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Sul nucleare non si può stare a guardare

Umberto Minopoli venerdì 10 Marzo 2023
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di Umberto Minopoli

 

Finalmente scopriamo che il “mondo investe sul nucleare”. L’annuncio dell’intesa tra l’Ansaldo Nucleare e l’Edf francese sullo sviluppo del reattore Nuward, il modello di small modular reactor che arricchisce, con una proposta europea, la famiglia degli impianti nucleari di nuova generazione e sugli impianti di larga taglia, ha avuto un effetto dirompente.

Anche dirigenti del Pd, per la prima volta, riconoscono che “se il mondo investe sul nucleare, è giusto che l’industria italiana non stia a guardare”.

Nemmeno lo Stato, però, può presumere di stare a guardare. Ad investire sul nucleare sono Stati e governi europei che hanno valutato che esso è indispensabile nella transizione energetica. E hanno inserito il nucleare nei loro piani energetici nazionali.

Il governo italiano, attraverso il ministro Pichetto Fratin, ha annunciato l’intenzione di valutare, in modo laico e pragmatico, costi e benefici di una scelta analoga. E siamo chiari: l’industria italiana, senza una politica dello Stato di sostegno agli accordi internazionali e allo sviluppo anche domestico del nucleare, si presenterebbe zoppa nel confronto competitivo europeo e internazionale. La sua competenza, indebolita dall’assenza di una politica nazionale ed europea dello Stato italiano sul nucleare, non sarebbe sufficiente. Il governo sembra averlo compreso.

L’opposizione apra gli occhi e tragga le conseguenze dalla “scoperta” che il “mondo investe sul nucleare”. Ci sarà una ragione se questo avviene? Il Pd esca dalla bolla ideologica che lo porta a dire, in mancanza ormai di argomenti e contestazioni serie e fondate, che del “nucleare, in Italia, non ne abbiamo bisogno”. Come fanno a saperlo? Hanno fatto conti, valutato scenari, calcolato costi e benefici? Oppure è soltanto una frase fatta, un modo per cavarsi d’impaccio da un tema su cui “il mondo investe” mentre noi restiamo abbarbicati in un provincialismo e arretratezza culturale, attenuato solo dall’intelligenza della nostra industria? Si può sperare che, su un tema strategico per il futuro dell’energia e dello sviluppo, l’opposizione guardi agli interessi del Paese e non dica solo uno stanco No?

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