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Gli intellettuali subalterni alla narrazione populista

Umberto Minopoli venerdì 12 ottobre 2018
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di Umberto Minopoli

 

L’anomalia italiana? Non è quella che descrivono il prof. Della Loggia e i commentatori “simpatizzanti” del nuovo regime: la sinistra elitaria, staccata dal popolo, estranea alle sue rivendicazioni corporative (l’assistenzialismo su sussidi e pensioni). Sciocchezze.

L’anomalia vera è un’altra: il silenzio e lo sbandamento della maggioranza moderata, europeista, liberale del paese.

Un istituto di ricerca sociale europeo ha calcolato il tasso di fiducia nel progetto europeo e, conseguentemente, di preoccupazione verso il populismo: in Germania è il 68%, in Francia il 53%, in Spagna il 51 %, in Olanda il 72%, in Svezia, in Svezia l’80%. Percentuali che mostrano la resistenza “repubblicana” al populismo, alla radicalizzazione, all’estremismo. In Italia? È il 47%. Ecco l’anomalia? Dovuta a che?

 

Il tradimento degli intellettuali

Ci saranno tante ragioni che lo spiegano. Io ne metto in rilievo una: il tradimento degli intellettuali (giornalisti, analisti, professori, opinionisti ecc). Che si sono accucciati alla narrazione dei populisti: che occorresse il “cambiamento”, la liquidazione dei tradizionali partiti di governo (Pd e Forza Italia), una nuova agenda economica (le “rivendicazioni corporative del popolo” di cui parla Della Loggia), la revisione del progetto europeo (50 anni di politica internazionale del paese), una nuova classe dirigente (quella aggressiva, sfrontata, incolta e barbarica rappresentata da Lega e 5 Stelle). Insomma: un disegno di radicalizzazione ed estremizzazione.

La sinistra (il Pd) e Forza Italia, da versanti diversi, sono stati subalterni a questa narrazione. Per complesso di inferiorità verso i facitori di opinione, per il massimalismo pavloviano dell’eterna sinistra, per la solitudine dei riformisti, per la fragilità storica e culturale della sinistra di governo e della destra liberale. Ecco l’anomalia italiana che spiega perché, tra i grandi paesi europei, siamo gli unici con i populisti al governo.

 

La maggioranza silenziosa

Pd e Forza Italia, se avessero spina dorsale e un tanto di coraggio, licenzierebbero le spiegazioni di chierici e professori e cambierebbero, rovesciando gli schemi dominanti, la narrazione: non più centrodestra (innaturale e prigioniero del nazionalismo estremista) né centrosinistra (minoritario, debole, perdente e prigioniero del populismo sociale) ma appello alla maggioranza moderata e silenziosa dei preoccupati dal populismo.

Che esiste anche in Italia. Che è dispersa, disgregata, sciolta in tutti i partiti (compresi quelli di governo) o nell’astensionismo. E che occorre evocare, liberare dalle credenze populiste, unire e aggregare con un racconto “repubblicano”: allarme per l’estremismo e la radicalizzazione populista, per la fine dell’Europa comune. Ma anche, all’opposto, l’indicazione di politiche tranquille, equilibrate, di sviluppo, ottimiste e di scommessa razionale sul futuro.

E invece che fa il Pd%? Moltiplica candidati (mediocri) per un congresso (mediocre) convocato su una inezia (mediocre): farsi i conti tra loro. Inutile. Cominciate a fare politica invece.

Tra qualche giorno ci sarà la Leopolda: speriamo sia un fatto nuovo.

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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