LibertàEguale

Digita parola chiave

La parabola settaria delle sardine

Umberto Minopoli venerdì 7 Febbraio 2020
Condividi

di Umberto Minopoli

 

Chi sono le sardine per fare pagelle sui Governatori del centrosinistra: De Luca no, Giani si, Emiliano forse? Senza alcun processo democratico un gruppo di persone, organizzatori di manifestazioni politiche di piazza (forse) utili alla sinistra (in Emilia Romagna) sono state cooptate nel Pd e nella sinistra. Troppo frettolosamente. E senza difese democratiche.

Si sono già trasformate in una sorta di giurì morale delle candidature del centrosinistra sui territori. Senza alcun titolo, scavalcano le opinioni degli iscritti e degli elettori che vivono sui territori per decidere loro (da Bologna) buoni e cattivi da candidare o meno. Una cosa grottesca, insensata e impensabile.

Chi sono le sardine? Erano nate, in Emilia Romagna, come un movimento locale di giovani e non giovani, giustamente, in rivolta contro il modo di far politica di Salvini, delle sue parole d’ordine divisive. Si è voluto, dapprima, esportare il modello fuori dell’Emilia Romagna. Già questo in modo forzato: non dappertutto c’è una campagna elettorale in corso e Salvini protagonista. Non dappertutto è Emilia Romagna.

Poi in modo surrettizio (e dapprima escluso) si è preteso di trasformare (in 15 giorni) il “movimento” in un partito nazionale. Nessun programma, una piattaforma di vaghe e confuse idee generiche, una pappa di moralismo buonista prepolitico, come se la lotta in Italia fosse tra bene e male, buoni e cattivi, Salvini e il resto del mondo. Solo il sostegno del solito apparato mediatico e comunicativo. E l’ingolosimento del Pd.

Ora il rischio è il boomerang. Le sardine, trasformate in un gruppo dirigente di persone (un partito) cooptato nella direzione della sinistra, iniziano i riti scontati dei partitini e delle sette: scissioni, anatemi, guerre su chi è “più autentico e più puro” e “più fedele” alle origini, accuse di destrismo tra capetti assurti a personaggi televisivi.

Dovevano essere un segno di “politica nuova”. Sono già una manifestazione che continua le storture del populismo e della disgregazione di questo decennio: non politica nuova (di cui non v’è traccia) ma, semplicemente, fine della politica (democratica).

Tags:

1 Commenti

  1. Sassoli Marcello venerdì 7 Febbraio 2020

    Lei Dr Minopoli, dà già per scontato quello che, fortunatamente, ancora non lo è. Io apparenterei piuttosto il movimento delle “sardine’ a quello dell'”uomo qualunque” del secondo dopoguerra. Una meta precisa non ce l’ha, c’è pero’ il fatto che disturba un po’ i partiti costituiti (quelli più grossi). Insomma una mosca tse tse che puo’ far male. E’ questo che teme?

    Rispondi

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *