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di Stefano Ceccanti

 

 

Breve noterella sul Pd.

 

1. L’interrogativo da cui partire per analizzare le mozioni è: ma il Pd deve accettare o no passivamente la deriva proporzionalistica a livello nazionale?

 

2. La mia risposta è No, anche perché se la accettasse sarebbe a rischio il Pd, magari potrebbe tenere il nome ma diventerebbe un’altra cosa. Se si ritiene che la risposta giusta sia No allora è del tutto logico mantenere l’impianto potenzialmente maggioritario ripartendo dal Governo Ombra, troppo rapidamente accantonato dopo Veltroni, che esprime l’idea di un’alternatività all’intera maggioranza parlamentare, descritta come negativa sia nella sua componente Lega sia anche in quella M5S. Tutte cose che ritrovate nella mozione Martina a cui ho contribuito, con esiti che ritengo positivi.

 

3. Se invece la risposta fosse Sì, sarebbe sbagliato darsi un governo Ombra contro l’intera maggioranza, si dovrebbero ridimensionare le caratteristiche maggioritarie del partito (primarie aperte, battaglia per rilanciare alcuni principi del referendum) e bisognerebbe trovare alleati, oggi o domani. Per questo, se poi si descrivono come non ugualmente pericolosi M5s e Lega e il M5s appare come un “male minore”, sottovalutandone in particolare l’ideologia giustizialista (per questo le parti di programma sulla giustizia sono decisive) e l’attacco alla democrazia rappresentativa, che lo si voglia o meno si sta proponendo un avvicinamento progressivo, magari non immediato, che prima o poi porterebbe ad una proposta comune di Governo.

 

4. Il mio consiglio, soprattutto agli incerti, è quindi di saltare il resto e di vedere se in ciascuna mozione c’è o no una battaglia esterna per contrastare la deriva proporzionale, se ce n’è una interna per ricostituire il Governo Ombra e se c’è una decisa opzione anti-giustizialista e per evitare esisti populisti della sedicente democrazia diretta. Sia per le mozioni disponibili sia per quelle ancora non pubblicate. Tra le due mozioni interne a vocazione maggioritaria, quelle che per questo motivo credo debbano essere valutate con più attenzione, mi sembra per questo evidentemente preferibile la mozione Martina. Se invece qualcuno ritiene, a differenza di me, di non dover per forza privilegiare una mozione di questa natura e di ritenere possibile la scelta anche per una che appaia a priori più minoritaria, ha comunque qui a sua disposizione una griglia di analisi.

Vicepresidente di Libertà Eguale e Deputato del Partito Democratico, eletto nel collegio di Pisa e Livorno. Professore di diritto costituzionale comparato all’Università La Sapienza di Roma.
Già presidente nazionale della Fuci, si è occupato di forme di governo e libertà religiosa. Tra i suoi ultimi libri: “La transizione è (quasi) finita. Come risolvere nel 2016 i problemi aperti 70 anni prima” (2016).

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