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Segretario e primarie Pd, no alla restaurazione

Redazione giovedì 8 novembre 2018
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C’è il rischio di un colpo di mano in vista della prossima Assemblea nazionale del Pd. Abbiamo raccolto una serie di dichiarazioni che commentano il duplice obiettivo di separare le funzioni di segretario e candidato premier e di abolire le primarie aperte.

 

Stefano Ceccanti

“Interrompo per un attimo la concentrazione sui lavori delle Commissione riunite per segnalare una questione dirimente sul Pd: immagino che nessuno pensi davvero di votare in Assemblea una modifica statutaria che cancelli in modo non meditato una norma chiave dello Statuto, la coincidenza tra segretario e candidato Premier che, caso mai, può seguire i risultati di un congresso e non precederlo. Ovviamente chi propone questa modifica non può non proporre anche la fine delle primarie aperte. Se il segretario non fosse anche e soprattutto il candidato premier andrebbe ovviamente eletto solo dagli iscritti”

 

Arturo Parisi

“Se si riduce a un cambiamento da approvare  in modo affrettato in una assemblea lo considero il modo peggiore per chiudere e sancire la perdita di progettualità che ha portato il partito dalla sconfitta del 4 dicembre di due anni fa a quella del 4 marzo, attraverso il ritorno al proporzionale corretto introdotto dal nostro Rosatellum.
Questa è una scelta di natura costituente.Forse dal punto formale la procedura è difendibile, ma nel migliore dei casi si tratta di una resa alla dinamica che nei fatti sta trasformando quello che voleva essere prima il polo di centrosinistra di un sistema bipolare, e poi
addirittura uno dei due partiti di un sistema bipartitico, in una porzione tra altre porzioni. Non si sceglie così l’assetto politico del Paese, e dentro questo il ruolo che il partito vuol svolgere.”

 

Dario Parrini 

“Spero proprio che nella prossima assemblea nazionale del Pd non si voglia proporre la separazione tra segretario del partito e candidato presidente del consiglio.
Se verrà proposta, mi opporrò con vigore. È una regola fondativa del Pd e un perno del suo statuto, della sua identità politica e della sua visione delle istituzioni.
L’idea di toglierla di mezzo può far parte della discussione “nel” congresso, non dell’ordine del giorno di un’assemblea a fine vita convocata per indire il congresso.
Nel merito sono contrario alla cancellazione di questa regola perché il suo superamento avrebbe come inevitabile conseguenza l’abolizione delle primarie aperte per scegliere la guida del partito e aprirebbe la strada a un ritorno al passato di cui proprio non si avverte il bisogno.
Spero inoltre che non si cerchi di giustificare questo tentativo di restaurazione col fatto che ora abbiamo un sistema elettorale prevalentemente proporzionale.
Sarebbe una giustificazione inconsistente e provinciale: nella grande maggioranza dei Paesi europei il proporzipmale e la coincidenza dei due ruoli vigono congiuntamente”.

 

Roberto Giachetti

“Apprendo dai giornali che oggi si dovrebbe riunire la commissione statuto del partito per cancellare la norma che prevede la coincidenza tra la carica di segretario e quella di candidato premier. Ora: non c’è dubbio che negli anni questa coincidenza ha, in parte, penalizzato la tenuta dell’organizzazione del partito ma questo, a mio avviso, è frutto del fatto che non si è mai sfruttata la figura del vicesegretario vicario come si sarebbe dovuto, cioè dandole sostanza politica.

La decisione che si accinge a prendere oggi la commissione va però ben oltre un aggiustamento di carattere organizzativo. Mette in discussione le basi del nostro progetto politico: la scelta e la vocazione maggioritaria e ci trascina nella resa a quel sistema proporzionale che, di fatto, paralizza il paese e rende il sistema schiavo dei ricatti politici di qualunque formazione, anche la più inconsistente.

So bene che mi si obietterà che nella situazione politica di oggi e con una legge sostanzialmente proporzionale la vocazione maggioritaria è sostanzialmente impraticabile. Ma la ritengo una obiezione miope almeno quanto la decisione che si vorrebbe prendere. Io personalmente intendo battermi per cambiarlo questo sistema, non sono abituato ad arrendermi di fronte a quello che accade. Questa decisione, che pare un semplice aggiustamento organizzativo, stravolge e mette in discussione le basi stesse del progetto politico su cui è nato il PD. Spero che questo sia chiaro a tutti quando in Assemblea dovremo decidere.

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