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Elettori Lega e M5S: cosa li divide, cosa li unisce

Antonio Preiti giovedì 8 novembre 2018
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di Antonio Preiti

 

 

L’alleanza gialloverde è destinata a sciogliersi dopo le lezioni europee o diventerà un’alleanza organica, compatta, unita? Siamo davanti a un nuovo bipolarismo tra populismo di destra e populismo di sinistra, o ad una contrapposizione, ancora più originale, che vede populismo gialloverde, da un lato, e tutto il resto del mondo politico dall’altro?

 

Quattromila interviste per capire…

Di qualunque ipotesi si tratti, la politica italiana è in una fase di radicale cambiamento. Non importa, adesso, stabilire quali siano le probabilità che avvenga l’una o l’altra cosa, è più utile scavare, guardare dal basso i due elettorati, di 5Stelle e Lega, per capire cosa li unisce e cosa li divide. Si sa che in politica l’identità è la cosa che conta perciò, se i due elettorati avessero un pensiero divaricante finirà con l’affermarsi la prima ipotesi, in caso di sentire comune la seconda ipotesi sarebbe l’approdo naturale.

Per scoprirlo abbiamo analizzato le risposte che i due elettorati hanno fornito in vari sondaggi. L’obiettivo è capire sia quanto i due elettorati siano vicini o lontani, sia quanto, sommandoli, essi si rivelino affini o meno alla media del Paese. Sono state oltre 4mila interviste in più periodi di tempo. Qui non sono riportati i numeri per non appesantire la lettura.

Mettendo a confronto le opinioni, gli atteggiamenti e, per quanto possibile, il pensiero collettivo dei due corpi d’elettori, si riscontra una netta convergenza tra questi due universi sul piano emotivo, che poi è quello che contribuisce all’identità (in assenza di ideologie), e divergenza su alcuni temi specifici. Vediamo nel dettaglio.

 

…cosa li unisce e cosa li divide

I dati demografici dell’elettorato, più che omogeneità, descrivono complementarietà. Riguardo all’età, la relativa debolezza del Movimento 5 Stelle fra i più anziani è compensata da una maggiore presenza della Lega. I due movimenti insieme sono più forti nelle classi centrali di età (35-55 anni), ma fra i giovani prevale il M5S. Sono insieme più forti nei comuni piccoli e medi, mentre il Movimento 5 Stelle è più forte nelle grandi città. Riguardo ai livelli di istruzione c’è una maggiore omogeneità, in quanto sono entrambi sotto-rappresentati fra i laureati, mentre prevalgono i livelli di istruzione medio e medio-bassi. Sono accomunati anche dall’uso più intenso, rispetto alla media, dei social media.

 

Stesso “ceto sociale percepito” e percezione del futuro

La prima grande convergenza riguarda due questioni cruciali: la prima si riferisce alla percezione del proprio status socio-economico; la seconda concerne i problemi del vivere quotidiano, insomma il sentirsi abile o meno a padroneggiare il sistema in cui si vive, dalla scuola ai tributi. Sul primo punto c’è una convergenza importante perché tutti e due gli elettorati si sentono “ceto medio-basso”. Quanto questo dato sia il risultato di una valutazione oggettiva o il frutto di una sensazione o percezione, non si può stabilire ma, ai fini politici, non sembra fare troppa differenza. Sul secondo punto la convergenza è assoluta, nel senso che entrambi gli elettorati hanno la sensazione di avere difficoltà a “padroneggiare” il mondo, cioè sentono di aver perduto (o di aver minore) potere di influenzare sia le problematiche personali che collettive.

Un altro elemento, ancora più legato alle emozioni, è la percezione del futuro dell’Italia. Entrambi gli elettorati pensano che l’Italia sia un paese in declino e che “il meglio sia alle nostre spalle”. Ritengono che il presente abbia così tanti problemi che pensare al futuro sia un “lusso” che non ci si può concedere. È un aspetto “sentimentale” tutt’altro che irrilevante, perché la preferenza così ostentata verso il presente determina una scala di prerogative: per esempio, si privilegiano il debito e altre scelte dagli effetti immediati.

