppo sostenibile e che con politiche di coesione riduce le disuguaglianze territoriali).

Sono le tre parole con cui il Presidente francese Emmanuel Macron si è fatto promotore di Renaissance, il nuovo appello per l’Europa lanciato mese scorso nei ventisette paesi e nelle ventisette lingue dell’Unione europea e che ora si è trasformato in una vera lista elettorale transnazionale. Che si aggiunge a Volt e a Diem25 in Germania, finora le uniche nell’intero panorama europeo.

A rappresentarci per l’Italia in Renaissance Sandro Gozi che – fedele all’obiettivo insieme perseguito sin dal 5 marzo 2018 con cui abbiamo promosso una finora incompiuta alleanza tra tutti i progressisti, europeisti e riformisti dell’Unione Europea – ha deciso di portare fino in fondo questa nostra idea di un’Europa senza confini interni in reazione alla bocciatura da parte del Parlamento Ue di analoga sua proposta già avanzata un paio di anni fa che mirava a sostituire con liste transnazionali i posti lasciati liberi dai parlamentari inglesi dopo il referendum sulla Brexit.

Così spiega la sua decisione di candidarsi: “Ritengo che le candidature come la mia siano l’unico modo per far nascere veramente dei movimenti transnazionali senza i quali non ci sarà mai una vera democrazia europea. Dal 1979 eleggiamo ogni cinque anni i nostri rappresentanti all’Europarlamento ma non sentiamo la vita politica europea come quella nazionale. Sentiamo Strasburgo distante e secondo me è perché non esistono dei movimenti politici veramente europei. Se vogliamo crearli dobbiamo incarnarli. È l’unico modo per creare un dibattito vero nel Continente. Riusciremo veramente a costruire l’Europa di cui abbiamo bisogno solo se abbassiamo i muri della politica nazionale”.

 

Una sfida per l’Europa

Una sfida nella sfida, una battaglia di valori nella prospettiva più pura di un’Europa che anche in una visione europeista vada finalmente oltre quel proprio status quo che tanto l’ha condizionata.

Unitamente a quella del risultato delle elezioni slovacche senz’altro un motivo in più per continuare a credere nella possibilità di rilanciare il nostro progetto europeo, che nasce da un’idea e da un sogno, ma che sempre più è divenuto una necessità e proprio una sfida.

La bella notizia è che nei prossimi due mesi ciascuno di noi avrà la possibilità di dedicarsi da protagonista a tutto questo. In una missione collettiva con cui potremo tenere accesa la speranza nel nostro futuro. Facciamolo insieme, con la responsabilità da figli ricostruttori dei Padri fondatori dell’Europa.

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1 Commenti

  1. Mauro Zanchetta mercoledì 3 Aprile 2019

    Mauro Zanchetta
    Non rompe proprio nessun blocco: 1. Il presidente è solo una “bella statuina” con compiti di rappresentanza e cerimonia. 2. Il governo non è cambiato , è ancora a guida SMER. 3. lo SMER è il PD slovacco, nel PSE, la favola dei sovranisti che governano la Slovacchia è solo una favola per non ammettere che sono i propri amici a fermare i clandestini. 4. il candidato sconfitto è il C

    Rispondi

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