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Maran: “Serve rappresentare il centro sociale. Si vince con Blair non con Corbyn””

Redazione mercoledì 2 Novembre 2022
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Intervista ad Alessandro Maran a cura di Domenico Pecile*

Il partito di Letta è stretto tra la sinistra di Conte e il riformismo di Calenda e Renzi. Il punto di vista dell’ex senatore Maran
Pd a rischio estinzione. Lo spettro della fine dei socialisti francesi, mangiati da Macron e da Mélenchon, incombe sui dem stretti tra Conte che punta a rappresentare lo spazio della protesta, “la Sinistra redentiva”, e Calenda e Renzi che puntano rappresentare lo spazio centrale, “la Sinistra riformista”.
Pd a rischio
Alessandro Maran – dal 2001 al 2018, prima con l’Ulivo, poi con il Pd e nella sua ultima legislatura con Scelta Civica di Monti, opinionista, scrittore (il libro più noto è “Sconfini”) – sottolinea però che non si tratta “di resuscitare il centro politico, ma di rappresentare il centro sociale, cioè quello delle forze dinamiche e potenzialmente centrali della società”.
Questo perché, visto che “il Pd che noi volevamo non c’è, il centro non è il luogo dello status quo, ma è il luogo dove proporre soluzioni radicali ma realistiche; soluzioni non ideologiche ma praticabili. Come dire anche che si vince con Blair e non con Corbyn; con Biden, non con la Squad. Anche perché – sostiene – Giorgia Meloni ha rassicurato sulle sue intenzioni, non si è posta come alternativa alla stagione di Draghi e ha offerto un modello di Destra molto diverso da prefigurato dal Pd.
Maran si augura che i Centristi ce la possano fare perché non c’è la Sinistra moderna e neppure il partito-asse del Centro sinistra di governo che compete sul terreno politico per la direzione del Paese e che costruisca una proposta credibile di governo. Tanto che poteva allearsi sia con i grillini sia con i centristi e alla fine non si è alleato con nessuno dei due.
Secondo l’ex senatore, un Pd così non è contendibile. “È normale che alla guida del partito si alternino un orientamento più di Sinistra (tradizionale) e uno più liberal. Ma non è invece normale che solo la prima guida sia ritenuta legittima. Non è normale che se vince la “ditta” (cioè le vecchie idee) tutti si debbano conformare (anche perché quella “è la vera Sinistra”), mentre se vince l’orientamento opposto, non può guidare il partito e modificarne gli assunti di fondo perché non ne avrebbe il diritto e non sarebbe legittimato a farlo in quanto estraneo alla tradizione o addirittura in quanto “destra””. Quindi: “Se è così, ognuno per la sua strada”.
Le radici della crisi
Ovviamente, la profonda crisi del Pd su cui tutti convengono ha radici lontane. Secondo Maran, la prima di queste attiene alle idee. “Il punto specifico che riguarda il Pd è che le culture politiche di provenienza (quella comunista e quella dossettiana della sinistra democristiana) sono ormai esaurite. La polemica elettorale contro il Jobs Act blairiano (mentre con Blair non c’entra nulla ed è invece ispirato alle socialdemocrazie scandinave) e l’immagine di Berlinguer nella propaganda elettorale, la dice lunga sulla distanza con le socialdemocrazie europee”. Insomma, “la Sinistra non può essere quel che resta del (piccolo e provinciale) mondo di ieri”.
C’è poi il nodo dell’assetto delle istituzioni, tuttora irrisolto. “Se si vuole costruire – affonda – un partito pigliatutto come il Labour o il Partito democratico americano, in grado di costituire un pilastro del sistema dell’alternanza, serve un sistema imperniato sulla leadership e sulla scelta dell’esecutivo. Non è un caso che, di norma, il campo largo si materializzi facilmente dove c’è l’elezione diretta del sindaco o del presidente di regione”.
Servono teste nuove, non facce nuove
Ma non servono nuovi interpreti delle stesse vecchie idee, aggiunge Maran: “Servono teste nuove, non facce nuove. Il problema sono le idee. Il vecchio gruppo dirigente e le vecchie idee si sono nascosti dietro la retorica delle facce nuove, che è servita solo ad incanalare il malcontento”.
Vero è invece allora che questo Pd asfittico e quasi in terapia intensiva, ha bisogno di uno scontro aperto sulla visione del mondo. “E forse è troppo tardi. Un esempio? Non è possibile che nello stesso partito convivano visoni diverse sulla collocazione dell’Italia nel mondo (Nato, Europa, Russia, ecc.).

*Pubblicato su L’identità del 30 ottobre 2022

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