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Pd partito dei ricchi? Un’affermazione falsa

Carlo Fusaro domenica 24 Marzo 2019
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di Carlo Fusaro

 

Su una tv generalista, un paio di giorni fa, Romano Prodi se n’è uscito in una battuta alquanto infelice. Ha detto: «Il PD sta cambiando, la direzione è molto diversa, non è più il partito dei ricchi». Un mio tweet di critica inviperita (“Con tutto il rispetto, presidente Prodi, che c… dice?”) ha avuto un qualche successo (oltre 400 fra like, retweet e commenti: che per me sono tanti).

 

Più voti nelle città che nelle campagne

La gran parte di questi ultimi adesivi, alcuni anche civilmente critici. Si fa osservare (l’ex deputato Marco Meloni per es.) che alle elezioni del 2018 il Pd ha avuto più voti nelle città che nelle campagne, nel centro che nelle periferie, perdendo voti (rispetto al passato) fra lavoratori e classi disagiate. Quest’ultimo è un dato di fatto, che non mi sogno di contestare.

Ma il punto è: se il Pd ha preso più voti in certi ceti e meno in altri, cosa significa? Vuol dire che ha fatto politiche sbagliate o comunque dannose (in particolare per i ceti che non l’hanno votato) o vuol dire più semplicemente (e non dico poco) che in quei ceti non è riuscito a costruire consenso per le sue politiche (non necessariamente sbagliate ed anzi, io penso: giuste e necessarie)?

 

Il problema della sinistra

Questo è il vero problema. Ed è un grande problema che ha la sinistra da noi come altrove, ma da noi per certi aspetti più che altrove: tanto che ha prodotto la composizione del Parlamento 2018 che sappiamo.

Ed è in generale un enorme problema delle democrazie in questa fase storica: post crisi (beh post per tutti, per noi non più: grazie al governo Conte) e post marketing politico via internet.

Un marketing così abile e pervasivo che ha convinto tutti, perfino Prodi, che le politiche del Pd della scorsa legislatura e dei suoi tre governi siano state “politiche per i ricchi e contro i poveri”. Ora io credo che questa affermazione sia del tutto falsa: ma mi rendo conto che se un partito e i suoi governi fanno politiche che si prestano ad esser passate per “politiche per i ricchi” (anche quando non lo sono affatto!) questo è un problema che deve riuscire ad affrontare. Ma non cambiando le politiche giuste nell’interesse del paese!

 

La questione del consenso

Perché il punto è questo: proprio noi, presidente Prodi, vogliamo dire che il Pd deve fare politiche anche dannose al solo o al prevalente scopo di conquistare consenso? Certo, nessuna leadership politica può ignorare il problema del consenso: ma non può, il partito cui penso io, pensare solo o prevalentemente al consenso. Per quello ci sono Casaleggio e Salvini, che per ora sono – ahimè – molto più bravi di noi (anche perché un contesto culturale sul quale non mi soffermo, purtroppo affermato proprio nei famosi ceti “non ricchi”, gli rende il gioco più facile che altrove).

Conclusioni. C’è una grande questione che vale per tutte le forze politiche non populiste: come conquistare e come mantenere il consenso necessario per politiche che possono ben essere nel breve termine non popolari o che si prestano ad essere spacciate e dunque percepite come impopolari.

 

Politiche popolari e politiche necessarie

Il vero limite (non aggirabile secondo me) della leadership di Renzi dal 2013 al 2016 e poi al 2018 è stato proprio questo: non capire (anche grazie ai successi spettacolari del 2014) che questo problema c’era e si stava ampliando: ed era stato già segnalato dal voto al M5S nel 2013.

Però non dimentichiamo neppure qual era la condizione e quali erano le finanze del paese. Allora la linea di fondo fu quella del “sottile crinale” di un grande ministro delle finanze, Padoan: sulla base della quale era virtualmente impossibile creare consenso combattendo apparati di comunicazione e di propaganda via internet enormemente più sofisticati e sperimentati.

Appunto: tanto pervasivi da convincere buona parte dello stesso Pd, Prodi in testa. Ma questo, specie oggi, è il trionfo del tafazzismo: e soprattutto un disperante danno per la cultura politica del nostro paese. Che ha bisogno di riforme riforme riforme, crescita crescita crescita: mentre si fa propinare debito debito debito, decrescita e no investimenti, ed è pure, per ora, contento. Ma che questa sia la ricetta giusta, a me non pare proprio, caro Prodi, caro Meloni.

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1 Commenti

  1. Gianni Moscatellini domenica 24 Marzo 2019

    Bravissimo. Una forza politica seria non deve abbandonare la linea delle riforme, pur scontrandosi con incrostazioni corporative fortissime nel ns paese.
    Quello che però dobbiamo mettere in parallelo é una saggia IN-FORMAZIONE .

    Rispondi

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