LibertàEguale

Digita parola chiave

Facciamo funzionare l’Ue. Un asse per le riforme tra socialisti e liberali

Alberto Colombelli martedì 28 Giugno 2022
Condividi

di Alberto Colombelli

 

La nostra dimensione geopolitica è lEuropa, la nostra casa e il nostro futuro. Questa legislatura europea ha segnato una svolta, ridisegnando il Parlamento europeo.

Proprio lUnione europea uscita dalle elezioni europee del 26 maggio 2019, respingendo un attacco sovranista e populista senza precedenti, rappresenta ora la più grande innovazione politica capace di affrontare di andare oltre le emergenze del presente e riaprire scenari di speranza verso un mondo in cui la difesa di democrazia liberale e stato di diritto possano permetterci di continuare a tenere accesa, insieme, la speranza nel nostro futuro. Questo perlomeno agli occhi del mondo.

Da parte nostra la responsabilità di prenderne finalmente piena definitiva consapevolezza, agendo da figli ricostruttori dei Padri fondatori dellUnione europea.

Rotto in Ue il duopolio di popolari e socialisti, lo storico freno conservatore del PPE non ha più potuto bloccare il cambiamento e la spinta di nuove intraprendenti forze riformiste si è affermata. Anche perché ai risultati che hanno prodotto la ricomposizione del Parlamento europeo si sono aggiunti anche quelli nazionali che hanno ridisegnato la compagine del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo, con Renew Europe che ora conta ben otto membri su ventisette.

Così le necessarie riforme dei trattati sono ora una concreta prospettiva nelle mani di S&D e Renew Europe, protagonisti giovedì 23 giugno scorso di due vertici a Bruxelles che da interni devono diventare congiunti.

Quello del PSE con il Cancelliere tedesco Olaf Scholz insieme al Segretario del Partito democratico Enrico Letta e al Commissario europeo Paolo Gentiloni.

Quello di Renew Europe con il Presidente francese Emmanuel Macron insieme a Matteo Renzi, Sandro Gozi e Nicola Danti di Italia Viva e a Carlo Calenda di Azione.

Da entrambi l’idea, comune, di un imminente nuovo vertice per avviare una grande Conferenza per la revisione delle regole di funzionamento dell’Ue, con poteri d’iniziativa legislativa attribuiti al Parlamento e con superamento del voto all’unanimità in Consiglio, accompagnata dallistituzione di una nuova Comunità politica estesa ai paesi europei esterni allUnione.

Temi centrali che arrivano dal manifesto di Enrico Letta sul nuovo ordine europeo da realizzare in sette confederazioni dell’aprile scorso e dal discorso di Emmanuel Macron in plenaria a Strasburgo in occasione della cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dellEuropa il 9 maggio 2022.

Una convergenza di intenti, sviluppata contestualmente e autonomamente, che apre potenzialmente ad una sempre più rafforzata collaborazione bilaterale tra i due gruppi in Europa e che non può non trovare una sua naturale proiezione anche in Italia.

Una strada che – senza tentennamenti e distrazioni dellultima ora di chi cerca solo per opportunismo di inserirsi senza averne titolo, occupando un dibattito mediatico da ricondurre prontamente su contenuti più utili al Paese – deve essere quanto prima intrapresa, se si vuole davvero costruire il futuro ridando dignità alla Politica.

È questo anche il modo per dare davvero un concreto contributo al Presidente del Consiglio Mario Draghi, se lo si vuole veramente fare.

È inutile girarci attorno. È quella tra i componenti nazionali di questi due gruppi europei anche in Italia lunica interlocuzione utile a costruire un futuro riformista del Paese, se si pensa che si debba partire da forze che hanno cultura politica di Governo con adeguata visione. Non a caso tra i nomi nazionali sopra citati ci sono gli ultimi tre Presidenti del Consiglio provenienti da una loro diretta precedente esperienza politica. Tutto il resto è contorno, che nulla produce.

Che si riapra quindi davvero un dialogo bilaterale serio e responsabile tra i componenti nazionali di questi due gruppi europei per creare un asse programmatico che guardi come si fa in Ue alla prossima generazione, rimuovendo ogni pregiudizio e storie di un passato che non aiutano a guardare avanti.

Serve una visione allaltezza della missione che intendiamo perseguire, gli altri non ce lhanno. Questo è un invito concreto e serio. Il momento lo richiede, serve fantasia, coraggio e perseveranza come poche volte in passato ma ci sono ancora in questo nostro tempo protagonisti in grado di poter fare la differenza, in Europa come in Italia.

Un appello da accogliere, finché siamo ancora in tempo.

Chi lo farà non sarà solo. Ci sono giovani di cuore, senza limiti di età, che attendono solo di intraprendere, insieme, il cammino. Noi possiamo dirlo, perché di questa espressione non ci appropriamo adesso.

Tags:

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *