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di Umberto Minopoli

 

Mancette demagogiche.

Quota 100. Chi sceglie di usarla avrà (per sempre) un assegno più basso di quello che avrebbe avuto, dopo soli pochi anni, a 67 anni con la pensione di vecchiaia e non potrà cumulare la pensione con altri redditi da lavoro. Ma davvero conviene? Smettere di lavorare a 62 anni con un reddito più basso e senza poter fare altri lavori? Tranne quelli al nero, ovviamente.

Reddito di cittadinanza. Sarà una mancia data (da aprile dicono) per 18 mesi a 5 milioni di persone. Questo anno e mezzo di sussidio, sarebbe, per i 5 Stelle, l’abolizione della povertà (sic). Questi giovani dovranno, invece di poltrire a casa, bighellonare in (inesistenti) centri per l’impiego dove inesistenti personaggi (da assumere) dovranno dare loro indirizzi per trovare lavoro, fargli formazione professionale e proporgli (in meno di 18 mesi) almeno tre lavori stabili. Pena la perdita del sussidio che comunque perderebbero dopo 18 mesi. E in più i Comuni (poveretti) dovrebbero trovare lavori socialmente utili da far fare a questi giovani. Che allora non farebbero formazione ma lavoretti precari presso il Comune? E tutto questo devono metterlo su entro aprile, per far partire il reddito. Un raggiro.

Assistenzialismo. Nel frattempo con quota 100 e reddito abbiamo messo una tassa assistenziale sulla nostra economia che vale 16 miliardi quest’anno e il triplo entro i prossimi due anni. Che potete immaginare cosa significheranno per la manovra del 2019. Questo castello di carta si svelerà dopo le elezioni europee. Se prima non cade questo governo diseducativo di demagoghi e di imbroglioni.

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