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di Umberto Minopoli

 

Nel paese modello della gestione dei rifiuti e sede del più forte movimento ambientalista del mondo si producono ogni anno 50 milioni di tonnellate di rifiuti: l’80% di essi viene recuperato. Una quota minima va in discarica. Dell’80% recuperato, il 70% è riciclo, il 10% va nei termovalorizzatori (inceneritori) per produrre vapore o energia utili.

 

Il modello tedesco

Il modello tedesco è comune all’intero Nord Europa dove sono in operazione oltre 500 inceneritori. Berlino produce 1 milione di tonnellate di rifiuti e manda negli inceneritori più della metà di essi. Dalla termovalorizzazione guadagna anche risparmi sulla tariffa energetica.

Roma, Napoli producono quantità eguali ma, senza termovalorizzatori sufficienti, smaltiscono prevalentemente in discarica (tra cui quelle abusive) o con il trasferimento costoso dei rifiuti all’estero e al Nord.

Il ciclo dei rifiuti in Germania (con un gran numero di termovalorizzatori) è il fiore all’occhiello dei Verdi tedeschi che hanno contribuito a decidere una delibera europea “waste to energy” (rifiuti per l’energia ) che la Germania applica alla lettera. I Verdi tedeschi sono i più forti nel mondo anche per la loro politica sui rifiuti.

 

I ritardi della sinistra italiana

E in Italia? Invece di copiare dagli ambientalisti tedeschi, la sinistra italiana, subalterna e fagocitata da un gruppetto di professionisti (senza voti ed esercito) dell’ambientalismo, da Roma in giù, si è fatta trascinare in una battaglia contro gli inceneritori (termovalorizzatori) e contro ogni modalità di “waste to energy” (rifiuti per l’energia) in nome di un’ideologia woohoo secondo cui “qualunque emissione in atmosfera, anche la più priva di qualunque inquinante, è da vietare”.

Mentre i Verdi tedeschi (e del Nord Europa) sono la parte più attiva nel promuovere il waste to energy, i Verdi italiani sono i più attivi nelle battaglie Nimby (“non nel mio giardino”) cioè nel “No a tutto”, a partire dagli impianti che producono energia o combustibile per l’energia. Il no agli inceneritori è la bandiera di questo piccolo esercito di retroguardia dei Verdi italiani che ha conquistato la guida della politica ambientale dell’intera sinistra.

E che ispira le politiche di governo del Pd laddove, ancora, guida le amministrazioni (Lazio, Campania e altre del Sud).

 

L’ambientalismo perverso del M5S

I 5 Stelle, nel caso dei rifiuti, degli inceneritori e dell’ambientalismo straccione del “No a tutto” (No Tav, No Tap, No Triv ecc) non sono gli inventori del No. Sono gli eredi di un perverso ambientalismo, paralizzante e reazionario (contro il progresso) inventato dai Verdi italiani (non a caso i più deboli ed evanescenti del mondo), assunto e perseguito, privi di autonomia culturale, dalla sinistra e dal Pd (specie al Sud) che si è fatto conquistare dalla subcultura conservatrice del Verdismo italiano. Ora non c’è più tempo. Sui rifiuti la politica “ambientalista” (versione italiana) della sinistra e del Pd (a Roma e nel Lazio, in Campania e nel Sud) è “letteralmente” sommersa da… montagne di immondizia.

 

 

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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