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Riforma fiscale: bisogna ricostruire la casa

Luigi Marattin venerdì 21 Maggio 2021
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di Luigi Marattin

È giusto attaccare un quadro alle pareti, anche quando si sta rifacendo la casa? Una riflessione sulla proposta di Enrico Letta.

L’ultima riforma strutturale del sistema fiscale italiano (la “costruzione della casa”) fu approvata dal consiglio dei ministri il 20 giugno 1969 ed entrò pienamente in vigore 4 anni e mezzo dopo. In questo mezzo secolo non è stata più rifatta.

La politica si è limitata ad aggiungere vani (spesso abusivi o deturpanti il paesaggio) abbattere o costruire colonne senza curarsi della stabilità della casa, e attaccare un sacco di quadri alle pareti, l’uno completamente scoordinato dall’altro. Come risultato, il fisco italiano è oggi uno dei più iniqui, inefficienti e soprattutto complicati al mondo.

Nell’autunno 2020 i partiti politici – una volta tanto – decisero che era venuto il momento di immaginare non l’ennesimo intervento singolo, ma di radere al suolo la casa (costruita con gli “standard edilizi” di metà del secolo scorso) e costruirne un‘altra daccapo. Fuor di metafora, non l’ennesimo intervento a-sistematico sul nostro fisco, bensì un nuovo sistema fiscale.

Dopo aver passato 5 mesi ad ascoltare (i migliori esperti, istituzionali nazionali e internazionali, le parti sociali), le commissioni Finanze di Camera e Senato – con il fattivo e costruttivo contributo dei parlamentari del Pd – stanno proprio in questi giorni discutendo su come arrivare ad un progetto sufficientemente condiviso per la nuova casa. O meglio, stanno verificando se davvero esista questa possibilità (e il sottoscritto, come ho scritto dopo aver assistito alla conferenza stampa di Matteo Salvini ieri, pensa di sì).

Ieri il segretario del Partito Democratico ha lanciato una proposta singola: aumentare progressivamente dal 4% al 20% la tassa di successione per i patrimoni superiori a 1 milione di euro, recuperando un gettito annuo di 2,8 mld da destinare ad un bonus welfare per i 18enni. Ma si tratta, appunto, di una proposta singola. Un quadro – l’ennesimo – da attaccare alla parete mentre per la prima volta dopo 50 anni si sta provando a rifare la casa. Se comunichi che una tassa (qualsiasi) aumenterà senza dire come e quanto diminuiranno le altre, non devi eccessivamente stupirti o rammaricarti di una reazione negativa.

Qualche esempio di domande “collaterali” che devono NECESSARIAMENTE essere accoppiate ad ogni “singolo quadro attaccato alla parete”:
1) se si alza qualche tassa, quali sono le tasse che invece si riducono e su quali basi imponibili?
2) ci assicuriamo che alla fine il carico fiscale per il contribuente diminuisca, riducendo il peso su ciò che fa crescita, reddito e occupazione? E come ci assicuriamo questo obiettivo?
3) per restare alla tassazione patrimoniale, l’intervento proposto è l’unico o si fa anche altro? Ad esempio, si intende parallelamente ridurre le tasse sui trasferimenti di immobili tra persone in vita (che incidono sull’efficiente allocazione delle risorse)? Si intende mettere ordine tra le molteplici patrimoniali già esistenti (prima di aggiungerne altre) per assicurare efficienza e equità?

Concludo. Conosco bene (ormai) la politica, e so che anche stavolta la tentazione di buttarla in caciara è troppo ghiotta. Così come quella del sistema dell’informazione di distorcere il dibattito e “buttare benzina sul fuoco”. Ma facciamo un passo avanti, o almeno proviamoci. Per la prima volta dopo 50 anni abbiamo la concreta possibilità di rifare daccapo il sistema fiscale nei prossimi due anni. Costruire una “casa” più semplice, più ecologica e complessivamente più leggera. Impegniamoci su quello, capendo bene qual è l’obiettivo finale che vogliamo raggiungere e come costruirla in modo equilibrato. Poi alla fine vediamo com’è venuta. E magari potrà pure darsi che quel quadro al quale qualcuno teneva così tanto, alla fine c’è. Ma non sarà stato messo in una casa diroccata, vecchia e brutta. Ma in una completamente nuova e moderna.

Un sistema fiscale in cui la pressione fiscale in aggregato diminuisce (e diminuisce tanto) e in cui chi lavora e produce non viene gravato da un carico fiscale ormai insostenibile, e per giunta complessissimo.
Tutto ciò, ovviamente, è molto difficile da raggiungere. Ma per la prima volta dopo mezzo secolo non è più impossibile.

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