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Ma il fronte unico contro i populisti non funziona

Marco Campione domenica 20 Gennaio 2019
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di Marco Campione

 

Fate pace col cervello!

Avete spiegato a destra e a manca che il PD non aveva più senso (versione onesta intellettualmente) e/o doveva adeguarsi alla proporzionalizzazione del sistema (versione paracula). E adesso aderite con entusiasmo all’idea di un fronte unico contro i populisti? Per le elezioni più proporzionali che ci siano?

Abbiamo fatto il PD dopo aver provato con i listoni ulivisti, convinti che fossero maturi i tempi per la nascita di una grande forza a vocazione maggioritaria. Io non ho cambiato idea perché la vocazione maggioritaria prescinde dal sistema elettorale (e infatti il PD ha avuto buoni risultati anche nel 2014, con il proporzionale). Ma non si può sostenere che la vocazione maggioritaria ci ha costretti a mediazioni tra idee inconciliabili e ora sostenere il listone antipopulista.

Abbiamo fatto il PD per passare da una coalizione di centro-sinistra fatta di partiti a un partito di centrosinistra che demandasse agli elettori (e non agli iscritti) la scelta della linea e della leadership. Io non ho cambiato idea perché è l’unico modo per praticare e non solo predicare la necessità di apertura e accountability. Ma senza questa “cessione di sovranità”, mettersi insieme ricorda molto da vicino la gioiosa macchina da guerra.

 

Alle elezioni ci si può presentare in tre modi:

1. Con un partito unico del centrosinistra (che carica il suo leader scelto con primarie aperte dell’onere della sintesi) e che eventualmente si allea con le “estreme” del proprio campo, se la legge elettorale lo rende indispensabile.

2. Con una coalizione con almeno due forze “principali” e che può anche lasciare agli elettori la scelta del solo candidato presidente del consiglio, come fece il centrosinistra con Prodi nel 2006.

3. Con una lista unica con dentro tutti, che non ha necessità di trovare la sintesi al proprio interno, perché tanto il giorno dopo le elezioni ciascuno torna a fare come gli pare.

 

Per le politiche, la prima è quella che preferisco, la seconda è il male minore, la terza non mi piace ma comprendo che avrebbe senso se il sistema fosse iper-maggioritario e quindi il collante post voto sarebbe la paura di andare a casa. Un sistema tipo quello che sarebbe uscito dal referendum sul porcellum se la Corte lo avesse accolto o dal referendum per l’abolizione della quota proporzionale dal Mattarellum, bocciato per un soffio dagli elettori nel 1999.

Ma per le europee, con il proporzionale, la prima ha senso solo se hai già un partito unico, la seconda è la più logica (e non hai ovviamente il problema del candidato presidente), la terza è insensata o comunque serve solo ai partiti minuscoli che altrimenti non supererebbero la soglia di sbarramento.

Con – per l’oggi – una aggravante: è una scorciatoia per non interrogarsi sulle ragioni vere della crisi del PD.

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