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Nannicini: “Facciamo capire la nostra visione del mondo”

Tommaso Nannicini venerdì 12 Ottobre 2018
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di Tommaso Nannicini

 

– La distinzione ormai non è più fra Lega e Cinque stelle ma, trasversalmente, fra chi crede davvero alle fantasie che raccontano e chi ci fa soltanto. Il punto è se chi ci crede si sveglia prima che chi ci fa ci porti fuori dall’euro per tornare alla lira.

– Non c’è dubbio che nel Pd ci sia un tema di organizzazione: siamo rimasti un partito novecentesco, con riti e liturgie che ci hanno fatto perdere rapporto con gli elettori. Di fronte allo shock del 4 marzo questi riti rallentano la costruzione di un’alternativa. Ma sono tutte cose che per essere cambiate hanno bisogno di tempo. La Lega è passata dal 3 al 17 per cento non in un anno ma in dieci, i Cinque stelle sono passati da 0 a 25 in cinque anni e in dieci sono arrivati al 30.

– Né Lega né Cinque stelle sono partiti dal tema della leadership, ma da quello delle parole. Sono le parole che danno un senso e ti fanno riconnettere con i tuoi elettori, che definiscono la tua identità come partito e fanno capire da che parte stai, per cosa ti batti. Le parole illuminano i fatti perché fanno capire qual è la tua visione del mondo. Senza questo sembri un ragioniere. Ecco, questo lavoro a un certo punto l’abbiamo smarrito, assorbiti come eravamo dal mito della responsabilità di governo e del fare le cose giuste, convinti che avere una classe dirigente competente può salvare il paese. Abbiamo fatto molte riforme per gli italiani, poche con gli italiani.

– Mi piacerebbe impegnarmi per far emergere un’altra generazione e altre idee, che dobbiamo attirare, selezionare e valorizzare. Noi in fondo abbiamo già dato e lo abbiamo fatto in anni intensi, al governo in piena crisi. Il mio candidato ideale? Uno che abbia guardato “Il mio grosso grasso matrimonio greco” dove si dice: «Non lasciare che il passato decida chi sei, ma lascia che sia parte di chi diventerai». E questo vale tanto per il passato remoto quanto per quello recente. Ecco, il mio Pd me lo immagino così.

 

 

Estratto dall’intervista rilasciata da Tommaso Nannicini a Il Foglio. Qui trovate la versione completa.

 

 

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