 

La divergenza sulle politiche di sviluppo

La percezione delle istituzioni, materia anch’essa più sentimentale che oggettiva, fa convergere nettamente i due elettorati. Ad esempio, entrambi criticano (gli elettori della Lega in maniera maggiore) le posizioni della Chiesa sull’immigrazione, i sindacati, le istituzioni finanziarie, anche quelle più prestigiose (anzi più sono prestigiose più sono criticate). L’unica divergenza si realizza su ciò che ruota attorno all’economia. Gli elettori della Lega sono molto più orientati alle politiche di sviluppo rispetto alla media generale, mentre gli elettori del M5S sono decisamente sotto la media. Questo porta, ad esempio, ad avere un giudizio divergente su Confindustria e, in generale, su tutta la materia sviluppo economico.

 

La convergenza anti Europa e immigrazione

Le due questioni su cui c’è convergenza stringente tra i due elettorati sono immigrazione ed Europa. Tendenzialmente entrambi contrari all’immigrazione. Ovviamente questa affermazione andrebbe meglio precisata perché, a riguardo, esiste una tassonomia varia e contraddittoria; tuttavia rimane il segno avverso in entrambi gli elettorati. Lo stesso si può dire per l’Europa, o almeno per le istituzioni europee. È proprio contro l’Europa politica che la convergenza tra i due elettorati diventa addirittura unità politica.

 

Una convergenza che sale dal basso…

In sintesi, la convergenza tra i due elettorati è in atto, non solo per effetto dell’accordo “dall’alto”, ma anche per la comunanza di opinioni, atteggiamenti e sentimenti provenienti “dal basso”. I maggiori driver sono le posizioni comuni contro l’immigrazione e contro le istituzioni europee. I due elettorati non sono legati da significativi interessi economici, di classe o di categoria. Sebbene vi sia una prevalenza dei ceti che si auto-collocano nel segmento sociale “medio-basso”.

Nelle opinioni, la componente emozionale prevale su quella politica. I due elettorati sono legati soprattutto da un modo di vedere le cose (avversione alle élite; sensazione di essere esclusi dalle decisioni collettive; sensazione di estraneità al dibattito politico; attenzione al presente; attenzione a provvedimenti facilmente rappresentabili e mirati; visione della società come popolo senza distinzioni di classe; visione improntata alla prevalenza dell’elemento “morale” rispetto a quello politico; linguaggio comune).

 

… ma si tratta di processi fluidi

C’è poi una generale preferenza verso relazioni e modi di vivere tradizionali, con conseguente avversione, o comunque subordinazione, della modernità rispetto agli assetti sociali esistenti: questo aspetto potrebbe essere definito “conservatorismo popolare”. L’attribuzione allo Stato di una funzione non regolatrice, ma più improntata alla “giustizia sociale”. La finanza e l’industria sono giudicate secondo criteri morali più che economici.

Naturalmente le convergenze e le divergenze politiche si alimentano attraverso le decisioni quotidiane del governo, così come attraverso l’eclatante complementarietà/contrapposizione territoriale (Sud ai 5Stelle, Nord alla Lega). Si tratta, dunque, di processi fluidi che possono ancora modificarsi. Registriamo la tendenza a convergere dei due elettorati, trascinata da un sentire emozionale comune, mentre le divergenze restano politiche e la variabile macro-territoriale rimane l’incognita principale.

 

 

Economista, è membro del Consiglio di amministrazione dell’Enit. È cresciuto al Censis, ha lavorato per Luiss management, Università di Bolzano, Agenzia del turismo di Firenze, Comune di Firenze, Banca Imi e altri ancora. Blogger per Huffington Post, collabora con il Corriere della Sera. Svolge professionalmente di studi e ricerche per Sociometrica. Twitter @apreiti

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