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Governo/ “Addomesticare” i Cinquestelle? E’ un’illusione…

Giovanni Cominelli giovedì 3 maggio 2018
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di Giovanni Cominelli

 

Inutile girarci intorno. Renzi è spesso assai antipatico, bauscia, bullo, incolto, demagogo… Ma è l’unico che in questi due mesi ha tenuto il punto. E’ l’unico che esprime identità e dà identità al PD. E’ l’unico che ha le idee chiare.

 

L’illusione di addomesticare i Cinquestelle

Tutto il vecchio ceto politico DS-Margherita continua ad essere catturato da vecchi fantasmi, il primo dei quali è l’illusione che attraverso abili manovre politiche si riesca ad addomesticare e a sciogliere il composto chimico instabile del M5S. L’idea furbesca di Piero Fassino – fare un’alleanza di governo con il M5S, nella speranza che il PD faccia, alle fine, con il M5S quello che fece la DC con l’Uomo Qualunque nel ’48: assorbirlo – è un’illusione.

Il fatto è che l’elettorato del M5S è fortemente ideologizzato, nonostante le apparenze. Non è quello qualunquistico dell’Uomo qualunque. Ideologia grezza, si intende, ma robusta: rivolta etica, giustizialismo, la politica si cambia solo con gli homines novi, le istituzioni vanno bene così come sono, ecc… E, sempre nonostante le apparenze, è questo elettorato che dà gli ordini a Grillo e del quale lui è leader espressivo. Ed è Grillo che dà gli ordini al cosiddetto “capo politico”, che è in realtà un leader strumentale, cioè a Di Maio.

Perciò, non sono per nulla affidabili. Una volta entrati nella macchina del governo – e continuando a disporre di una potenza mediatica e di un’audience favorevole – finirebbero per scaricare sul PD, novello Cireneo – la loro incompetenza e il loro fallimento. Alla fine, sarebbe il nostro elettorato ad essere ulteriormente assorbito: i successi eventuali ottenuti grazie alla competenza dei nostri uomini andrebbero a vantaggio loro, gli insuccessi sarebbero tutti attribuiti a noi. E i voti andrebbero poi a loro.

 

Il PD mantenga identità e indirizzo politico

Anch’io credo che il M5S sia un composto chimico instabile, ma per scinderlo occorre un enzima stabile e forte. Il PD può essere questo enzima, se mantiene una sua unità di identità e di indirizzo politico. Il M5S non lo si scioglie con le manovre politiche, ma tenendo ben saldi i fondamentali. Cosa che in questi due mesi non è accaduta.

Piaccia o meno, Renzi è l’unico che ha tenuto il punto ed è l’unico leader che dà identità al PD. Lui e nessun altro, nonostante abbia tutti i difetti che sappiamo e che spesso sono insopportabili. Prima torna e meglio è, possibilmente correggendo errori e studiando un po’ di più. Da questo punto di vista Macron è sopra di parecchie spanne! D’altronde, il PD non è solo gruppo dirigente, è iscritti e elettorato. Ed è un elettorato diverso da quello del PCI e della DC: è più informato, istruito, consapevole. E’ uno zoccolo duro da non perdere, condizione per una riscossa. Abbiamo già ceduto anche troppo – anche per responsabilità di Renzi – alle sirene populiste e euro-scettiche.

 

Ispiriamoci alla Repubblica francese

Noi dobbiamo finalmente prendere sul serio la proposta che stava dietro il referendum: una Repubblica alla francese. Il fatto che nel quadripolarismo attuale noi siamo la parte debole conferisce una maggior forza alla nostra proposta.

Per la prima volta, questa struttura quadripolare del sistema politico consente di stendere un velo di ignoranza sul futuro immediato, così che nessuno è in grado di prevedere oggi chi sarà il vincitore e chi il perdente. E perciò ciascuna forza può permettersi il lusso di essere abbastanza generosa da pensare al bene del Paese, non al proprio immediato futuro.

Mi augurerei che l’intero gruppo dirigente del PD si schierasse finalmente compatto dietro questa ipotesi. A questo punto, abbiamo da perdere solo le nostre catene, diceva un tale nato a Treviri 200 anni fa come oggi.

E’ stato consigliere comunale a Milano e consigliere regionale in Lombardia, responsabile scuola di Pci, Pds, Ds in Lombardia e membro della Commissione nazionale scuola, membro del Comitato tecnico scientifico dell’Invalsi e del CdA dell’Indire. Ha collaborato con Tempi, il Riformista, il Foglio, l’ Avvenire, Sole 24 Ore. Scrive su Nuova secondaria ed è editorialista politico di www.santalessandro.org, settimanale on line della Diocesi di Bergamo.

Ha scritto “La caduta del vento leggero”, Guerini 2008, “La scuola è finita…forse”, Guerini 2009, “Scuola: rompere il muro fra aula e vita”, BQ 2016 ed ha curato “Che fine ha fatto il ’68. Fu vera gloria?”, Guerini 2018.

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