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Csm: Di Maio, l’analfabeta istituzionale

Carlo Fusaro sabato 29 settembre 2018
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di Carlo Fusaro

 

Mi sono domandato più volte: è utile, ha senso denunciare, correggere, stigmatizzare un giorno sì e l’altro pure, o poi si risulta petulanti ed uggiosi? Il rischio c’è. Ma poi mi son detto: bisogna ribattere, serenamente, punto su punto.

Riparto occupandomi dell’ennesima perla di Di Maio.

Fatto: il CSM ha eletto oggi vicepresidente il componente non togato (cioè non magistrato) Davide Ermini, già deputato del Pd, fiorentino del Valdarno, un avvocato.

 

Come funziona il CSM

Ora si deve sapere che il CSM è composto (a parte tre membri di diritto fra cui il presidente della Repubblica, che lo presiede) per due terzi da componenti eletti dai magistrati fra magistrati (sedici) e per un terzo dal Parlamento in seduta comune a maggioranza qualificata dei tre quinti (otto). Ovvio che la componente di estrazione parlamentare (perché così vuole la Costituzione) da un lato deve rispondere a requisiti di professionalità (professore universitario di materie giuridiche oppure avvocato con 15 anni di esperienza), dall’altro è frutto di accordi fra le forze politiche: e siccome è espressione delle Camere, la maggioranza dei non togati corrisponde in senso lato agli equilibri parlamentari. Il presidente della Repubblica svolge le sue funzioni di alta garanzia e non si occupa (lo prevede la legge) del tran tran dell’organo che ha il compito generale di tutelare l’indipendenza dei magistrati: perciò si elegge un Vicepresidente e questi deve essere uno dei componenti eletti dal Parlamento. E’ stato eletto con risicata maggioranza (del CSM) un componente parlamentare espressione dell’opposizione.

 

Le dichiarazioni di Di Maio

Come reagisce Luigi Di Maio, vicepresidente del consiglio e ministro? Così: “È incredibile! Avete letto? Questo renzianissimo deputato fiorentino del Pd è appena stato eletto presidente di fatto del Consiglio superiore della magistratura. Lo hanno votato magistrati di ruolo e membri espressi dal Parlamento. Ma dov’è l’indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. È incredibile”. “Il Sistema è vivo e lotta contro di noi”.

 

Punto per punto

Lasciamo stare il “presidente di fatto” (non proprio rispettoso delle prerogative presidenziali, ma tant’è)… Ma:

(1)

che c’entra il riferimento all’indipendenza? Avesse consultato un bignami qualsiasi di diritto costituzionale o magari solo chiesto al proprio portavoce, Di Maio avrebbe saputo che il vicepresidente DEVE essere fra i componenti eletti dal Parlamento, che sono per definizione espressione delle forze parlamentari, la sua compresa. Né può far finta di non sapere che – grazie alla maggioranza qualificata necessaria – i membri del CSM sono sempre frutto di lata intesa fra i gruppi parlamentari tutti. Dov’è lo scandalo che ci sia un componente non togato della maggiore opposizione? Lo scandalo ci sarebbe se NON ci fosse stato!

 

(2)

Se una maggioranza dei componenti magistrati del CSM ha votato un candidato dello stesso CSM eletto dall’opposizione parlamentare, vuol dire che – evidentemente – pensavano che questi meglio dei componenti non togati espressione di Lega e M5S potesse concorrere a tutelarne l’indipendenza e a guidare l’attività giorno per giorno dell’organo. Di Maio potrebbe domandarsi perché, se mai.

 

(3)

Il fatto che Ermini sia renzianissimo che vuol dire? E’ semplicemente la solita maniera grillina di polemizzare con gli avversari politici demonizzandoli gratuitamente. In base a quale distorsione mentale essere pd e/o “renziani” squalifica da qualsiasi ruolo e rende degli appestati da additare al pubblico ludibrio? Di Maio dovrebbe farsene una ragione: un’opposizione c’è. E magari dovrebbe anche rispettarla come si è SEMPRE fatto dal 1948 al 2018.

 

(4)

Ancora: se il M5S e la Lega ritenevano che l’avv. Ermini fosse in qualsiasi modo inadeguato al ruolo di componente del CSM dovevano bloccarne l’elezione. Avrebbero potuto benissimo nelle trattative informali fra gruppi parlamentari. E’ che non sanno perdere: Ermini andava bene come componente del CSM, non va bene come suo vicepresidente, chissà perché!

 

(5)

Cosa c’entra il paragone con il signor Foa, cioè il candidato di maggioranza alla presidenza Rai? Mi si consenta: diciamo a Firenze, c’entra come il culo e le quarant’ore (= come il cavolo a merenda, per i lettori non toscani). Tanto più che la questione Foa è aperta: perché la maggioranza dopo esserselo visto bocciare, è tornata alla carica fino ad avere i voti necessari. Il che è di assai dubbia legittimità. Nulla a che vedere con le vicende CSM.

 

(6)

Nessuno si attende da Di Maio (e per quello anche da altri di questo governo a partire da Salvini) aplomb da statista: ma il “capo politico” del M5S dovrebbe anche ricordare, ogni tanto, di essere un alto esponente del governo e rispettare le altre istituzioni, a partire dal CSM che elegge chi gli pare: e non s’era mai visto il Governo attaccare così, non su una qualche presa di posizione di contenuto (questo si è visto in passato, pur avendo sempre suscitato un certo scandalo), ma solo per non aver eletto chi avrebbe voluto un partito, il suo.

 

(7)

Quanto al “Sistema” che lotta contro governo e M5S, verrebbe voglia di lanciare il classico “mi faccia il piacere!”: ma dico di peggio. Purtroppo – ancora – il Sistema non si è svegliato del tutto da anni di accondiscendenza verso il grillismo (vedi su tutti il “CorSera”). Comincia a sospettare di aver sbagliato bersaglio ma annaspa speranzoso di addomesticare i populisti al potere blandendoli…

 

P.S. Ancora peggio deve dirsi del ministro della giustizia Bonafede, che mostra altrettanta protervia con l’aggravante che certe cose avrebbe il dovere di saperle. Chissà perché il componente eletto M5S sarebbe stato “indipendente” ed Ermini no.

Secondo P.S. A proposito: Di Maio e Bonafede hanno dato un’occhiata all’elenco dei vicepresidenti CSM? Solo alcuni nomi: Giovanni Galloni, Virginio Rognoni, Nicola Mancino, Michele Vietti e lo stesso uscente Giovanni Legnini (TUTTI ex parlamentari).

Già professore ordinario di Diritto elettorale e parlamentare
nell’Università di Firenze e già direttore del Dipartimento di diritto
pubblico. Ha insegnato nell’Università di Pisa ed è stato “visiting
professor” presso le università di Brema, Hiroshima e University College
London. Presidente di Intercultura ONLUS dal 2004 al 2007, trustee di
AFS IP dal 2007 al 2013; presidente della corte costituzionale di San
Marino dal 2014 al 2016; deputato al Parlamento italiano per il Partito
repubblicano (1983-1984).

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