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La realtà è che Putin non può fare a meno dello scambio commerciale

Pietro Ichino martedì 5 Aprile 2022
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di Pietro Ichino*

 

Per la Russia vendere gas e petrolio ai Paesi occidentali è una necessità vitale, più di quanto lo sia per noi comprarli: per questo la nostra disponibilità a rinunciarvi può essere decisiva nel braccio di ferro in atto

 

Strana situazione, quella cui stiamo assistendo in questi giorni di scontro frontale fra l’asse USA-UE e la Russia.

Il preannuncio da parte dei Paesi occidentali della sospensione della Russia dalle più importanti istituzioni dell’economia e della finanza internazionale – FMI, Banca Mondiale e WTO (l’Organizzazione del Commercio Mondiale, cui il colosso euroasiatico era stata ammesso dieci anni or sono) – parrebbe qualificare la Russia stessa come un Paese canaglia col quale non si possono intrattenere rapporti di scambio di alcun genere, indegno di stare con gli altri in un consesso civile.

Poi, però, vien fuori che con quel Paese continuiamo a intrattenere dei contratti di fornitura di gas e petrolio così importanti, che Germania e Italia fanno fatica a rinunciarvi; e quando il Governo di Mosca ci chiede di pagare d’ora in poi in rubli e non in dollari gli imputiamo una “violazione del contratto”: dunque consideriamo pur sempre quella nazione e le sue imprese come soggetti di diritto in un ordinamento giuridico internazionale del quale facciamo ancora parte tutti insieme.

Putin ora chiede il pagamento in rubli perché questi non si trovano facilmente in giro per il mondo: così i Paesi occidentali sarebbero costretti ad acquistarli dalla Banca centrale russa, la quale potrebbe alzare il prezzo a piacimento.

La UE gli risponde picche, esigendo il rispetto del contratto.

Ora, dunque, Putin deve scegliere se accettare gli euro e i dollari o mantenere la pretesa del pagamento in rubli, che equivarrebbe a un recesso anticipato dal contratto.

Se opta per il recesso anticipato, lascia Germania e Italia al freddo, e dobbiamo essere pronti ad affrontarlo, anche subito; ma per il sistema economico-finanziario russo, già in ginocchio, sarebbe il suicidio.

Può essere, dunque, che Putin finisca col rispettare il contratto accettando i dollari o l’euro: sarebbe un segnale decisivo del suo tallone d’Achille.

E vorrebbe dire che sulle ragioni della guerra possono prevalere davvero quelle dell’economia e della convivenza civile. Una piccola luce in fondo al tunnel.

 

*Fondo pubblicato sulla Gazzetta di Parma il 30 marzo 2022

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