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Scuola, non ci sono più gli scioperi di una volta

Marco Campione giovedì 25 Aprile 2019
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di Marco Campione

 

Da quanto si apprende, l’accordo tra governo e sindacati della scuola prevede tre cose:

1) più risorse per “adeguare” gli stipendi di docenti e ATA, ma nessuno sa quante
2) percorsi dedicati per i precari con 36 mesi di servizio
3) impegno per la salvaguardia dell’unità del sistema nazionale d’istruzione e stato giuridico regolamentato dal CCNL

Questo è bastato ai sindacati per disdire lo sciopero nazionale del 17 maggio.

1) Non so cosa il governo consideri un aumento ADEGUATO, ma a titolo di esempio segnalo che per dare a tutto il personale docente e ATA un aumento medio di 50 euro netti al mese (poco più della metà della “elemosina di Renzi”) servirebbero -mal contati- circa 900 MILIONI di euro. Dove sono?

2) Pochi giorni fa Di Maio ha detto a La7 che “non se ne può più di sanatorie”; ne deduco che il “percorso dedicato” non sarà una sanatoria. Si potrebbe pensare magari ad un numero di posti riservato ogni anno ai precari, che dovrebbero superare un concorso semplificato rispetto ai neo laureati (potrebbe essere solo orale). Magari esonerandoli dal dimostrare anche le competenze psico-pedagogiche e didattiche e considerando assolto l’anno di prova in caso di superamento della prova… Ops: dove ho già sentito questa procedura? Aspettate… ah già: è quella prevista dal Governo Gentiloni! Un consiglio: evitate di fare un altro pasticcio come con il Reddito di Cittadinanza (che bastava prendere Il REI di Renzi e finanziarlo di più). Prendete il nostro FIT e passa la paura.

3) Qui è il punto più surreale. Qualsiasi provvedimento che non salvaguardasse l’unità del sistema nazionale di istruzione sarebbe incostituzionale.

Ricapitolando, se le anticipazioni sono corrette l’accordo prevede: una promessa vuota e tutta da verificare alla prova della legge di bilancio; una promessa di fare come aveva fatto il PD; una promessa ovvia. Ed è bastato per revocare uno sciopero.

Com’era il detto? Chi si accontenta gode. Beh ‘sto accordo è proprio una goduria allora.

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