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M come M5S o come Macron? Ce lo spiega… Mounier

Stefano Ceccanti sabato 1 settembre 2018
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di Stefano Ceccanti

 

Come spiega Bordin sul Foglio, dietro le polemiche su Macron, alcuni dei primi candidati che si sono manifestati alla segreteria del Pd sembrano proporre, a quello che per ora si capisce e sperando davvero di essere smentiti, sostanzialmente un appeasement col M5s, nonostante gli attacchi che quest’ultimo porta sia alla democrazia rappresentativa (complementari, ma non meno inquietanti rispetto all’asse di Salvini col ‘democratico illiberale’ Orban ) sia alle prospettive di crescita del Paese (a cominciare dal sostanziale blocco sulle infrastrutture e a una visione da anni ’70 del mercato del lavoro), in questo caso peggiori rispetto alla Lega.

Ora, fermo restando che le analogie sono sempre in buona parte una forzatura e che l’attuale maggioranza non è comunque assimilabile al nazionalsocialismo (anche se buona parte delle sue ricette sono tecnicamente nazional-socialiste), a fine mese ricorderemo gli 80 anni dal patto di Monaco, in cui le democrazie imbelli guidate da Chamberlain e Daladier cedettero con l’appeasement a Hitler. L’onore fu poi recuperato dai democratici solo con Churchill, de Gaulle e la Resistenza.

Come scrisse Emmanuel Mounier in un bellissimo saggio, sempre attuale, contro lo spirito di Monaco, in realtà non poteva dirsi davvero pacifista chi «non aveva nel cuore né la giustizia dei Sudeti, né quella dei Cechi, né quella dei Trattati, né quella delle loro vittime, né l’ingiustizia della guerra, ma una sola ossessione: che non si interrompessero i suoi sogni di pensionato».  Una pace che non riposi su un ordine che rispetti la persona e i suoi diritti può essere persino «un male spiritualmente equivalente al male della guerra».

Attendiamo fiduciosi i candidati del No all’appeasement odierno.

Vicepresidente di Libertà Eguale e Deputato del Partito Democratico, eletto nel collegio di Pisa e Livorno. Professore di diritto costituzionale comparato all’Università La Sapienza di Roma.
Già presidente nazionale della Fuci, si è occupato di forme di governo e libertà religiosa. Tra i suoi ultimi libri: “La transizione è (quasi) finita. Come risolvere nel 2016 i problemi aperti 70 anni prima” (2016).

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