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Un dio dispettoso grava sul destino del Pd

Claudia Mancina giovedì 6 dicembre 2018
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di Claudia Mancina

 

Si illudeva chi pensava che la candidatura di Minniti potesse segnare la svolta per uscire dal marasma in cui il Pd si trova dal 4 marzo.

Renzi, a quanto pare, ha deciso di dare ragione a quanti da tempo sostengono che il suo obiettivo è distruggere il Pd. Partito che, giova ricordarlo, gli ha consentito tre anni da premier.

Minniti a sua volta ha smentito se stesso, quando diceva di essere indipendente da Renzi, decidendo il ritiro perché non soddisfatto dell’appoggio di questi.

Deus dementat quos perdere vult. C’è un dio dispettoso che grava sul destino del Partito democratico?

Di certo questo partito sin dai suoi prodromi nel Pds ha mostrato di non saper vivere una normale dialettica interna. Tra capi mancati e fuoco amico, mai abbiamo visto, e ormai non vedremo più, un partito capace di unirsi e dividersi su progetti politici, ma solo un partito capace di lacerarsi e eventualmente rappattumarsi per gruppi di potere.

Sia pure vero che Renzi – è lui il primo che il dio dispettoso ha fatto impazzire – vuol fare un nuovo partito (anzi, siamo certi che non si chiamerà tale, dovesse sembrare una cosa vecchia), lanciandosi allo sbaraglio a prendere il 3 o 4 %; ma davvero Minniti crede che non valga la pena di fare una battaglia riformista dentro quello che resta del Pd? Il 20% alle primarie sarebbe un risultato disonorevole?

Disonorevole, dispiace dirlo, è deludere chi aveva creduto in questa candidatura, e abbandonare il partito a chi vuole tornare indietro azzerando un’esperienza di riforme che, certamente non priva di limiti, ha segnato tuttavia una stagione estremamente positiva per l’Italia.

Saranno i misfatti dell’attuale governo a metterlo in luce; ma non ci sarà più un soggetto di sinistra riformista in grado di riprendere il suo ruolo.

Professore associato di Etica all’Università “La Sapienza” di Roma, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Deputato dal 1992 al 1994 e dal 1996 al 2001 nel gruppo Pds/Ds, è membro della direzione nazionale del Partito democratico. Il suo ultimo libro è “Berlinguer in questione” (Laterza, 2014)

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1 Commenti

  1. William giovedì 6 dicembre 2018

    Grazie al suo pezzo ora si può dire che, nonostante minopoli, questa associazione non è (ancora) un’accolita di renziani pronti al grande salto nel futuro che ritorna. C’è chi lavora a saldare nel pd l’anima centrista e quella social-lavorista. Renzi e i renziani non sono mai stati tra questi. Mai.

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