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di Alberto Colombelli

 

Il 16 luglio 2020 quello che la Camera ha approvato è il rifinanziamento delle missioni militari internazionali.

Il testo è stato votato in due parti separate: il primo, che non comprendeva il rifinanziamento in Libia, è stato approvato con 453 voti favorevoli, nessuno contrario e 9 astenuti; il secondo, che riguardava la Libia, è passato con 401 sì, 23 no e un’astensione. Il centrodestra ha votato a favore, mentre i deputati di Italia Viva nell’ultima votazione sono usciti dall’Aula.

Le divisioni nella maggioranza che sostiene il Governo sono state causate dallo stanziamento di oltre 58 milioni di euro, già approvato dal Senato lo scorso 7 luglio, per la missione in Libia, di cui 10 andranno alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia Costiera libica, compresa la formazione e l’addestramento, 3 milioni in più rispetto allo scorso anno. Dalla firma del controverso Memorandum d’intesa di accordo Italia-Libia del 2017, che prevedeva un sostegno diretto alla Guardia Costiera libica, i fondi stanziati dall’Italia sono saliti a 22 milioni.

Questi i fatti. Quindi due votazioni distinte che separavano il finanziamento delle missioni internazionali da quello specifico per l’accordo con la Libia. La prospettiva multilaterale da difendere con questa decisione di rifinanziamento – di cui ha parlato Andrea Romano nel suo intervento alla Camera per il Pd – appariva pertanto già di per sé salvaguardata votando il primo testo, indipendente dal secondo.

In ambito Pd, il gruppo alla Camera, il Partito e i suoi rappresentanti nel Governo hanno condiviso la decisione, alcuni non nascondendo la difficoltà della discussione.

Le motivazioni sono che se avessero detto di no, i risultati sarebbero stati:

1) l’Italia fuori sostanzialmente dalla Libia;

2) il subentro, anche in questo aspetto, della Turchia a noi. Consegnando alla Turchia, di fatto, anche “l’arma” del controllo dei flussi migratori (che già controlla sulla rotta terrestre come noto);

3) l’impossibilità, essendoci chiamati fuori, di poter intervenire sul controllo dei Centri di detenzione migranti e di poter, anche se minimamente, influire sull’attività della Guardia Costiera libica (anche attraverso revisione in corso del Memorandum).

Il tutto valutando che, pur in questa complessità di situazione, la scelta adottata permetta:

a) il transito dell’assistenza dalla Guardia Costiera libica alla Marina militare libica;

b) un maggior ruolo di IRINI, l’operazione di forza navale del Mediterraneo dell’Unione Europea lanciata il 31 marzo 2020 con l’obiettivo di far rispettare l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite in Libia;

c) la conclusione della revisione del Memorandum;

d) un ruolo ONU nel controllo dei Centri di detenzione;

e) un contrasto più forte al traffico esseri umani (che è uno dei compiti anche del nostro impegno in Sahel).

Tutto ciò premesso, sulla votazione specifica sul rifinanziamento degli accordi con la Guardia Costiera libica ricordo che già lo scorso anno all’ISPI nel corso intensivo “Immigrazione ed Europa: oltre la lente dell’emergenza”, sessione formativa di integrazione del mio Diploma in Affari europei, abbiamo approfondito grazie alla preziosa guida di due esperti ricercatori come Stefano Torelli e Matteo Villa anche il tema delle SAR (Search and Rescue), zone di ricerca e soccorso definite da una convenzione che ne attribuisce la competenza di intervento a uno specifico paese.

Ebbene ci era stato confermato che la zona SAR libica era senza porti sicuri di sbarco, con la Guardia Costiera libica che non era in grado di fare ricerca e soccorso.

Subito dopo la votazione alla Camera lo stesso Stefano Torelli, ISPI Associate Research Fellow Middlesbrough East and North Africa, sostanzialmente ha scritto che da tre anni, sommessamente, ci ricorda come:

– non esiste una Guardia Costiera libica, in quanto non esiste un chiaro governo libico;

– esistono gruppi di potere e interesse, spesso governati e influenzati dalle milizie, che, collusi con la cosiddetta Guardia Costiera libica, fanno finta di risolvere il problema (se di problema si può parlare) dell’immigrazione prendendo soldi dall’Italia (e da altri governi) e lucrando sui migranti tramite i Centri di detenzione, dove queste persone vengono maltrattate, sfruttate e spesso vendute;

– non è in questo modo che si risolve la questione dei flussi migratori, ma così si alimenta solo la criminalità locale e il malessere delle persone che tentano di emigrare;

– non siamo di fronte ad alcuna invasione dalle coste africane all’Italia. Almeno, non ora. Niente di paragonabile al 2014, 2015 e 2016;

– per usare i dati, l’unica cosa che in questo casi dovrebbe avere un senso, tra il 2014 e il 2017 abbiamo avuto una media di circa 150.000 persone che sbarcavano in Italia all’anno. Nel 2018 sono state 23.000; quest’anno 11.000. Non è questo il momento di bloccare le partenze con la scusa dei troppi arrivi, insomma;

– la questione libica andrebbe affrontata con reale maggiore considerazione dal nostro Governo, invece veniamo regolarmente maltrattati da più parti (Francia, UAE, Egitto, Turchia che fa il lavoro sporco che noi non vogliamo fare in maniera costruttiva – e poi ci lamentiamo di Erdogan solo quando usa propagandisticamente Santa Sofia – e altri) e di fatto usiamo la Libia solo per offrire alle milizie nostri fondi purché blocchino le partenze dei migranti, salvo poi non preoccuparci se anche grazie a quelle risorse la guerra continua e i migranti stanno peggio di prima;

– si conferma che non c’è ancora un’adeguata visione in Italia né sulle politiche migratorie, né sulla politica mediterranea;

– la destra e la Lega ringraziano, perché il Governo attuale in Libia sta facendo in maniera molto più indisturbata quello che Salvini stesso farebbe se fosse al governo.

Le sue considerazioni riprendono analisi e e inchieste ultimi anni condotte anche dalle Nazioni Unite che hanno raccontato come:

1) la cosiddetta Guardia Costiera libica, che dovrebbe pattugliare 600 chilometri di costa libica e fermare i migranti che vogliono andare in Europa, è di fatto gestita dalle stesse milizie che guadagnano anche con il traffico di esseri umani e con la gestione dei Centri di detenzione per migranti;

2) in questi centri i migranti subiscano violenze, torture, abusi e violazioni dei loro diritti fondamentali;

3) in diverse occasioni ci sono stati incidenti speronamenti e colpi di armi da fuoco da parte della Guardia Costiera libica verso le navi delle ONG che soccorrono i migranti.

Evidente che quanto deciso richieda adesso davvero una definitiva, piena e assoluta consapevolezza di tutto questo, e che i provvedimenti restrittivi e di controllo dell’attività effettivamente condotta dalla Guardia Costiera libica debbano ora diventare la nostra più assoluta priorità.

Il mancato presidio del passato è una colpa che non si deve più ripetere. Perché questa è ora più che mai divenuta fondamentale questione di coscienza e di civiltà.

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